lunedì 13 dicembre 2010

Applausi 2

Un racconto scritto nel 2001, dopo il nostro primo casuale incontro su un aereo. Lo ripubblico oggi per una ricorrenza speciale. Il mio amico e consigliere spirituale compie ottanta bellissimi anni. Tanti auguri, Rids. Un abbraccio.

I've known Rids for almost ten years now, after we unexpectedly sit side by side on a plane in 2001. That's when I wrote our first meeting story. From time to time we still catch up, and our friendship just gets stronger. I dedicate this tale to you, my dear friend, on a very special day: your wonderful eighty years of age and wisdom. Happy birthday, Rids.


Applausi 2

Per la seconda volta, e per tutto un altro motivo, mi trovo ad applaudire in aereo. Seduto accanto a me, un uomo reso bello dal fascino dell’età. Mani curate e morbide da monaco di clausura. Chiede due mazzi di carte ad una hostess. Due occhi azzurrissimi che ispirano serenità mi fissano da dietro le lenti montate in oro, ed insieme mi stregano. Quattro chiacchiere di circostanza. È la scoperta. Sono un mago, mi dice. Curiosità. Mai incontrato di persona un mago. Te li immagini sempre con un coniglio nascosto da qualche parte, ed ecco invece un bellissimo personaggio che emana calma, e parla come i nonni delle favole.

Di ritorno da un congresso di maghi tenutosi a Shanghai, è sulla via di casa. Melbourne. Pur essendo olandese di nascita, vive lì da una mezza vita ormai. Ma ha ancora quel poco di accento europeo, che non permette di identificarlo immediatamente come australiano.

Mani di velluto che fanno miracoli. O forse non sono le mani. È la mente. Ma non voglio sapere. Non sono giochi di prestigio quelli che fa. Sono racconti, narrati da un affabulatore che coinvolge ed ottenebra. Prendi una carta, una qualsiasi. Non tocca neppure il mazzo. E mentre la prendo, mi parla dell’otto, numero preferito dai cinesi. Sì, dico io, è il numero che rappresenta il denaro. Ma lui mi parla dell’amore. E allora perché ho scelto io l’otto di cuori, di tutte le carte del mazzo?

Non gioco mai a carte, mi dice. Ci credo. Mischia con noncuranza il mazzo. Poi distribuisce a due immaginari giocatori cinque e cinque carte. Alternandole. Mi fa, vedi, a volte quando giochi non ti viene nulla in mano. E gira le prime cinque carte. Sparpagliate, neppure una coppietta per sbaglio. A volte, invece… e gira le altre cinque. Quattro assi ed il re di cuori.

E poi fa finta di rivelarmi un trucco, di quelli banali, da maghi delle sagre paesane. Guarda bene, ora lo faccio piano. E vedo le sue dita fatate che pizzicano la mia carta, quella che ho guardato e riposto - credevo – in mezzo alle altre, e la trascinano in fondo al mazzo, e la sbirciata furtiva tu non la noti, ma lui già sa che carta è. Ma poi mi dice, prendine una. La guardo, lui me la fa riporre a caso, ed “ascolta” il mazzo. Sì. Proprio così. Lo seguo attentissimo, e lui neppure lo guarda. Lo avvicina all’orecchio, i miei occhi nei suoi. È il tre di quadri. Sì. È proprio lui. Ma come fa?

Non sono solo le sue mani a regalare meraviglia. Mi viene, istintiva, spontanea, la voglia di prendere appunti. Mi urge il moleskine. Scrivi?, mi chiede. E mi racconta che anche lui, venti anni fa aveva scritto un libro. Mi parla poi di un manoscritto mai pubblicato, qualcosa che era troppo personale, troppo ricco di storie della sua famiglia, per essere reso pubblico. Tre mesi di vita con Madre Teresa di Calcutta. Rivive, e mi fa vivere nel suo narrare, un’immagine forte e lontana. Un bambino raccolto per strada, come tanti. Male in arnese, terribilmente male in arnese. Alla mattina sembra stia già meglio, gli sorride. Poi, d’improvviso, dopo un quarto d’ora gli muore tra le braccia. Sconcerto e rabbia. Perché? Non c’è risposta a questi perché. Ma le suore sorridono. Un altro perché. Perché, come sorridere di una morte così? La spiegazione è terribile e dolcissima insieme: un’icona. Non essere voluto e non essere amato è la più grande malattia di questo mondo. Quel bambino stava morendo. Sarebbe morto comunque. Ma è morto tra le braccia di uno sconosciuto che gli stava dando amore. È morto felice.

Rids, questa fantastica persona, mi siede accanto per un tempo che è fatto di incanto. Questo incontro merita di essere ricordato anche con una testimonianza tangibile. Gli chiedo il mazzo di carte con cui mi ha offerto dei momenti di sorpresa, di piacere. Di allegria. Sì, ma prima devo controllare se ci sono tutte le carte, sai com’è, qui seduto allo stretto potrebbe essermene caduta qualcuna… pescane una, mi fa. La guardo, la celo fra le mani. Il resto del mazzo scorre lentamente tra le sue mani. Lo sguardo è assorto, lontano, sembra concentrarsi. Oh, no!, improvviso esclama. Non puoi averlo, il mazzo. Perché? Manca il sette di picche. Che ho in mano io. Applausi.

Prima pubblicazione : 14 dicembre 2007

4 commenti:

  1. A volte capita di incontrare persone straordinarie. Il bello è che subito non le riconosci, sembrano normalissime; poi, bastano due parole, e davanti ti si spalanca un universo inedito. In quei momenti mi sono sentito un perfetto idiota, uno cui era sfuggito l'essenziale (invisible agli occhi, va bene, però...), ma immediatamente dopo un essere fortunato che aveva fatto un incontro importante.

    Bellissmo post, restituisce tutta la meravigliosa consapevolezza che certe persone sanno regalare.
    Pim

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  2. teseas@yahoo.it13 dicembre 2010 19:17

    E' consolante leggere e apprendere che la magia può essere realtà. Una realtà che a volte può sfiorarci, trasportandoci in un'altra dimensione.
    Buon compleanno, Rids!
    Tesea

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  3. Ciao Pim,

    anche se in ritardo, ti ringrazio del bellissimo commento. E' facile scrivere cose così, quando si ha la fortuna di incontrare persone speciali. Come Rids.

    Grazie della visita, a presto,
    HP

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  4. Ciao Tesea,

    Grazie della visita e del commento. E grazie degli auguri, anche da parte di Rids, che ho sentito per telefono, e che è stato felice di ricevere gli auguri da un amico lontano ma vicino nel cuore.

    Ciao, a presto,
    HP

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