domenica 24 aprile 2011

Happy Easter


Life is too short to wake up with regrets.
Love the people who treat you right.
Forget about the ones who don't.
Believe everything happens for a reason.
If you get a second chance, grab it with both hands.
If it changes your life, let it.
Nobody said life would be easy.
They just promised it would be worth it.

Friends are like balloons.
Once you let them go, you can't get them back.


La vita è troppo breve per svegliarsi con dei rimpianti.
Ama le persone che ti trattano bene.
Dimenticati di quelli che non lo fanno.
Credici: tutto accade per una ragione.
Se ti viene data una seconda possibilità, afferrala a due mani.
E se ti cambia la vita, lascia che lo faccia.
Nessuno ha detto che la vita sarebbe stata facile.
Ti hanno solo promesso che ne sarebbe valsa la pena.

Gli amici sono come i palloncini.
Se te li lasci sfuggire, non li puoi riprendere.

sabato 23 aprile 2011

Merci biodegradabili

La grande, immutabile legge del mercato dice: se un prodotto esiste, ci deve pur essere chi lo compra.

Pur contrario, in linea di principio, alle schedature di qualsiasi tipo, sarei disposto a fare un’eccezione nei confronti degli acquirenti di questa trovata. Non condanno a priori – sebbene non accetterei un invito a cena da parte dell’inventore – chi ha deciso che da qualche parte del mondo ci doveva essere qualche spirito allegro intenzionato ad esibire nel proprio bagno un pezzo di sapone che tutto fa salvo invitare ad afferrarlo per detergercisi le mani.

I veri responsabili di questa ignominia sono, uno per uno, tutti coloro che hanno speso della valuta di corso legale per ottenere cotale merce. E non devono essere nemmeno pochi, se il fabbricante si può permettere un sito internet dedicato. Sarebbe interessante tracciare un generico profilo psicologico del consumatore tipo. Giusto per capire se un domani potremmo essere anche noi – per impreviste e complicate influenze astrali o per una repentina inefficacia del Prozac – a rischio di improvvisamente desiderare questa coprolitica invenzione, di cui oggi non sentiamo affatto la mancanza nella nostra toilette.

Caro (si fa per dire) produttore, permettimi alcune domande.

È di grande pregio e rilevanza il fatto che i pezzi di... sapone siano fatti a mano, al punto da pubblicizzarlo sulla confezione?

Quanto paghi i tuoi operai? Di sicuro non abbastanza, visto che i loro figli a scuola non potranno mai rispondere alla ricorrente domanda, cosa fa tuo papà?

Perché questo prodotto ha per nome una risposta – No... è sapone! – ad una domanda che nessuno dovrebbe essere costretto a porsi, nella vita?

E infine, con quali maghi del marketing ti sei consultato, prima di decidere che questo irresistibile articolo avrebbe venduto di più se lo aromatizzavi... al cappuccino?!?!

Sapone fatto a mano al gusto di cappuccino – e non aggiungo altro : Mai più Senza!!!


Prima pubblicazione : 21 marzo 2010

venerdì 22 aprile 2011

Dog day afternoon

Un pomeriggio di un giorno da cani. Nel senso che i cani – e i loro amici umani – hanno molto da celebrare. Le cose stanno lentamente cambiando in Cina. Fino a qualche anno fa nessuno si meravigliava della tradizione culinaria di mangiare il cane. Né a qualcuno sarebbe passato per la testa di opporsi a tali commerci. In fondo i cinesi sono sempre stati abituati a non ribellarsi. Si comincia sempre da qualcosa di modesto, poi ci si fa la bocca e, parla oggi e vocia domani, si rischia di arrivare a protestare contro le istituzioni. Che non avrebbero apprezzato. Meglio evitare.

Invece. Un camion carico di cani è stato fermato da un’agguerrito manipolo di circa duecento manifestanti. Un audace automobilista ha bloccato l’autocarro chiudendolo con la propria vettura, poi ha dato l’allarme ad altri attivisti per la protezione degli animali, convocandoli sul posto. Col passaparola una folla si è presto radunata sull’autostrada nei dintorni di Pechino, bloccando la circolazione e impedendo di fatto che il carro bestiame continuasse il suo viaggio verso il nord, dove i cani erano destinati ad essere venduti a dei ristoranti. E non per far la guardia.

Dopo quindici ore di confronto a muso duro – e di paralisi del traffico – i difensori degli animali l’hanno avuta vinta. Hanno comprato l’intero carico, salvando i cani dal finire in pentola. Molti di essi avevano ancora collari e medagliette, segno che erano stati rubati ai legittimi proprietari. Sporchi e affamati, sono stati presi in cura del gruppo di amanti delle bestie, che hanno provveduto a ripulirli e offrir loro del cibo.

