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giovedì 19 marzo 2015

Acrobati per caso


Per fortuna ci sono gli amici. Che talvolta, proprio nei momenti più bui di totale mancanza di ispirazione - magari senza saperlo - ti vengono in aiuto, offrendoti degli spunti impagabili.

Come questa immagine mandatami da Claudio, amico ormai di vecchia data, che le vicende della vita hanno portato in Cina. Un grazie per il sorriso che mi hai saputo regalare.

Ho sempre sostenuto che in Cina uno con l’occhio attento non si può annoiare. E questa istantanea, rubata al volo di sera in una strada di Guangzhou, ne è la riprova.

Come diceva un europeo di cui ho raccontato anni fa: T.I.C.


Passano le stagioni ma l’acronimo è sempre validissimo.





martedì 6 gennaio 2015

Botteghe oscure (3)


Benvenuti nel 2015. Homing Pigeon inizia l’anno con una nota ironica. Siamo quotidianamente circondati da un sacco di tristezze, un po’ di allegria ogni tanto ci vuole proprio. Grazie alla paziente raccolta di reperti durante i viaggi dello scorso anno, ritorna la serie “insegne idiote dal mondo”.


Kuala Lumpur: Omertà? Beh, se non altro non la solita mafia. E non altro.


Tokyo: Piattoria? Un incrocio tra trattoria e piatto? Japan, please. Potete fare di meglio.


Seoul: Sandrich? Il gioco di parole poteva essere simpatico. Peccato che così significhi ricco di sabbia. Non quello che vuoi sentire tra i denti quando mordi un panino.


Singapore: Casinova? Occorre scomodare il grande amatore veneziano (mischiandolo con una casa da gioco, altra passione orientale) per attrarre clienti in un bar con muliebre intrattenimento? La risposta sarebbe no. Ma gli hanno permesso di farlo.


Manila: Ciao Presso? No comment.




lunedì 29 settembre 2014

What were they thinking?


Chi seleziona le fotografie non parla con l’articolista. Che di rimando non controlla quali immagini verranno accoppiate all’articolo.

Ditemi che a La Stampa funziona così. Almeno nelle redazioni rivierasche dell’imperiese.

Perché altrimenti non si spiega come un innocuo trafiletto relativo a piccanti retroscena di saloni di massaggio gestiti da cinesi si trasformi in un capolavoro di umorismo involontario.

Questo è il pezzo.


Questa è l’immagine centrale, ingrandita. Fate caso alla didascalia (e per favore trascurate l’ortografia).


Tanto valeva titolare: avvocato sorpreso sotto le capaci mani di una masseuse.






giovedì 7 agosto 2014

Gli spot da urlo


Da un po’ una domanda mi assilla: è la calura estiva che scatena i peggiori obbrobri pubblicitari? Credono i creativi che il cervello dei consumatori vada anch’esso in vacanza? È questo l’assunto che li fa sentir liberi di propinarci qualsiasi oscenità commerciale passi loro per la testa?

Per il secondo anno, e stavolta con una classifica più ricca, ecco i piccoli orrori televisivi di stagione.


Quinto posto

La moglie e le altre. Una consorte apprensiva e melodrammatica sorprende il marito in atteggiamento meditabondo. Uditolo pronunciare le fatidiche parole stavo pensando… con artistica pausa ad effetto che lascia adito a un ampio spettro di scelte possibili, si porta la mano aperta al cuore, a rappresentare una fitta da ambasce tumultuose come solo quelle dei patimenti d’amore e immediata replica con voce da tragedia greca: a un’altra donna?

Poco importa che il buonuomo chiosi tranquillizzante che no, non a una specifica ipotetica amante pensava, ma alla categoria muliebre in generale, a milioni di donne, non con mire carnali e adulterine ma solo per l’appagamento dei di loro sensi gastronomici.

Signori pubblicitari, per favore. Un borghese piccolo piccolo la sera al massimo può pensare a che film scegliere senza troppe pubblicità in mezzo, se concedersi il modesto lusso della partita allo stadio domenica prossima o accontentarsi della diretta sul canale a pagamento, se farsi una grappetta o un cognacchino prima di andare a sonoramente dormire.

E signore mogli: non sopravvalutate i vostri uomini. Non sono i Rodolfo Valentino che magari sotto sotto, segretamente, fantasticate che siano. Se vi paiono assorti in trasognate meditazioni, molto probabilmente stanno pensando ai polpacci di Balotelli, non a quelli della signorina Silvani di fantozziana memoria.


Quarto posto

Tra biondi ci si intende. Biondo è Owen Wilson, come l’aperitivo che reclamizza. Parodiando James Bond si strappa di dosso una muta da sub e rivela – oltre a degli abiti impresentabili perfino su un campo da golf californiano – i suoi comici superpoteri presso una piscina ritrovo di nullafacenti.

