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giovedì 7 agosto 2014

Gli spot da urlo


Da un po’ una domanda mi assilla: è la calura estiva che scatena i peggiori obbrobri pubblicitari? Credono i creativi che il cervello dei consumatori vada anch’esso in vacanza? È questo l’assunto che li fa sentir liberi di propinarci qualsiasi oscenità commerciale passi loro per la testa?

Per il secondo anno, e stavolta con una classifica più ricca, ecco i piccoli orrori televisivi di stagione.


Quinto posto

La moglie e le altre. Una consorte apprensiva e melodrammatica sorprende il marito in atteggiamento meditabondo. Uditolo pronunciare le fatidiche parole stavo pensando… con artistica pausa ad effetto che lascia adito a un ampio spettro di scelte possibili, si porta la mano aperta al cuore, a rappresentare una fitta da ambasce tumultuose come solo quelle dei patimenti d’amore e immediata replica con voce da tragedia greca: a un’altra donna?

Poco importa che il buonuomo chiosi tranquillizzante che no, non a una specifica ipotetica amante pensava, ma alla categoria muliebre in generale, a milioni di donne, non con mire carnali e adulterine ma solo per l’appagamento dei di loro sensi gastronomici.

Signori pubblicitari, per favore. Un borghese piccolo piccolo la sera al massimo può pensare a che film scegliere senza troppe pubblicità in mezzo, se concedersi il modesto lusso della partita allo stadio domenica prossima o accontentarsi della diretta sul canale a pagamento, se farsi una grappetta o un cognacchino prima di andare a sonoramente dormire.

E signore mogli: non sopravvalutate i vostri uomini. Non sono i Rodolfo Valentino che magari sotto sotto, segretamente, fantasticate che siano. Se vi paiono assorti in trasognate meditazioni, molto probabilmente stanno pensando ai polpacci di Balotelli, non a quelli della signorina Silvani di fantozziana memoria.


Quarto posto

Tra biondi ci si intende. Biondo è Owen Wilson, come l’aperitivo che reclamizza. Parodiando James Bond si strappa di dosso una muta da sub e rivela – oltre a degli abiti impresentabili perfino su un campo da golf californiano – i suoi comici superpoteri presso una piscina ritrovo di nullafacenti.

Apre tappi di bottiglia con un dito, scatena esplosioni di gas rosso e arancio, che investono come getti di iprite (purtroppo non con gli stessi perniciosi effetti) i bighelloni, si sgargarozza nel miglior stile 007 bicchieroni di bibita colorata manco fossero cocktail Martini (shaken, not stirred).

Di questa pubblicità mi intriga immaginare la fase del casting. L’agenzia contatta il biondo attore americano: ci sarebbe da fare uno spot per il crodino. Per cosa?, replica con aria perplessa il nostro. È una bevanda analcolica estiva che piace agli italiani. Ah. Davvero? E perché proprio io? Perché il crodino è biondo, giusto come te. E cosa dovrei fare? L’agente segreto pirla in un consesso di bellone ai bordi di una piscina. Va beh, ho fatto parti peggiori in qualche mio film. Accetto.


Terzo posto

L’idiota al volante. Che in uno sconfinato parcheggio vuoto, dopo un vacuo e ciondolante peregrinare, decide di posteggiare tra le uniche due – mastodontiche – macchine lasciate lì da dei minacciosi brutti ceffi.

Ci deve essere qualcosa di ancestrale che spinge gli uomini a fare branco. Un’amica acuta osservatrice di costumi tempo fa chiosò causticamente un mio parcheggio in aree comuni, quando avevo scelto di fermarmi accanto ad una vettura pur essendoci posti circondati da spazi vuoti. Ma perché voi uomini posteggiate sempre così (sottintendendo: ve ne fregate se poi noi uscendo dobbiamo contorcerci come anguille per evitare tragiche escoriazioni alla sacra vernice dell’amata vettura, alla quale evidentemente voi tenete molto di più che alla salute della nostra schiena)?

Tutto questo per propagandare il modernissimo gadget a disposizione di questa utilitaria: la telecamera posteriore con monitor che mostra il parcheggio quando si è in retromarcia. Ma c’era proprio bisogno di ridurre l’homo sapiens al livello intellettivo del cercopiteco, per vendere qualche macchina in più?


Secondo posto

Inquinamento acustico. Spiegatemi, o copywriters, l’inquietante serie di incongruenze che ho riscontrato nella vostra creazione, ossia:

  1. Cosa ci fanno tre Mariachi su una spiaggia deserta.
  2. Perché l’uomo dello spot non reagisce o dando loro una lauta mancia perché vadano a suonare da un’altra parte, o cacciandoli malamente per aver interrotto l’idillio con l’amata.
  3. Come si spiega che la dolce metà abbia a disposizione un tablet guarda combinazione collegato a internet (si presuppone a costi di roaming stratosferici, vista la location esotica), aperto proprio alla pagina in cui va inserito il codice dell'aromatica e salvifica pasticca protagonista dello spot.
  4. Infine – so che questa è una domanda retorica, ma ciò non mi frena dal porla ugualmente – come si giustifica il loop spazio-temporale che permette alla fortunata fanciulla non solo di vincere seduta stante due cuffie con la sola immissione di un codice desunto dalla scatola dei sullodati dolciumi, ma altresì di averle magicamente e inopinatamente subito a disposizione, come materializzate dal nulla, per preservare gli orecchi con celestiali melodie dai tre assordanti messicani che continuano a fracassare i timpani di cernie e saraghi?


