domenica 8 giugno 2014

Paradossi


Riyadh, Arabia Saudita. Non credo ci sia un posto al mondo dove il carburante costa così poco. Credevo che "l'acqua costa più della benzina" fosse un paradosso o una battuta. Finchè non mi sono fermato a un distributore.

Quarantacinque centesimi di Riyal al litro. Al cambio, sono circa nove centesimi nostri. Il pieno a una macchina di media cilindrata si fa con 5 euro. In compenso l'acqua viene dalla desalinizzazione dell'acqua di mare, ed è la vera risorsa che il reame islamico non si può permettere di sprecare. Chi ti offre una bottiglia d'acqua fa un gesto la cui valenza non va trascurata.

Allora per un attimo ho pensato alle nostre fontanelle dalla testa di toro che buttano in continuazione acqua potabile e ho provato vari sentimenti contrastanti. Vedi come siamo fortunati: perché la vera ricchezza è l'acqua. Senza petrolio si vivrebbe certamente un po' peggio - si tornerebbe all'esistenza frugale dei bisnonni. Ma senza acqua si muore. Vedi quanto siamo spreconi: un bene così prezioso noi spensierate cicale lo facciamo scorrere inutilmente, a metri cubi, verso le fogne, senza che nessuno ne benefici, se non qualche sporadico cane o piccione all'abbeverata. Sarebbe come se gli sceicchi facessero sgorgare il petrolio da sottoterra e poi gli dessero fuoco, tanto chi se frega, sai quanto ne abbiamo ancora là sotto...

I catastrofisti dicono che se le ultime guerre del secolo scorso sono state combattute per il petrolio, la prima del nuovo secolo sarà combattuta per l'acqua. Cominciamo intanto a preoccuparci di non sprecarla. Almeno toglieremo ai guerrafondai una buona scusa per scatenare questo conflitto prossimo venturo.




lunedì 2 giugno 2014

Viva la privacy

Proprio vero. Paese che vai, usanze che trovi. Da noi capita talvolta che chi viene sorpreso in attività illecite sia nominato con le sole iniziali (e non è necessariamente un minore) oppure addirittura in forma anonima. Un ladro si è introdotto nella cascina ... S.G. è stato sorpreso a forzare la serranda di ...

Nell’aeroporto di Delhi troneggia il ritratto impettito e severo di Vijai Tiwari. Se fossimo in un albergo lo chiameremmo l’impiegato del mese. Ma Vijai appartiene al corpo paramilitare dei CISF, che si occupano di sicurezza aeroportuale.

Con abbondanza encomiastica di dettagli, il manifesto spiega che lo scaltro ufficiale ha scovato, meglio di un cane antidroga, la bellezza di dodici chili di sostanze proibite (anche se il principio attivo lo si trova perfino nei banali decongestionanti nasali) nella borsetta di una passeggera, menzionata con tanto di nome e cognome, paese d’origine e destinazione del suo volo. Manca solo di sapere se è libera e le misure di seno, vita e fianchi, come per le pin-up.

Cara Mjoli: non ti è passato per la testa che le borse devono passare allo scanner, con qualcuno pagato per stare lì tutto il giorno davanti a un monitor a ficcanasare ai raggi ics nelle scarselle della gente? E poi: dodici chili di pasticche? In una borsetta a mano? Avevi paura che ti facessero pagare il supplemento peso bagaglio, a metterle nella valigia da stiva?

Mah. Il prode Vijai avrà avuto anche buon fiuto. Ma non credo ci volesse Sherlock Holmes per beccare una corriera della droga così sprovveduta.




venerdì 30 maggio 2014

Gli uccelli


Sensazioni hitchcockiane. Un uomo mi vede fotografare una piccola e ben addestrata pattuglia di corvi che ha scelto l'interno dell'aeroporto di Amritsar come nido. That's India for you, mate, mi dice ridendo. Lo credo australiano, anche dall'accento, invece è inglese - ma di chiare origini locali.