Apre tappi di bottiglia con un dito, scatena esplosioni di gas rosso e arancio, che investono come getti di iprite (purtroppo non con gli stessi perniciosi effetti) i bighelloni, si sgargarozza nel miglior stile 007 bicchieroni di bibita colorata manco fossero cocktail Martini (shaken, not stirred).

Di questa pubblicità mi intriga immaginare la fase del casting. L’agenzia contatta il biondo attore americano: ci sarebbe da fare uno spot per il crodino. Per cosa?, replica con aria perplessa il nostro. È una bevanda analcolica estiva che piace agli italiani. Ah. Davvero? E perché proprio io? Perché il crodino è biondo, giusto come te. E cosa dovrei fare? L’agente segreto pirla in un consesso di bellone ai bordi di una piscina. Va beh, ho fatto parti peggiori in qualche mio film. Accetto.


Terzo posto

L’idiota al volante. Che in uno sconfinato parcheggio vuoto, dopo un vacuo e ciondolante peregrinare, decide di posteggiare tra le uniche due – mastodontiche – macchine lasciate lì da dei minacciosi brutti ceffi.

Ci deve essere qualcosa di ancestrale che spinge gli uomini a fare branco. Un’amica acuta osservatrice di costumi tempo fa chiosò causticamente un mio parcheggio in aree comuni, quando avevo scelto di fermarmi accanto ad una vettura pur essendoci posti circondati da spazi vuoti. Ma perché voi uomini posteggiate sempre così (sottintendendo: ve ne fregate se poi noi uscendo dobbiamo contorcerci come anguille per evitare tragiche escoriazioni alla sacra vernice dell’amata vettura, alla quale evidentemente voi tenete molto di più che alla salute della nostra schiena)?

Tutto questo per propagandare il modernissimo gadget a disposizione di questa utilitaria: la telecamera posteriore con monitor che mostra il parcheggio quando si è in retromarcia. Ma c’era proprio bisogno di ridurre l’homo sapiens al livello intellettivo del cercopiteco, per vendere qualche macchina in più?


Secondo posto

Inquinamento acustico. Spiegatemi, o copywriters, l’inquietante serie di incongruenze che ho riscontrato nella vostra creazione, ossia:

  1. Cosa ci fanno tre Mariachi su una spiaggia deserta.
  2. Perché l’uomo dello spot non reagisce o dando loro una lauta mancia perché vadano a suonare da un’altra parte, o cacciandoli malamente per aver interrotto l’idillio con l’amata.
  3. Come si spiega che la dolce metà abbia a disposizione un tablet guarda combinazione collegato a internet (si presuppone a costi di roaming stratosferici, vista la location esotica), aperto proprio alla pagina in cui va inserito il codice dell'aromatica e salvifica pasticca protagonista dello spot.
  4. Infine – so che questa è una domanda retorica, ma ciò non mi frena dal porla ugualmente – come si giustifica il loop spazio-temporale che permette alla fortunata fanciulla non solo di vincere seduta stante due cuffie con la sola immissione di un codice desunto dalla scatola dei sullodati dolciumi, ma altresì di averle magicamente e inopinatamente subito a disposizione, come materializzate dal nulla, per preservare gli orecchi con celestiali melodie dai tre assordanti messicani che continuano a fracassare i timpani di cernie e saraghi?


Campione d’estate e primo posto

L’imbecille e il tonno. Tonno perché di tale pesce inscatolato si fa la réclame. Imbecille perché non riesco altrimenti a qualificare un ganimede che, vestito come un pappone marsigliese e come questi fornito di coltellaccio da sbuzzo di rivali nel controllo del meretricio, mentre infuria una tempesta di forza mai vista neppure nei flutti perigliosi del Golfo di Biscaglia, infischiandosene di aiutare i compagni di navigazione che, mal riparati da cerate gialle e bagnati come pulcini, si dannano a sottender funi cercando di salvar la pelle sull’ingovernabile natante, preferisce sbocconcellare pezzetti di tonno estratti in punta di coltello dalla lattina in bella mostra, rischiando nell’ordine:
  • Di conficcarsi, grazie ad una provvidenziale ondata anomala, la lama nel palato molle, con buone probabilità – vista l’inusitata lunghezza dell’arma bianca – di raggiungere il cervelletto e privare di colpo il mondo della sua imbarazzante presenza.
  • Di essere scaraventato fuori bordo con lo spuntino e tutto, e di finire in pasto ai pesci a causa della palandrana zuppa d’acqua che lo trascina fatalmente verso gli abissi.
  • Di sopravvivere indenne alla procella, solo per venir punito alla maniera della Filibusta dai prodi ma indignati argonauti, ignorati nel momento del bisogno a vantaggio dell’inopportuna merenda ittica. 
Naturalmente nessuna di queste fauste ipotesi si avvererà, perché siamo nel regno del buonismo. E dell’imbecillità.





sabato 12 luglio 2014

Amici miei irl

Avete presente la gag dei grandi burloni che nei colli fiorentini terrorizzano un paesello imbalsamato inscenando un finto progetto di transito proprio di lì della futura Autostrada delle Ginestre, con relativa plateale marcatura a gessetto delle case da buttare giù, che si conclude con uno sgonnellante parroco che in preda al panico corre in canonica gridando, presto, presto, sonate le ‘hampane?