Due Cine si scontrano oggi. Quella delle consuetudini secolari, che vedono cani e gatti come pietanze, e quella della recentemente scoperta passione per gli animali da compagnia. Nelle edicole si trovano riviste con foto di cani agghindati in copertina. I giornalai hanno capito, e per fortuna non le mettono nel settore dedicato alla gastronomia. Signore, e perfino signori, portano a spasso i loro amici a quattro zampe la mattina presto, in alternativa o come complemento al tai-chi. L’ultima moda, un po’ kitsch ma sintomatica di un’attenzione differente verso le bestiole, è quella di vestire i propri piccoli beniamini con abitini buffi. Vien da pensare che i cani ricoprano la suppletiva funzione di quei secondi figli che il governo non permette ai cittadini medi.

Intanto i cani stanno cambiando ruolo, e soprattutto ambiente, nelle case cinesi. Dalla cucina sono passati al salotto. E – scodinzolando – ringraziano.

giovedì 21 aprile 2011

Affinità

Politicians are like diapers; they need to be changed often and for the same reason.


I politici sono come i pannolini: andrebbero cambiati spesso. E per la stessa ragione.


Mark Twain [1835 – 1910]

domenica 17 aprile 2011

Non aprite quella porta

Quella del taxi di Shanghai che avete incautamente fermato e sul quale vi accingete a fare un viaggio. Presto pregherete che sia breve e soprattutto immune da sinistri, se il tassista cinese appartiene ad uno dei grandi ordini, identificati collettivamente come i quattro cavalieri dell’apocalisse. Perché non vorreste mai averci a che fare, ma un giorno – è destino – vi troverete a dover fare i conti con loro.

Il Nicky Lauda.
Solo apparentemente il più pericoloso. Guida come se dovesse stabilire il record della pista per il gran premio del giorno dopo. Appena vede un tratto rettilineo, affonda il piedone pesante sul gas. Per fortuna sotto il sedere non ha una Mc Laren, ma solo una modestissima Santana spompata, con più chilometri di un Esadelta da museo del camion. Ciononostante è in grado di suscitare emozioni paragonabili a quelle di un giro di pista con un vero pilota di formula uno. Perché dal sedile posteriore di un taxi cinese i novanta all’ora reali si percepiscono come se fossero duecentosettanta, per il livello di rumorosità, vibrazioni e spifferi di portiere che non chiudevano bene nemmeno a chilometri zero, figuriamoci ora. Di solito il Nicky Lauda è giovane, sa spiccicare quattro parole d’inglese e ride di gusto se gli rispondete in cinese. Non bara sui resti e dà addirittura la ricevuta senza bisogno di sollecitarla.

L’Alberto Tomba.
Vive abbarbicato al volante. Il suo piantone dello sterzo si suppone sia uno degli organi meccanici più sollecitati. Infatti viaggia eseguendo continui slalom tra le corsie, evitando millimetricamente collisioni con i mezzi a cui taglia la strada, non curandosi per nulla dell’esistenza di chiunque altro abbia l’ardire di viaggiare sul suo stesso tracciato. Esibisce un ghigno perennemente incazzato. Sembra che ce l’abbia col mondo intero, e talvolta pronuncia oscure minacce dialettali all’indirizzo di certi imbecilli che gli ingombrano la viabilità con la loro inopportuna presenza. Alla fine della corsa grugnisce e spesso tende a dare il resto sbagliato – autoconcedendosi una mancia non meritata. È una della principali ragioni dell’esistenza della categoria successiva.

Il Musicista.
Usa con ammirevole costanza l’unico strumento musicale in dotazione alla vettura: il clacson. Non occorre che si trovi in presenza del succitato Alberto Tomba, per esercitare la sua specialità. L’autentico tassista musicista suona a prescindere. Ogni tre o quattro secondi un colpetto di avvertimento. Impegnando un incrocio, doppia nota. Un pedone minaccia di attraversare? Suonata. Non succede assolutamente nulla e non c’è un veicolo in vista per trecento metri? Non importa. La tromba c’è, usiamola. Una volta (giuro, potessi morire!) mi è capitato uno che ha acceso la macchina e prima ancora di ingranare la marcia ha dato un colpo di clacson. In un cortile. Deserto. Quando si dice: la forza dell’abitudine.

