Visualizzazione post con etichetta Arte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Arte. Mostra tutti i post

sabato 23 marzo 2013

Felicità è…



...giocare con l’acqua, quando si è bambini. Ma a Perth, in pieno centro, nell’installazione artistica chiamata Labirinto d’Acqua, non solo lo si può fare con il permesso della mamma, che sorveglia, vigile ma divertita, cinecamera in mano.

Addirittura l’amministrazione comunale stessa incita il pubblico – si suppone, non solo quello in tenera età – ad interagire con l’opera d’arte. Ma nel contempo avverte, a scanso di cause legali per storte o contusioni da caduta, che ognuno gioca nel labirinto a suo rischio e pericolo.

I bambini, si sa, son di gomma. E saltano, allegri e incuranti degli avvisi, in un caldo sabato d’autunno, tra le cortine di zampilli rinfrescanti. Felicità è...



martedì 18 dicembre 2012

Say no to drugs

A volte è più difficile scegliere un titolo che scrivere il testo. Mai Più Senza? Braccia rubate all’agricoltura? Basta con le nostalgie di Cuore, che pur ci sono, inutile nasconderlo. Say no to drugs, dite no alla droga? O ancora, un evergreen dei miei viaggi: T.I.C.? Alla fine ho scelto il più provocatorio.

Perché certi appelli te li strappa da dentro la Cina di oggi. Dove si può trovare, fieramente esibito in uno spiazzo di cemento tra grattacieli di vetro, acciaio e altro cemento, proprio nel centro di Shanghai, questo pregevole manufatto.

Allora un bonario monito all’artista è d’obbligo. Suvvia, basta abusare di sostanze allucinogene, che fanno travisare la realtà e creare bestie fantastiche. È vero, anche gli antichi farneticavano di creature inesistenti, talora frutto di impossibili incroci tra umani e animali. Sfingi, arpie, manticore, chimere, minotauri e sirene hanno popolato la fantasia di cento generazioni – a dir poco.

Ma abbiate pazienza: vogliamo mettere l’enfatica potenza della Sfinge di Giza, o la leggiadria della Sirenetta, sensualmente accoccolata sullo scoglio di Copenhagen, con questo sconclusionato rinoceronte, affardellato da un’incongrua pinna di squalo sul dorso e da una proboscide – che pare un innaffiatoio da balcone – innestata su un buffo muso dagli occhi di sorcio?

È arte? Mah. Per me no. Questa, se permettete, è Arte. Immortale. E con la A maiuscola.



mercoledì 18 luglio 2012

Clic generation

Ci sono capolavori assoluti, emozionanti a prescindere. Non importa quante volte uno abbia la fortuna di rivederli. Ogni volta è come se fosse la prima. Uno di questi è la Pietà: Michelangelo, il suo genio, la sua straordinaria manualità al loro massimo.

La plasticità immota del Cristo morto. La delicatezza ieratica di una madre colta nel momento orribile in cui regge fra le braccia il cadavere del figlio. La preziosità leggiadra dei tessuti drappeggiati nel marmo da mano maestra.

Dei particolari sembrano sul punto di animarsi, lì per lì. La mano della Madonna che si insunua tra il braccio e il costato di Gesù, dalla testa esanime e abbandonata all’indietro. Il volto di Maria, innaturalmente giovane e morbido, sereno quasi, lontano dalla pena infinita della deposizione del figlio crocifisso. Il corpo seminudo del Cristo, affranto ma nel contempo aitante e bellissimo.

Tutto questo Michelangelo è stato capace di trovare – magia sublime – in un inanimato blocco di candido marmo di Carrara. E di regalare – nei secoli a venire – emozione imperitura alle generazioni fortunate a sufficienza da entrare un giorno in contatto col suo sommo capo d’opera. Sembra quasi di vedere la mano dello scultore che a poco a poco toglie il materiale superfluo, rivelando il capolavoro che è sempre stato nascosto lì dentro.

Oggi purtroppo, nell’epoca della comunicazione digitale, nessuno si è davvero soffermato ad ammirare nei dettagli l’incanto di questa meraviglia. Centinaia di persone, dai cinque continenti, e sempre la stessa routine. Si aspetta in coda. Si conquista il posto davanti alla marmorea balaustra che la recinge. Si inquadra. Si scatta. Si controlla. Se non è venuta bene, si armeggia un po’ con le regolazioni e se ne prova un’altra. Ecco fatto. Passiamo al prossimo oggetto da documentare. Poi la Pietà ce la guarderemo con comodo a casa, magari sul maxischermo della nuova tivu talmente smart (intelligente) da potersi permettere proprietari dumb (cretini).

Video, ergo sum. Questo è l’errore – o l’orrore, fate voi – dell’era odierna. Se non l’ho fotografato, non esiste. Si fissa l’immagine, ma non ci si ferma ad ascoltare cosa trasmette quell’opera d'arte. E subito si corre oltre, pressati dall’urgenza di vedere tutto, senza in realtà aver visto nulla. Quantità, non qualità.

Così questo racconto è privo di foto. Perché per quasi un’ora sono stato immobile e ammutolito di fronte alla Pietà, completamente rapito da questa prova palpabile del genio umano. E perché le parole talvolta sanno descrivere le emozioni che nessuno scatto è in grado di fermare e riprodurre. Quelle emozioni che Michelangelo, secoli dopo la sua morte, continua a suscitare, in chi ha occhi e cuore per provarle. Grazie, Maestro, di essere esistito.




sabato 7 aprile 2012

Furisode

Così si chiama questo capolavoro, opera d’arte d’infinita pazienza manuale, sete rare e fili d’oro e paesaggi e personaggi e occhi stremati nella parossistica e microscopica ricerca della perfezione ricamatoria.

Chiamarlo semplicemente kimono sarebbe un insulto. Questo è un pezzo unico, un Raffaello da indossare, ma con maniacale cura e attenzione a nemmeno sgualcirne un sia pur minimo lembo. Se è esposto in una minimalistica vetrina nel cuore di Ginza, Tokyo, ci sarà certo qualcuno prima o poi che sarà disposto a dipartirsi da una iperbolica somma di danaro, per il raffinato ed esclusivissimo piacere di vedere la propria figlia - in procinto di sposarsi – soavemente abbracciata da questo manufatto supremo.

Perché l’altrettanto minimalistica targhetta nera del prezzo sussurra cifre iperurane: oltre otto milioni di Yen. Al cambio, qualcosa come ottantamila Euro. Ma qui si trascende il mero significato di vestirsi. Come ho già sottolineato, siamo già nel campo delle opere d’arte. Da sfoggiare addosso.