Qualche mattacchione deve aver pensato di ripetere la cosa, ma in grande. La metropolitana di Cuneo. Stamani nel corso principale davanti al serioso e faraonico bozzetto del progetto c’era gente che telefonava a casa, commentando a caldo, pensa, arriverà fino a San Rocco...

Ragazzi, per favore. Così vi fate sgamare. Con le fermate che ci avete messo facciamo prima a farla tirare dai cavalli la metrò. Perché chi ne ha presa qualcuna ed ha dimestichezza con le distanze che copre, capirà che ogni trenta secondi sarebbe ferma. Che probabilmente ci vorrebbe più tempo a scendere sottoterra che a farne una tratta. Che infine una metrò che copre a malapena quattro chilometri è utile come un sedere senza il buco.

Comunque complimenti. La mappa è stupenda. Avete fatto le cose in grande: sette linee, trentasette fermate. A non conoscere Cuneo e le sue minuscole dimensioni sembrerebbe perfino verosimile. E poi Foro Boario Nord e Foro Boario Sud è geniale. Pure il sito web avete creato. Proprio ben congegnata come zingarata. Chi lo avrebbe detto che gli epigoni del Perozzi fossero subalpini?





martedì 1 luglio 2014

Creativi all’opera


Un brillante gioco di parole è una delle migliori prove dell'intelligenza umana. Non so resistere al fascino di un calembour ben congegnato.

Purtroppo ogni lingua ha i propri modi di dire, spesso intraducibili. Perciò questa piccola perla scovata in un centro commerciale di Manila la potranno apprezzare solo i conoscitori dell'inglese e delle sue sfumature.

Come meglio avrebbero potuto chiamare una libreria, per rendere l'idea di completezza di scelta e al contempo di ampia frequentazione di bibliofili, il tutto sintetizzato in due semplici vocaboli?


Geniale.




mercoledì 29 gennaio 2014

La vera prova d’amore


Grazie, Giappone. Senza di te una rubrica come Mai più Senza non avrebbe ragione di esistere.

Dopo anni di quieta analisi dei manufatti umani più strampalati che via via trovavano una loro collocazione sul mercato, oggi sento impellente il bisogno di riesumare questa categoria che da troppo tempo trascuravo.

Signori, giù il cappello. Ecco un capolavoro appena rivelato: il reggiseno che si sgancia solo in presenza del vero amore.

No, non è uno scherzo. Credeteci. Quando si parla di Giappone tutto è possibile.

Perfino che degli scienziati pazzi, con un miscuglio micidiale tra tecnologia elettronica e febbri ormonali, abbiano escogitato e creato questo imperdibile oggetto.

Un reggiseno imbottito di sensori capaci di rilevare il battito cardiaco ed analizzare le sue alterazioni dovute al famoso batticuore da innamoramento (diciamo così, se vogliamo tenere la cosa nei binari della decenza e non scadere a livello di Cronaca Vera). Solo in presenza di frequenze cardiache da Cupido in azione il gancetto anteriore si concede all’apertura, per permettere alle due colombe dal disio chiamate di continuare in libertà maggiori e più interessanti esplorazioni...

Pare che tale invenzione non sia in vendita, ma sia solo un gadget celebrativo dei dieci anni d’attività della casa produttrice. Peccato, perché sono convinto che troverebbe una sua nicchia di mercato ed avrebbe certo degli estimatori.

Nel video promozionale la modella, succintamente vestita, resiste alle avances del pretendente di turno che non riesce a sganciare il dannato fermaglio, non essendo evidentemente il fuco nelle grazie della bellona.


Questi inventori sono dei sadici geni del male: come se noi tapini maschi medi avessimo bisogno di ulteriori frustrazioni, dopo aver passato buona parte della vita a combattere con i maledetti ermetici sistemi di chiusura di muliebri reggiseni, spesso tetragoni a qualsiasi tentativo di svincolo, perfino con ripetute e caparbie operazioni a due mani, che talora non sortivano alcun apprezzabile risultato se non un rassegnato sbuffare della partner, che concludeva con un perentorio e umiliante lascia stare, faccio io, e in men che non si dica con una sola mano ritorta dietro la schiena sganciava come d’incanto l’infernale apparecchio, che docile cedeva, mentre sinora si era fatto solenni beffe di ogni nostro pervicace ma vano impegno.