Campione d’estate e primo posto

L’imbecille e il tonno. Tonno perché di tale pesce inscatolato si fa la réclame. Imbecille perché non riesco altrimenti a qualificare un ganimede che, vestito come un pappone marsigliese e come questi fornito di coltellaccio da sbuzzo di rivali nel controllo del meretricio, mentre infuria una tempesta di forza mai vista neppure nei flutti perigliosi del Golfo di Biscaglia, infischiandosene di aiutare i compagni di navigazione che, mal riparati da cerate gialle e bagnati come pulcini, si dannano a sottender funi cercando di salvar la pelle sull’ingovernabile natante, preferisce sbocconcellare pezzetti di tonno estratti in punta di coltello dalla lattina in bella mostra, rischiando nell’ordine:
  • Di conficcarsi, grazie ad una provvidenziale ondata anomala, la lama nel palato molle, con buone probabilità – vista l’inusitata lunghezza dell’arma bianca – di raggiungere il cervelletto e privare di colpo il mondo della sua imbarazzante presenza.
  • Di essere scaraventato fuori bordo con lo spuntino e tutto, e di finire in pasto ai pesci a causa della palandrana zuppa d’acqua che lo trascina fatalmente verso gli abissi.
  • Di sopravvivere indenne alla procella, solo per venir punito alla maniera della Filibusta dai prodi ma indignati argonauti, ignorati nel momento del bisogno a vantaggio dell’inopportuna merenda ittica. 
Naturalmente nessuna di queste fauste ipotesi si avvererà, perché siamo nel regno del buonismo. E dell’imbecillità.





sabato 13 luglio 2013

Sussurri e grida - 3

Fatemeli conoscere. Vi prego. Voglio dare un volto a quegli ineffabili creativi (stipendiati dai consumatori con l’acquisto delle relative merci) artefici di certe pubblicità.

Continuo a ripeterlo: so che c’è di peggio, al mondo. Ma non si può proprio fare a meno di vedersi ammannire, con pervicace frequenza televisiva, le seguenti réclames?

Nell’ordine di insopportabilità, una personale hit parade dell’estate 2013. Gli spot da urlo. Il mio, di disgusto, seguito dall’immediato e salvifico cambio di canale. Anzi, meglio ancora: spegnere il tutto, andare a fare due passi, aprire un bel libro, chiamare un amico che non senti da tempo.


Terzo posto
Lo spot: un imbranato di proporzioni epiche arranca goffamente nella rena, palla al piede (si fa per dire), facendo tutto il contrario di quello che perfino un bambino di cinque anni saprebbe fare per cercare di andare a segnare un gol. Colonna sonora: un radiocronista dai toni sempre più concitati ed eccitati che racconta un’azione memorabile, degna di un Italia Germania quattro a tre. In sincrono col fatidico grido gooool!!, l’incapace frana mestamente a terra, ciccando la palla a due passi dalla rete.
Cambio di scena: viene inquadrato uno sfaccendato seduto per terra. Per dimostrare la sua confidenza con le nuove tecnologie si è portato in spiaggia il tablet, che oggi non sei nessuno se non ce l’hai e soprattutto se non lo esibisci nei luoghi più inidonei. Incurante di mare, sole e aria salsoiodica, lui nemmeno lì può rinunciare alla visione dei suoi beniamini in mutande colorate. Questo spiega l’apparente incongruità tra sonoro (football professionistico) e azione visiva (brocco terrificante). Il lobotomizzato da calcio su mini schermo lancia un languido sguardo da approccio (ehi, non vedi come sono figo?) a una bellezza al bagno. La quale prontamente si alza e va a sedergli vicino.

Condannabile perché: la giovane concupita, non appena resasi conto di ciò che il bighellone sta osservando, invece di mandarlo immediatamente a quel paese (ma vedi tu questo imbecille: pure a luglio, quando campionati, coppe, amichevoli e tornei aziendali sono finiti, insiste a guardarsi le partite invece di godersi la giornata al mare) e andarsene schifata, resta lì, mostra crescente confidenza e piacere della compagnia, addirittura pare ostentare interesse per le sorti del match. Nel mondo reale: non esiste. Per fortuna.