Indisturbati, gli uccelli proseguono la loro esibizione acrobatica, volteggiando tra i passeggeri in coda per l'imbarco e infine atterrando leggiadramente sugli schienali delle poltroncine alla ricerca di briciole di colazioni consumate frettolosamente prima del decollo.

Un festoso cra-cra di ringraziamento accomiata i generosi umani che hanno lasciato un tangibile dono ai neri padroni di casa. That's India for you, mate!






venerdì 23 maggio 2014

Concetti e sostanza


Casa. Tempio religioso. Concetti universali, ma mai così distanti.


Casa, Emirati Arabi Uniti (Burj Khalifa, 828 metri, Dubai).


Tempio religioso, Emirati Arabi Uniti (Grande Moschea Sheikh Zayed, Abu Dhabi).


Casa e tempio religioso, Mumbai, India (la casa è quella sulla destra e ci vivono davvero degli esseri umani).




mercoledì 21 maggio 2014

Rodeo drive


Non siamo a Los Angeles ma in India. Così si viaggia, a cavalcioni di un fascio di tondini di ferro, su un camion in marcia sull'autostrada da Mumbai a Pune.


Servono altre parole?




lunedì 19 maggio 2014

Ritorno al passato


Come descrivere l'esperienza di un viaggio in autostrada in India? Benvenuti in Cina, vent'anni fa. Gli stessi antichi camion, stracarichi e affannati, ma lignei e sgargianti di colori come carretti siciliani. La stessa totale, anarchica, quasi gioiosa mancanza di regole. Lo stesso strombazzare a distesa, urgente e ammonitore, ad avvisare il mondo in movimento del proprio arrivo. Le stesse derelitte auto fumose di vapore dal cofano sbadigliante, arresesi sui tornanti come ciclisti scoppiati. Gli stessi pazienti ingorghi da incidente. Gli stessi panorami polverosi e ancora selvatici. Gli stessi pullman a lunga percorrenza, con le cuccette dove la gente dorme sdraiata sui dei tavolacci di legno, per aria condizionata i finestrini scorrevoli aperti. Gli stessi occasionali motocicli contromano a cui nessuno pare far caso, men che meno meravigliarsene.

Tutto come allora nel Regno di Mezzo. Dicono che l'India diventerà la prossima Cina? Fatte le proporzioni con il traffico, ci vorranno almeno vent'anni. E non è detto che basti.





sabato 17 maggio 2014

Un miliardo di voti

Narendra Modi. Ricordatevi questo nome. Perchè ne sentiremo parlare parecchio d'ora in avanti. Con una valanga di consensi ha spazzato via la vecchia coalizione del congresso e conquistato il potere assoluto in India. Potrà legiferare senza bisogno di metter d'accordo i tanti, troppi partitini che prima potevano influenzare o bloccare qualsiasi azione legislativa.

Mi basteranno dieci anni per cambiare l'India, questa la sua prima dichiarazione programmatica. E non scherza. Quando era ministro del Gujarat ha risolto con le maniere forti il conflitto interreligioso tra indú e mussulmani. Duro ma efficace. Questo gli era valso il farsi negare il visto per entrare negli Stati Uniti, con l’accusa di violazione dei diritti umani (senti chi parla). Oggi Obama, visto il travolgente successo elettorale, si è affrettato ad invitarlo a Washington. Vedi come improvvisamente cambiano gli atteggiamenti quando si diventa potenti.

Il quieto e poco propenso ai bagni di folla Primo Ministro uscente, Manmohan Singh, esce di scena pronunciando il discorso di commiato. La dinastia dei Ghandi rischia di non avere nemmeno un rappresentante nel governo.

A Mumbai sono magicamente già comparsi i manifesti di ringraziamento al popolo per la plebiscitaria vittoria ottenuta dal suo partito, il BJP.

La democrazia più grande della Terra ha scelto il suo nuovo capo. Non è uno che prende le cose alla leggera. Il mondo è avvertito.