Bravi, giapponesi. Ne sentivamo proprio la mancanza di un nuovo strumento di mortificazione. True Love Tester. Per la donna tecnologica, che non ha voglia di sprecare fiato a dire di no.



venerdì 17 gennaio 2014

Acrobati 3

Mandare un SMS oppure scrivere un messaggio su qualche social network mentre si viaggia in motoretta? A due mani? Si può, si può. Basta essere passeggeri, avendo perfino il comfort del bauletto come schienale a cui appoggiarsi, per meglio tener l’equilibrio mentre si digita. Speriamo non ci tocchi un giorno vederlo fare, ma al guidatore. Al peggio non c’è mai fine.






mercoledì 15 gennaio 2014

Acrobati 2

Un bimbetto in sella ad una moto, con le ciabattine infradito, braccia e gambe scoperte, senza casco e nulla che lo regga se non il proprio equilibrio? Non lanciamoci subito in giaculatorie sull'incoscienza di genitori che trasportano figli piccoli sulla motoretta senza adeguate misure di sicurezza. Nel Sud Est Asiatico questa è una visione non inconsueta, e i bambini locali sembrano aver sviluppato speciali abilità.

Questo pargolo, viste le notevoli doti di stabilità motoristica, forse da grande è destinato a una carriera nelle corse. Perchè capace di reggersi con una mano al giubbotto del padre mentre si ciuccia beatamente il pollice dell'altra, ma all'approssimarsi di una curva a sinistra provvede - solo di sensibilità motoria, essendo totalmente privo di visuale - ad aggrapparsi anche con l'altra mano, per meglio bilanciarsi al piegamento della moto. Data l'età apparente, credo si tratti di puro istinto di sopravvivenza.





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martedì 14 gennaio 2014

Acrobati 1

Ci sono poche cose che un motociclista asiatico non oserebbe trasportare sul proprio mezzo. Un vecchio pagliericcio, completo di piedini, evidentemente non fa parte dell’esigua lista. Purtroppo l'aspetto più straordinario del trasporto dalla fotografia non si riesce ad apprezzarlo.

Questo giocoliere contorsionista, ritratto in Malaysia, stava guidando con una mano sola. Perché l'altra impugnava, mediante opportuna rotazione della spalla all'indietro e all’insù, il bordo superiore del pezzo di mobilio. Per rendere più ardita l’operazione, nemmeno un pezzo di corda assicurava il collo al mezzo: solo quella mano innaturalmente torta.


E appariva totalmente a suo agio: non pareva sfiorarlo il pensiero che una vettura potesse urtarlo, nè che stesse ingombrando mezza carreggiata con il suo gingillo appoggiato sul sellino del motociclo.

Una volta in Cina in uno spettacolo ho visto esibirsi dei motociclisti che ruotavano in tutte le direzioni dentro ad una enorme gabbia sferica d’acciaio, incrociando traiettorie folli. Erano in sei, facevano un fracasso d’inferno e mi era sembrata un’insuperabile prova di demenziale temerarietà.

Ora so che c’è chi compie acrobazie non meno incoscienti, rischiando altrettanto la pelle, probabilmente lo fa gratis o per due quattrini, e non c’è neppure un cane ad applaudirlo. Acrobati anonimi.



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mercoledì 4 dicembre 2013

Veridica Istoria Di S. Barbara

In occasione dell'odierna ricorrenza di Santa Barbara, voglio pubblicare un'antichissima goliardica ode, composta da chissà chi e forse risalente ai tempi della Grande Guerra, che ho ritrovato, dattilografata su carta velina ormai lisa e ingiallita, tra le cose di mio padre, Ufficiale di Artiglieria da Montagna del Regno d'Italia.

Vi avverto: non è una poesia per educande. Anzi, contiene un’equa dose di vocaboli sconci, nonché un’interpretazione quantomeno ardita del martirio della santa. Chi si turba o si scandalizza facilmente, lo invito a smetter di leggere qui.

Ma per gli amanti del lazzo d’antan e della scrittura manierista, questa è una vera chicca. Perché, pensate un po’, quest’ode in versi alessandrini dev’essere stata scritta circa un secolo fa. Certo da qualche ignoto bello spirito dalla penna abile e briosa.



VERIDICA ISTORIA DI S. BARBARA

quale risulta da un mio manoscritto del
XV secolo

De relationibus inter foconem et culatta

Ovidio Nasone

I
Non vi è successo dite, talor di domandare,
O le segrete cause voler investigare,
Che spinser S. Barbara, la vergin casta e pia,
A mettersi a protegger la truce artiglieria?
Se stiamo ai sacri canoni, Barbara fu una santa
Che nacque: al dir d’Orazio, nel 480;
Se stiamo alla leggenda, fu una casta fanciulla
Cui piacevano i pezzi fin da quand’era in culla;
Se stiamo ad una vecchia, ma ignobil tradizione,
Di cui parla Virgilio, Catullo e Cicerone,
Questa dice che Barbara si fosse in gioventù
Fatta chiavar da Cesare, il qual al dir dei più,
Cominciò la carriera con rara maestria
Quale soldato semplice nel primo artiglieria.
Come potete scorgere, son varie le opinioni,
Son molti i testi storici e le contraddizioni;
Io da un vecchio papiro il sunto ho quì ritratto
Del modo vero, autentico di come avvenne il fatto.