Lo Xamamina.
Si può dire che guidi come i piloti di formula uno, ma per una peculiarità: un piede sull’acceleratore e uno sul freno. Contemporaneamente. Con un sapiente e sadico dosaggio dei due gesti, provoca nausee e moti di vomito perfino in vecchi lupi di mare adusi a tempeste tropicali e doppiature invernali di Capi Horn. Pochi passeggeri sono in grado di uscire indenni dal sedile posteriore di un taxi guidato da un rappresentante di tale categoria. Il fenomeno si accentua a tarda sera, dopo le abbondanti libagioni e le scriteriate bevute di distillati ad alta gradazione. Questo spiega le variopinte strisce di colore che rallegrano le portiere di certi taxi, la mattina presto. Requisito essenziale dello Xamamina è di non essere superstizioso. Perché se credesse alla forza delle maledizioni, a giudicare da tutte le disgrazie che gli vengono augurate dai passeggeri in una giornata media di lavoro, avrebbe vita piuttosto breve.

sabato 16 aprile 2011

Riposo a mano armata

La crisi creditizia planetaria è stata lo spauracchio di milioni di risparmiatori angosciati per i sudati, minacciati gruzzoli. Di qua e di là dall’oceano parecchie banche hanno rischiato di fallire, quando non sono andate davvero a gambe levate. Oggi, con gli interessi azzerati, la gente paga letteralmente gli istituti di credito per dar loro i propri soldi.

Mi è capitato di sentire qualcuno far affermazioni apodittiche: meglio nel materasso o sotto la mattonella. Signori, per favore, aggiorniamoci: oggi la tecnologia viene incontro agli scettici che si fidano solo di se stessi. Né sotto la mattonella, né cuciti dentro al materasso. Una via di mezzo: sotto al materasso.

Questa volta, non dal Giappone, usuale fucina di invenzioni bizzarre, ma dagli Stati Uniti, ecco a voi il Bed Bunker. Una bella cassaforte da seicentocinquanta chili, ignifuga, multiserratura e antiscasso, disponibile in varie misure, tutte adattabili al vostro giaciglio. Sostituite la rete ortopedica a doghe di larice finlandese con questo imperdibile pezzo d’arredo. E dormirete finalmente sonni tranquilli. Soprattutto se, invece di zepparla soltanto con contanti o titoli, gioielli di famiglia o qualche orologio di pregio ereditato da un vecchio zio collezionista, seguirete il consiglio del promo originale americano, dove vi si informa che il capace caveau può ospitare fino a 32 fucili o 70 rivoltelle (forse la dotazione media di armi da fuoco di una famigliola texana?).

E se poi, prosegue il faceto inserto pubblicitario, doveste mai avere un incidente con uno dei vostri schioppi, potete sempre usare il Bed Bunker come originalissima bara!

Che altro si può aggiungere? Hanno già detto tutto loro. Bed Bunker: Mai più Senza!


Prima pubblicazione : 14 marzo 2010

giovedì 14 aprile 2011

La scuola peripatetica

Terra di valori antichi che rischiano di perdersi, la Cina reagisce alle conseguenze delle sue rigide scelte demografiche.

La politica del figlio unico è la principale concausa del pessimo atteggiamento di molti adolescenti cinesi. Trattati come principini, esentati da qualsiasi fatica manuale, straviziati da genitori e nonni, serviti e riveriti, molti approfittano di questa situazione diseducativa e deludono le sole aspettative che i genitori ripongono in loro, mostrando zero interesse per lo studio, racimolando voti scadenti e talvolta scappando da casa o facendo le ore piccole in giro con gang di coetanei parimenti sbandati.

Hanno un solo ideale in testa. Altro che cultura, senso del dovere o modelli classici come farsi una posizione e una famiglia. Diventare ricchi, in fretta, e faticando poco. Tutto è loro dovuto, ed al primo ostacolo scoppiano i drammi, le ribellioni anche violente e le fughe da casa. Inconcepibile, nella Cina di una generazione fa. Genitori costernati, che si domandano ingenuamente in cosa hanno sbagliato. Dicendo che cercavano solo di dare ai figli una vita migliore di quella che hanno avuto loro, senza capire che i beni materiali da soli, senza una guida morale, senza un legame tra applicazione e ricompensa, stavano scavando la tomba della relazione familiare.

Xu Xiang Yang viene loro in soccorso, con un’idea semplice ma efficace che concepisce qualche anno fa, vedendo i figli di amici consumati in un vortice di infingardia e prepotenza.