Secondo posto
Lo spot: L’intervista a Uma Thurman. Un pischello di giornalista (certamente da rotocalchi scandalistici) siede di fronte alla Duse di Tarantino. Il tapino emana insicurezza e inadeguatezza da ogni poro – oltre a quantità inammissibili di sudore. Lei, maliarda ma eterea e irraggiungibile come un’imperatrice cinese, lo guarda con infinita compassione.
Poche, ininfluenti battute, fino al calembour colonna portante dello spot. Uma sussurra, con voce suadente, la marca della bevanda. Lui rimane interdetto e - a causa della evidente abissale ignoranza di qualsiasi lingua che non sia l’italiano - equivoca: si illude che lei gli stia facendo delle profferte. E osa pure chieder conferma della cosa: Uma, stai parlando di sesso?

Condannabile perché: uomo dall’ascella pezzata, dimmelo. Tu a casa non ce li hai mica gli specchi, vero? Oppure fai parte di quella cospicua maggioranza di maschi che, pur essendo dotati del sex-appeal di un bradipo, credono normale che non solo una casalinga di Voghera, ma addirittura un’attrice di successo già faccia loro proposte scandalose a pochi secondi dalla loro conoscenza? Ragazzi, diamoci una ridimensionata. Un po’ di autostima fa bene. Ma l’autocritica dove l’abbiamo dimenticata???


Réclame regina
Lo spot: spiaggia piena di gente, indaffarata a sembrare in vacanza. Annunciato da musica angosciante tipo Squalo due la vendetta, ecco il dramma. Una decerebrata si accorge di avere un’orrenda imperfezione: il suo tallone è squamoso come la livrea di un tirannosauro. Attorno alla superstite di Jurassic Park si fa il vuoto. Gli altri bagnanti lanciano urla disumane fuggendo terrorizzati, come se invece di aver visto un piede malconcio si fossero improvvisamente imbattuti nell’intera fauna estinta di Isla Nublar.

Condannabile perché: signori, rivediamo un po’ priorità e reazioni. Ci sono molte cose al mondo che giustificherebbero una folla urlante (di indignazione, di raccapriccio, di orrore, di rabbia). Ma nessuna di queste ha a che vedere con le estremità screpolate di una donzella al mare.




giovedì 21 marzo 2013

Codini e messeri

La saga continua. Dopo il codino geometrico (Roberto Raggio), abbiamo il codino rinascimentale. Scovati in un catalogo di aviolinea per compratori dell’ultimo minuto a diecimila metri, ecco i segnatempo italiani (?) di Roberto Paggio.

Attendiamo ansiosamente ulteriori sviluppi alfabetici. Codini arborei (Roberto Faggio), codini primaverili (Roberto Maggio), codini filosofici (Roberto Saggio).

Coraggio, creativi: le possibilità non sono infinite, ma c’è ancora spazio per voi fantasiosi coniatori di firme con un tocco di italianità. Il tricolore fa sempre tendenza, non importa quali orrori lessicali si mettano insieme nel nome del profitto. E non vi chiedo nemmeno le royalties sui suggerimenti.




mercoledì 21 marzo 2012

Un’Altra Dannata Acqua

Prima che tu chiami angosciato il dottore, o faccia i bagagli, dia un bacio alla mamma e ti arruoli nel Circo Viaggiante dei Mostri, ti possiamo garantire che non hai accidentalmente mangiato dei funghi sospetti.

Questa è davvero la nostra nuova bottiglia arrotondata. Sì, abbiamo messo su curve e perso peso, che va bene perché gli spigoli sono fuori moda e le rotondità invece sono in. Ciò significa usare il 40% in meno di plastica, e la notizia fa eccitare anche l’ambiente.

La nostra nuova bottiglia è sempre riempita con la stessa acqua pura di sorgente delle Alpi del Victoria, dove non ci sono nè veleni nè prodotti chimici. In sostanza, gli unici parassiti che troverete lassù stanno guidando dei caravan, indossano calzettoni al ginocchio e guardano perplessi le loro carte topografiche Melways del 1974 chiedendosi quale è la strada per Coffs Harbour.

Allora, mettete le mani sulle nostre curve e godetevi un’Altra Dannata Acqua.


Tutto questo è – testualmente – riportato sull’etichetta di una bottiglia di acqua, trovata in un qualsiasi negozio di Melbourne. Riuscite a immaginare un creativo italiano, seppur il più trasgressivo, che oserebbe mai mettere insieme un simile sproloquio politicamente scorrettissimo, per descrivere, anzi celebrare una mercanzia che qualche suo collega australiano ha avuto l’audacia di battezzare Un’Altra Dannata Acqua?

Per apprezzare meglio lo humour, giova ricordare che Coffs Harbour dista qualcosa come mille e cinquecento chilometri da Melbourne, e che parassiti non rende appieno il gioco di parole in inglese, perché “pests” significa sia insetti nocivi che scocciatori, rompiscatole.

Straordinari australiani. Senza timori e senza pudori. Pieni di ironia, sempre pronti a ridere di se stessi. Ecco perché li adoro.