II
Il testo mio racconta che Barbara era bella,
Avea le forme splendide e l’andatura snella;
Corvine avea le chiome, di madreperla i denti,
Da far destare un morto, insomma i lineamenti;
Che molto era pelosa sotto ambedue le ascelle,
E dure come il marmo aveva le mammelle,
Ma, o fosse per calcolo, o fosse per pudore,
Non la volea mollare neppure al confessore.
Tale ritegno alfine, fece stizzire Augusto
Al quale, a fil di logica, non appariva giusto
Che in mezzo a tante troie della corte pagana
Facesse la smorfiosa la vergine cristiana,
Onde fece invitare il popolo romano
A ritrovarsi un giorno nel circo di Traiano
Per potere ciascuno, sia plebeo, sia patrizio,
Assistere e concorrere di Barbara al supplizio.

III
Qui mi manca la penna, mi vien men l’intelletto
Come infatti descrivere lo straordinario effetto
Prodotto sulla folla al veder di repente
Nel circo trascinata la vergine piangente,
Tutta ignuda, coperta soltanto, a dire il vero,
Nei punti più preziosi dal suo bel pelo nero..?..
Bisogna figurarsi che nell’ampio ippodromo
C’era un uomo dovunque si può cacciare un uomo;
L’ingresso era gratuito, chè dall’imperatore
Eran state concesse le entrate di favore;
E quando non si paga, ognun questo lo sa,
Poiché non c’è da spendere il popolino va.
Nella gran folla i maschi erano in maggioranza,
Che ammirando di Barbara la pudica prestanza,
Provarono un prurito, e poscia un gran fermento
E sulla punta del membro un serio incordamento,
Ed essendo in quel tempo poco i calzoni in voga
A ogni roman fu visto sollevarsi la toga.
In quella, dalle trombe fu suonato l’appello
E il commissario avendo ben scosso il campanello:
“Cesare Augusto, disse, nella sua gran bontà,
“Vuol che sia tolta a Barbara la sua verginità,
“Ed ordina che, a rendere la festa più imponente,
“L’operazion sia fatta dal membro più potente,
“Chi dunque più tarchiato di voi d’aver lo creda,
“Veder lo faccia e s’abbia la verginella in preda.”
A tai detti i romani non si fecer pregare,
Ma furon solleciti la toga a sollevare,
E cento mila uccelli dell’ippodromo intorno,
Furon visti venire alla luce del giorno
Maestoso spettacolo, che, a dir di Giovenale,
Roma nei dieci secoli non vide mai l’eguale!
Un concorso sì splendido mise nell’imbarazzo
Il giurì destinato a prescegliere il cazzo.
Ma dopo attento esame e minuziosa indagine
Fu premiato uno schiavo nativo di Cartagine,
Che, in mezzo ai battimani e delle trombe al suono,
Fu condotto in trionfo, d’Augusto ai piè del trono.
La verginella intanto tremante se ne stava
D’esser così nuda molto si vergognava:
Con una mano coprivasi del bel seno il candore
E con l’altra celava l’altare dell’amore;
E piamente orava: “Dio di bontà difendi
“L’umile ancella tua da quegli arnesi orrendi;
“Pensa che vergin sono e che in sì picciol foro
“Penetrar non potrà l’uccello di quel toro.”
Il pudico lamento salì diretto al cielo
E Dio, fatto chiamare l’Arcangelo Gabrielo
Gli consegnò un pacchetto, dove c’era involtata
Una polvere stata da lui confezionata,
Dicendo: “Va d’un subito nel circo di Traiano,
“E metti questa polvere di Barbara nell’ano.
“Cerca non esser visto nel far questo lavoro,
“Onde non suscitar l’attenzione del toro.”
La commission fù fatta in men che non si dice,
Mentre che il moro, fattosi dappresso all’infelice,
Si preparava a compiere l’esecrato supplizio,
Presentando l’uccello del foro all’orifizio.
Quì accadde un fatto nuovo, un fatto molto strano,
Che apparve ancor più nuovo al popolo romano
S’intese un colpo orribile, una detonazione,
Che fè tremare il circo fin dalla fondazione,
Mentre che il Moro e Barbara venivan proiettati
Coi membri, dentro il circo, rotti e disseminati.
E i romani fuggendo dicevan: “Perbacco è strano
“Che a un tratto il cul di Barbara si sia fatto un vulcano!”.

IV
Fur dai cristian raccolte della santa le ceneri
E perché dai mortali la martire si veneri,
Si chiusero in un’urna, messa poi fra le tombe,
In mezzo agli altri martiri, giù nelle catacombe.
E forse da nessuno si saria ritrovata
La maniera con cui fu Barbara salvata,
Se un devoto o pudico tedesco cappuccino
Non avesse l’uccello messo dentro al bacino
Dove erano della santa i resti conservati
A scopo di purgarlo dei molti suoi peccati.
L’uccello, nell’uscire dall’urna benedetta,
Avea la punta carica di una polve brunetta,
Che analizzata e posta sotto lavorazione
Fu trovato esser polvere da cannone,
Ricostrutta la storia e visto che il pacchetto
Venne messo dall’angelo in quel certo luoghetto
Gli artiglieri deciser di chiamare culatta
Il luogo ove la carica in general s’adatta.

