Ho sempre avuto una istintiva ma razionale repulsione nei confronti dei crociati. Quelli che, improvvisamente fulminati sulla via di Damasco, fanno della propria vita una ossessiva missione per convincere gli altri che la loro strada è irrimediabilmente sbagliata, che abbisognano urgentemente di una redenzione, che non possono – per sé ed i propri cari – continuare ad insistere nei loro turpi vizi.
Di questa categoria fanno di diritto parte gli ex fumatori pentiti. Appartengo alla prima parte della specie. Ma non alla seconda. Ho smesso di fumare da anni. Ma non trascorro le giornate rompendo i corbelli a chiunque sorprenda con una sigaretta in bocca, rendendolo edotto, con dovizia di particolari raccapriccianti, di quanto fatale e funesta sia questa sua abitudine. Certo, se uno mi fumasse accanto mentre sono al ristorante mi darebbe fastidio, e glielo farei educatamente notare. Ho rimbrottato l’amico cinese che fumava tenendo in braccio una figlia di tre anni. Ma da lì a fare proselitismo catastrofista, ce ne passa. Come diceva l’aforisma, fumare è un lento suicidio: ma del resto, chi ha fretta?
Della stessa risma, pur con differenti vizi pregressi, deve essere Peter Madden. E chi è?, mi chiederete ora. Un politico australiano che vuole ripulire la sporca Sydney. Non fraintendete. Non è un verde che vuole più cestini dell’immondizia, più parchi e meno auto in centro. Vuole ripulire Sydney dal malcostume e dalla corruttela carnale. Scagliandosi contro il Mardi Gras, storica parata di omosessuali per le vie della città, una variopinta e allegra sfilata carnevalesca che la gran maggioranza degli australiani prende per quello che è, un fatto di costume, un’occasione di familiarizzare con la diversità sessuale, che a Sydney, città d’avanguardia, non è guardata con sospetto, critica o derisione.
No, mister Madden dice che è l’ora di finirla con queste manifestazioni e le perversioni che promuovono. Parola di ex sesso-dipendente. Uscito da un torbido passato, in cui – per sua stessa ammissione – ha frequentato delle prostitute, ed è andato a letto con dozzine di donne. Cosa che qui in Italia, per inciso, lo qualificherebbe automaticamente per un posto da primo ministro. Ma torniamo al nostro moralizzatore. Altri punti del suo programma politico: no ai teenagers ubriachi – su questo concordo, ma mi dica con che metodi intende raggiungere tale lodevole scopo. No alla prostituzione fuori controllo. Ah, ma allora è una fissazione! Intende controllarla, o sradicarla del tutto da Sydney? E, di grazia, come, visto che il mestiere più vecchio del mondo sembra non subire gli effetti di alcuna crisi economica, e anzi le tariffe in Italia, dopo le recentissime rivelazioni dei bonifici a qualche inquilina dell’Olgettina, si aggiorneranno subito verso l’alto, tipo la benzina che ha sempre una buona scusa per crescere di prezzo.
Ma l’argomento che mi ha sbigottito e sul quale, nonostante qualche ricerca, non sono riuscito a trovare una spiegazione, uno straccio di ragionamento che mi aiutasse a capire, è questo: no alle corsie per le bici che uccidono le imprese locali (si suppone parli di negozi e bazar). Prego? Che significa, Madden? Chi va in bici non ha bauliera a sufficienza da accogliere il frutto del doveroso shopping? I ciclisti, correndo a rotta di collo su e giù per i saliscendi di Sydney, investono i clienti dei negozi? Le piste ciclabili portano via prezioso spazio parcheggiabile? Per favore. Siamo seri. In tutto il mondo civile si cerca di favorire l’uso del ciclo rispetto al motore, specie nel centro. Cos’è questa opportunistica, bottegaia controtendenza? Quando andrò in Australia cercherò di farmi spiegare da qualche amico locale, ammesso che almeno a lui sia chiaro il raziocinio della cosa.

Infine: mi infastidisce abbastanza quel suo inquietante sogghignare da un manifesto, proponendosi come “antidoto” al governo attuale, e affermando di voler spianare come un rullo compressore tutto ciò che, a suo nuovo giudizio, è moralmente riprovevole. Specialmente perché si sente incaricato direttamente da Dio di portare avanti la sua battaglia purificatrice, a suon di anatemi. Dalla pulizia delle strade alla pulizia etnica spesso il passo è breve.
Come dice un recensore australiano di mente più illuminista, chi l’avrebbe detto che qualche migliaio di ragazzotti marcianti ed un battaglione di lesbiche in motocicletta (in inglese è bellissimo: dykes on bikes) potesse essere così deleterio per tutta la folla che assiste in allegria alla passerella carnascialesca?

Cambiamo continente. Uganda. David Kato, attivista gay, è stato ucciso a martellate in casa sua, a Kampala. Dopo essere stato anche in prigione per il suo attivismo, aveva vinto la sua battaglia giudiziaria solo tre settimane fa, contro un giornale che ne chiedeva l’impiccagione. Per il reato (o peccato, fate voi) di essere omosessuale. La polizia parla di una rapina andata a finire tragicamente. Ma visto il pesante clima di ostilità e minacce, perfino di morte, contro la comunità gay, molti si domandano se l’uccisione non sia stata un’esecuzione.
Del resto, quando dei giornali possono pubblicare titoli come “impiccateli”, e dei parlamentari presentare decreti per condannare all’ergastolo o alla pena di morte gli omosessuali, che grado di tolleranza – e di civiltà – ci si può aspettare da una nazione? 
Ed eccoci in Asia. Precisamente in Tailandia, da cui viene l’unica buona notizia della settimana, sempre in tema. Una reginetta di bellezza locale ha passato le selezioni ed è stata assunta da una nuova aviolinea, la PC Air. Cosa c’è di strano? Che Thanyarat Jiraphatpakorn, detta Khun Film (per fortuna, le corde vocali ringraziano) è un transessuale. Per la prima volta al mondo, lei ed altri due trans sono stati assunti, insieme con 10 colleghi maschi e 17 femmine, come personale di bordo degli aerei. E sono felicissimi di non essere stati discriminati, come era loro già capitato in passato.
Per evitare imbarazzanti equivoci alle frontiere, la targhetta sull’uniforme recherà l’interessante definizione “terzo sesso” per il genere. Mi auguro che l’aerolinea avrà il garbo di non impiegarli su rotte verso nazioni con varchi doganali separati per maschi e femmine (paesi Arabi, India, e parecchi altri). Sarebbe certamente complesso spiegare ad una fila di uomini intolleranti alla promiscuità cosa ci faccia tra di loro una signorina tutta truccata con tanto di gonnella, o peggio ancora immaginare una poliziotta in hijab effettuare il tipico esame tastatorio, scoprendo con raccapriccio che la hostess è armata, ma non di oggetti dalle finalità terroristiche!