
Rieccoci. Torna la stagione sciistica, e con essa gli immancabili incidenti. Imprudenza? Malriposto senso di sfida? Semplice fatalità? Fatto sta che ogni inverno si deve leggere di gente rimasta sotto le slavine. Di soccorritori all’affannosa e spesso inutile ricerca dei corpi. Di disperate corse in ospedale, tentando impossibili rianimazioni. Di private disperazioni.
E come sempre, di killer. Questa volta sono le valanghe. Allora, per protestare contro il diffuso malcostume di dare dell’assassino a qualcosa di inanimato, come la neve, il mare, la montagna, gli alberi, ripubblico quello che avevo scritto due anni fa.
Il killer delle piste

Questo ennesimo abuso lessicale della parola killer mi costringe a dire la mia, che covava dentro già da tempo, come un’influenza mal curata. Non riesco a tacere oltre. Lo so che nei titoli lo spazio è essenziale. E killer sarà anche più breve e pratico di assassino, di uccisore, di omicida. Ma l’immediatezza non può prevaricare la correttezza del costrutto, e guidare i lettori fuori dal seminato.
Prima di scorrere la notizia, mi sono immaginato inseguimenti alla zerozerosette su pendii innevati, con un abilissimo sciatore armato di pistola col silenziatore che alla fine, dopo evoluzioni tra i pini degne dei migliori stuntmen, raggiunge il bersaglio designato dalla mafia e lo liquida con la precisione di un cecchino tedesco. Scena finale girata presso la famosa baita da Joseph, con bondgirls abbronzate urlacchianti di raccapriccio e gente che scappa da tutte le parti o si rifugia sotto i tavoli, ribaltando vassoiate di speck e polenta, mentre il killer si eclissa con un elegantissimo slalom che nemmeno Gustavo Thoeni dei tempi d’oro. Quando è tutto finito arriva la polizia e dice avanti, dove sono i testimoni?
Del fattaccio di Bolzano soltanto la parte finale del mio raccontino corrisponde a verità. E il killer non è un uomo prezzolato dalla mala per far fuori un picciotto che ha sgarrato e a cui l’hobby dello sci si rivelerà fatale, ma solo un arrogante sprovveduto che ha ammazzato un padre di famiglia – davanti alla figlia dodicenne, doppio orrore – rovinandogli addosso a tutta velocità nella sua sciata scriteriata, trasformando così una giornata spensierata di vacanza in una tragedia. Nella miglior (ma dovrei dire peggior) tradizione dei pirati stradali, il farabutto ben si è guardato dal fermarsi, per prestare soccorso e per assumersi le proprie responsabilità. Mi auguro che sia presto identificato e riceva una punizione confacente alla gravità del suo gesto sconsiderato.
L’omicida casuale di Bolzano si va ad aggiungere ad una lista di altri soggetti a cui viene, quando se ne presenta l’occasione, attribuita la qualifica di killer. Così abbiamo la montagna killer, se qualche scalatore vola di sotto da una parete. La valanga killer, che ghermisce la vita di qualcuno, ma la colpa spesso è di qualcun altro che ha tagliato il fronte nevoso, generando la slavina. Il mare killer, di solito operante all’inizio di ogni stagione estiva, ai danni di incoscienti che si strafogano un paiolo di spaghetti e – non sapendo nuotare – si tuffano immediatamente tra i cavalloni; e poi pretendono di non affogare. Tutti queste entità sono in grado, è vero, di uccidere gli uomini. Ma solitamente (con l’eccezione degli tsunami) non sono loro ad andare a cercarsi le persone da ammazzare, ma piuttosto il contrario. Mare e montagna non si sfidano: si affrontano con deferenza e umiltà. L’imprudenza o la troppa confidenza sono le principali cause degli incidenti mortali. Non si è mai vista una montagna spostarsi da sé, all’inseguimento di un certo rocciatore che per ragioni insondabili gli stesse antipatico. E il mare è troppo grande ed infinito per accorgersi di esserini insignificanti che credono di poterlo vincere. Rispettiamo le proporzioni tra uomo e natura.
E inoltre, tanto per concludere con un tema che mi è particolarmente caro: gli alberi killer. Se già non apprezzo che si insultino mari e montagne con appellativi da malavitosi, men che meno tollero che si accusi di omicidio un pacifico olmo o platano che se ne sta lì tranquillo per i fatti suoi, con le radici ben salde nel terreno, finchè un giorno (o meglio, il più delle volte una notte) qualche allegrone decide di andarcisi a stampare contro, su una macchina con troppi cavalli ed un asino alla guida con troppo alcool in pancia. E la colpa è degli alberi? Per favore. Non facciamo ridere i polli. Come quella volta che, a causa dei troppi imbecilli che si impastavano contro le piante su un bel viale ombroso, ci fu qualcuno (credo un politico locale, e mi auguro abbia avuto una carriera estremamente breve) che suggerì la soluzione a tale strage: abbattere le piante, e permettere così ai guidatori amanti della velocità e dalla sbronza facile di decollare serenamente verso i campi limitrofi. Geniale, no? Si sa quanto ci sia bisogno di concime per far crescere le messi rigogliose. L’assessore che propose tale rimedio ben doveva intuire quanto fossero piene di tale fertile sostanza le zucche dei guidatori in questione. C’è anche un efficacissimo modo di dire inglese, per rappresentare tale condizione: shit for brains. In italiano si traduce: idiota.
Connazionali e politici legislatori: imparate da Singapore. Ieri, venerdì speciale da simposi di amici che si riuniscono a celebrare le festività con cene e libagioni, la polizia ha organizzato lungo l’intero arco della nottata una serie di posti di blocco mobili all’australiana (dai quali non si scappa), controllando una per una tutte le vetture che si incolonnavano lì. Diciotto guidatori sorpresi con troppo alcool in corpo per stare al volante. Diciotto arresti. Avete capito bene: arresti. Non una semplice contravvenzione e via tutti a casa a finir di festeggiare. Questi furboni rischiano fino a sei mesi di galera, diverse migliaia di dollari di multa ed almeno un anno senza patente. La prima volta. Se recidivi, la condanna penale è obbligatoria. In gattabuia avranno tutto il tempo per pensare che era meglio stare due decimi sotto il limite che uno sopra. Chissà quando (o se) l’Italietta furbesca e insubordinata diventerà un paese civile. Io ci spero sempre. Forse allora la smetteremo di leggere di gente ammazzata sulle strisce da bastardi ubriachi al volante. E di alberi col passamontagna e la magnum 44 nascosta tra le foglie, pronti a far fuori chi passa proprio dal loro viale.
Prima pubblicazione : 27 dicembre 2008