V
Di tutto questo, ditemi, qual’è mai la morale?
Lo schiavo, non avrebbe fatto il salto mortale
Se prima d’introdursi nel buco antirestante
Avesse messo un dito in quello retrostante:
Onde a giusta misura prescrive l’istruzione
Che chi scovola il pezzo, turi prima il focone.



domenica 11 agosto 2013

Ispirazioni oniriche

Talvolta certi racconti prendono forma nei sogni. La mattina, quelli che mi ricordo ancora, ho l’urgenza di buttarli giù, prima che li perda nei meandri della memoria. Il mio amore per i formaggi stanotte ha preso delle forme inaspettate. Vedevo dei personaggi. Erano dei camerieri. Ognuno aveva un latticino a cui si abbinava.

Lo squacquerone – inconsistente ed amorfo come il detto cacio. Vagola per la sala senza un apparente perché. Quando gli altri si caricano di pile di piatti sporchi da ritirare, lui spilluzzica due o tre stoviglie qua e là, da clienti scelti a caso, e poi impegna percorsi tortuosi e illogici per tornare in cucina. O è timido o ha la testa altrove, perché non c’è verso di incrociare il suo sguardo, per pura necessità alimentare e non per desiderio di socializzazione. Per la legge di Murphy, il suo vassoio si svuota sempre all’ultimo commensale del tavolo prima di voi. Al che scompare in cucina e probabilmente riceve una telefonata da un aborigeno australiano, perché se ne perdono le tracce per un buon quarto d’ora. Lasciandovi ai morsi della fame, acuiti dai gridolini di apprezzamento dei vicini che stanno gustando deliziose specialità. Loro. Maledetti. Si ritiene debba essere un parente intoccabile o un raccomandato – o entrambi. È l’unica spiegazione che giustifichi la sua inane presenza in mezzo a colleghe che trotterellano servendo a ritmo di valzer, mentre lui sembra fermo ai lenti da discoteca anni settanta.

Il gorgonzola – la similitudine con il vivace formaggio padano è puramente olfattiva. Non si capisce se sia colpa della divisa, in grave ritardo sulla tabella di marcia verso la tintoria, o se dipenda direttamente da lui. Fatto sta che il suo avvicinarsi al tavolo è palese perfino ai ciechi. Altrimenti innocuo, e talora addirittura solerte, questo handicap lo rende inviso alla maggioranza dei commensali, costretti ad apnee tipo Maiorca in attesa che sia terminata la somministrazione degli antipasti misti dalla guantiera – con conseguente e fatale ampia sbracciata verso i piatti e ostensione ravvicinata dell’ascella mefitica. Tale situazione può assumere conseguenze letali in estate, in locali privi di aria condizionata.

Il parmigiano – il re dei formaggi per il re dei camerieri. La sua lunga militanza nel solito ristorante ne certifica l’indiscussa autorevolezza. Fatevi consigliare, sempre. Lui ha l’occhio lungo in cucina, e sa cose. Se vi raccomanda il pescato di paranza, lasciate perdere l’orata. Se vi propone i funghi trifolati, non insistete con una banale milanese. Un suggerimento non accolto può causare reazioni a catena. Perché il re è spesso permaloso e si offende se i suoi pregevoli pareri non sono accolti con approvazione e gioia dai commensali, o peggio ancora vengono snobbati a favore di banalità culinarie che lui rifugge come un panino di McDonald e la cui associazione con la sua ieratica figura lui trova disonorevole, al punto da mandare in sua vece il garzon giovine, per recare agli indegni deschi tali vergognose refezioni. Alla fine del servizio non dimenticate una generosa mancia, se avete intenzione di tornare di nuovo in quel ristorante. Non perché il re ne abbia necessità – è solo un concreto segno di apprezzamento. Inchini e riverenze, pur essendo anch’essi correnti gesti di omaggio all’autorità regale, non sortiscono purtroppo gli stessi benefici effetti presso re parmigiano. Quindi mano al portafoglio, tirchiacci.

E infine...

La mozzarella – fresca, giovane, allegra e gradevole. Come una vera mozzarella appena plasmata dalle mani sapienti del mastro casaro. Serve col sorriso sulle labbra. Ringrazia lei se riceve un piccolo gesto di cortesia dai clienti. È rapida ma aggraziata. Ogni portata è accompagnata da una parola gentile. Indossa un paio di occhiali troppo grandi su quel musetto simpatico. Se lavorasse negli Stati Uniti e non in questo paese di avaracci farebbe una fortuna in mance. Come gli altri ritratti, non è un personaggio immaginario. Ed è l’unica di cui dirò di più: si chiama Camilla, l’ho conosciuta ieri sera in occasione di una pizzata e lavora in un locale sul lungomare versiliese. Avremmo bisogno di tante Camille in Italia: sarebbe un paese migliore.




sabato 3 agosto 2013

De Bello Civili

Il bon-ton del nuovo guerrigliero urbano – scritto a quattro mani da Sandro Bondi e Lina Sotis.