Non è di certo il metodo Montessori. Ma funziona, con questi giovani ribelli che hanno perso il senso della famiglia (ammesso che ce l’abbiano mai avuto) e sono in rotta con i genitori. Una scuola peripatetica, della durata di un anno. Itinerante nel vero senso del termine, sposta i propri studenti indisciplinati da un luogo all’altro della Cina. A piedi. Marce fino a quaranta chilometri per volta. Arrivati a destino, ci si accampa come i militari. E come le truppe, tutti gli allievi (maschi e femmine) vestono tute mimetiche, per meglio ricordare che la disciplina è ferrea e non si sfugge alle punizioni.

Lo scopo delle marce è triplice, dice il maestro Xu: culturale, formativo del carattere, proficuo per il fisico. Si visitano luoghi che hanno fatto la storia della Cina. Si marcia nella neve, sotto la pioggia, con quaranta gradi e il sole che cuoce il cranio. Alla fine del tragitto gli allievi avranno percorso più di mille chilometri a piedi. Avranno portato a termine la loro personale grande marcia di maoista memoria per ritrovare – o scoprire – il proprio ruolo in famiglia.

L’obiettivo dichiarato (e raggiunto): forgiare il carattere attraverso le avversità. Sconfiggere, uno per uno, i nemici che si sono impossessati di menti immature e viziate: l’indisciplina, la pigrizia, l’egoismo, il sottrarsi alle responsabilità, che portano questi giovani ad essere dei codardi, dei fuggitivi, degli irresponsabili, dei subdoli piccoli manigoldi.

Si insegnano le faccende domestiche più elementari: rigovernare piatti e ciotole in cui si mangia, lavare a mano i vestiti in un catino d’acqua fredda, ripiegare ammodo le tute, fare il cubo col letto come a naia. Cose mai apprese a casa, dove tutto era dovuto a intoccabili reginette e scioperati tirannelli. Xu racconta con incredulità di aver visto genitori inginocchiarsi di fronte ai figli, altri chiamarli con appellativi di rispetto una volta dovuti ai dignitari di corte imperiale.

Gli studenti ricevono la posta a date fisse. Le visite dei parenti sono sconsigliate, sia per non interferire con il programma del corso sia per la sua natura girovaga che porta i ragazzi molto lontano dalle mura domestiche. La famiglia, che prima era disprezzata, viene improvvisamente rivalutata e agognata.

Disciplina e amore severo (bellissima definizione del maestro Xu) compiono il miracolo. Quei piccoli ribelli egoisti, dopo un anno di fatica fisica che quelle indolenti membra non avevano mai provato, sono pronti a rientrare in famiglia con una visione totalmente differente. Ragazzi che odiavano o volevano fuggire dai genitori scoprono giorno dopo giorno quanto hanno sbagliato, e quanta nostalgia provano per la tanto vituperata mamma. Spesso piangono al telefono, invocandola.

Ma Xu sa che i ragazzi sono solo la metà del problema. L’altra metà sono i genitori, che devono cambiare atteggiamento. Xu spiega loro che non è riempiendo i figli di falso benessere che si forma il giusto carattere, rendendolo pronto alle sfide della vita. Meno elargizioni di beni materiali, più comprensione e partecipazione. Le cose sono cambiate, insegna ai genitori con la tendenza a dire ai miei tempi. All’epoca non c’era la legge dell’unico erede, la pressione sui figli era distribuita tra vari fratelli e sorelle. Oggi il sogno di ogni genitore è che il suo solo rampollo eccella nella vita. La ricetta, purtroppo sbagliata, è: insistere a tutti i costi per farli studiare e, nell’illusoria speranza di non distrarli dal loro unico dovere, sollevarli da qualsiasi altra preoccupazione o responsabilità terrena, nel contempo riempiendoli di vizi e regali immeritati.

Per fortuna c’è il maestro Xu, con il suo senso del dovere verso le famiglie che a lui affidano dei figli da recuperare, e il suo amore severo che cura le malattie immaginarie di uno sbandato esercito infantile. Umano e comprensivo quando i piccoli allievi non fingono, inflessibile quando sa che cercano di approfittarsene. Sono gli stessi ragazzi a dire che è un giusto. Se vengono puniti – con ulteriori giri di corsa dopo le sfiancanti marce – è perché se lo sono meritato. Al termine dell’anno di camminate la ricompensa più bella per Xu è l’abbraccio di quei ragazzi alle madri che sono venute a riprenderseli. Dietro quella scorza dura, severa, militaresca, si intravede la soddisfazione di un uomo con una missione. I suoi occhi brillano mentre si congeda dai suoi ragazzetti redenti. Alcuni gli promettono lettere dove racconteranno dei loro progressi a scuola. Altri lo baciano timidamente sulla guancia. Xu sorride a tutti e li carezza paternamente sul capo rasato. Missione compiuta.

Prima pubblicazione : 25 febbraio 2009