Invece della vetero-comunista P38, alle manifestazioni di piazza si consiglia di portare la propria dichiarazione dei redditi da nullatenenti. Che notoriamente fa molto più danno alla comunità di una pistola con soli sei colpi, spesso imprecisa e oltretutto complicata da usare.

Gettare sampietrini estirpati dall’impiantito urbano non solo è volgare, ma si rischia sempre di rompersi un’unghia mentre si tenta di svellerli o di slogarsi un polso all’atto del lancio. È preferibile - e molto più efficace - sbattere in faccia alla gente che non arriva a fine mese le chiavi del proprio yacht battente bandiera panamense e prudentemente ormeggiato a Malta.

Le barricate sono superate vestigia delle rivoluzioni dei secoli passati. Il vero barricadero à-la-page salirà sulla portiera aperta del proprio SUV intraversato sulla strada, possibilmente un Hummer esentasse targato CH (non Chieti) che nemmeno una orda di unni sarebbe capace di ribaltare, e da questo lancerà invettive verso la marmaglia operaia, che al massimo potrà controbattere dal basso di qualche Duna scalcagnata.

Mai fare l’errore di presentarsi ad una matinée di protesta in giacca e cravatta, o ad una première di contestazione serale con maglione di cachemere o una giubba in tweed adatti invece ad una ribellione campagnola. Ogni evento avrà il suo coordinatore d’immagine, una specie di buttafuori da discoteca, che ammetterà alla lotta di classe solo chi dimostrerà che la classe ce l’ha nello scegliere la mise giusta per ogni occasione di sommossa.

Per i cocktail molotov (no, razza di testoni, non sono degli apericena organizzati da Putin, sono delle armi improprie) si raccomanda di usare bottiglie di Martini dry o di champagne millesimato, che quelle orribili bottigliacce proletarie piene di cherosene puzzano da morire e lasciano le mani tutte sporche e unte. Magari l’effetto non sarà proprio lo stesso, ma vuoi mettere il profumo che lascerebbe addosso alla plebaglia maleodorante una bella doccia da una magnum della vedova Clicquot?




sabato 13 luglio 2013

Sussurri e grida - 3

Fatemeli conoscere. Vi prego. Voglio dare un volto a quegli ineffabili creativi (stipendiati dai consumatori con l’acquisto delle relative merci) artefici di certe pubblicità.

Continuo a ripeterlo: so che c’è di peggio, al mondo. Ma non si può proprio fare a meno di vedersi ammannire, con pervicace frequenza televisiva, le seguenti réclames?

Nell’ordine di insopportabilità, una personale hit parade dell’estate 2013. Gli spot da urlo. Il mio, di disgusto, seguito dall’immediato e salvifico cambio di canale. Anzi, meglio ancora: spegnere il tutto, andare a fare due passi, aprire un bel libro, chiamare un amico che non senti da tempo.


Terzo posto
Lo spot: un imbranato di proporzioni epiche arranca goffamente nella rena, palla al piede (si fa per dire), facendo tutto il contrario di quello che perfino un bambino di cinque anni saprebbe fare per cercare di andare a segnare un gol. Colonna sonora: un radiocronista dai toni sempre più concitati ed eccitati che racconta un’azione memorabile, degna di un Italia Germania quattro a tre. In sincrono col fatidico grido gooool!!, l’incapace frana mestamente a terra, ciccando la palla a due passi dalla rete.
Cambio di scena: viene inquadrato uno sfaccendato seduto per terra. Per dimostrare la sua confidenza con le nuove tecnologie si è portato in spiaggia il tablet, che oggi non sei nessuno se non ce l’hai e soprattutto se non lo esibisci nei luoghi più inidonei. Incurante di mare, sole e aria salsoiodica, lui nemmeno lì può rinunciare alla visione dei suoi beniamini in mutande colorate. Questo spiega l’apparente incongruità tra sonoro (football professionistico) e azione visiva (brocco terrificante). Il lobotomizzato da calcio su mini schermo lancia un languido sguardo da approccio (ehi, non vedi come sono figo?) a una bellezza al bagno. La quale prontamente si alza e va a sedergli vicino.

Condannabile perché: la giovane concupita, non appena resasi conto di ciò che il bighellone sta osservando, invece di mandarlo immediatamente a quel paese (ma vedi tu questo imbecille: pure a luglio, quando campionati, coppe, amichevoli e tornei aziendali sono finiti, insiste a guardarsi le partite invece di godersi la giornata al mare) e andarsene schifata, resta lì, mostra crescente confidenza e piacere della compagnia, addirittura pare ostentare interesse per le sorti del match. Nel mondo reale: non esiste. Per fortuna.


Secondo posto
Lo spot: L’intervista a Uma Thurman. Un pischello di giornalista (certamente da rotocalchi scandalistici) siede di fronte alla Duse di Tarantino. Il tapino emana insicurezza e inadeguatezza da ogni poro – oltre a quantità inammissibili di sudore. Lei, maliarda ma eterea e irraggiungibile come un’imperatrice cinese, lo guarda con infinita compassione.
Poche, ininfluenti battute, fino al calembour colonna portante dello spot. Uma sussurra, con voce suadente, la marca della bevanda. Lui rimane interdetto e - a causa della evidente abissale ignoranza di qualsiasi lingua che non sia l’italiano - equivoca: si illude che lei gli stia facendo delle profferte. E osa pure chieder conferma della cosa: Uma, stai parlando di sesso?

Condannabile perché: uomo dall’ascella pezzata, dimmelo. Tu a casa non ce li hai mica gli specchi, vero? Oppure fai parte di quella cospicua maggioranza di maschi che, pur essendo dotati del sex-appeal di un bradipo, credono normale che non solo una casalinga di Voghera, ma addirittura un’attrice di successo già faccia loro proposte scandalose a pochi secondi dalla loro conoscenza? Ragazzi, diamoci una ridimensionata. Un po’ di autostima fa bene. Ma l’autocritica dove l’abbiamo dimenticata???


Réclame regina
Lo spot: spiaggia piena di gente, indaffarata a sembrare in vacanza. Annunciato da musica angosciante tipo Squalo due la vendetta, ecco il dramma. Una decerebrata si accorge di avere un’orrenda imperfezione: il suo tallone è squamoso come la livrea di un tirannosauro. Attorno alla superstite di Jurassic Park si fa il vuoto. Gli altri bagnanti lanciano urla disumane fuggendo terrorizzati, come se invece di aver visto un piede malconcio si fossero improvvisamente imbattuti nell’intera fauna estinta di Isla Nublar.

Condannabile perché: signori, rivediamo un po’ priorità e reazioni. Ci sono molte cose al mondo che giustificherebbero una folla urlante (di indignazione, di raccapriccio, di orrore, di rabbia). Ma nessuna di queste ha a che vedere con le estremità screpolate di una donzella al mare.




domenica 17 marzo 2013

Figlie di un dio minore

G.A. Avanti, modaioli. Cosa vi fa venire subito in mente questa sigla? Ma certo. Il nostro Armani nazionale, il gorgeous Giorgio, come lo aveva definito parecchi anni fa la copertina di Time.

Ma G.A. erano anche le iniziali dell’Avvocato per antonomasia.

Qualche cinese, certo dotato di senso dello humour, ancor prima che di senso degli affari, deve aver pensato: perché non mettere insieme le due cose, per dare un inconfondibile e superiore senso di italianità alle mie cinghie?

Signori: ecco a voi Giorgio Agnelli. E le sue cinture. Che per inciso, per non essere nemmeno di pelle – anche se la menzognera stampa all’interno giura il contrario – non sono manco economiche. Only in Singapore shopping centres.





venerdì 22 febbraio 2013

Pantere sì, gatti no

Avete mai visto un gatto rosa? Nemmeno io. Quindi è quasi inconfutabile che l’estroso proprietario di questo negozio non avesse in mente dei felini quando ha deciso di scegliere il garbato nome dell’esercizio.


Sempre a Bangkok. Dove altro, se no?




mercoledì 20 febbraio 2013

Il Divin Codino torna a scuola

Il titolare di questa sartoria di Bangkok temeva di incorrere nelle ire dei vecchi fans del codino un tempo più famoso d’Italia? Si è peritato a sfruttare spudoratamente un nome celebre, al punto da storpiarlo? Ha voluto con questa brillante trovata esorcizzare passati problemi scolastici? La formula del calcolo dell’area del cerchio gli provoca tuttora incubi notturni e sudori freddi, a causa di lontane estati trascorse a ripassare geometria da portare a settembre? Non lo sapremo mai. Fatto sta che l’ennesimo indiano mi invita con insistenza ad entrare nel suo negozio per farmi fare un vestito su misura.


Come minimo mi sarei aspettato che mi prendesse le misure col compasso.




venerdì 15 febbraio 2013

Personaggi

Terza e ultima puntata, segue da... qui.

E per concludere il trittico sul Carnevale di Viareggio, alcune maschere in carne e ossa.



giovedì 14 febbraio 2013

Menzione speciale

Seconda puntata del corso mascherato di Viareggio.

Né imponente né stracolmo di effetti speciali. Ma merita una menzione perché geniale fin dal titolo e tutto a portata di mano. Un piccolo veliero e il suo equipaggio: I tirati dei Caraibi.

Eccoli, in ordine sparso, alcuni dei più noti “tirati”.




Continua... qui.