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mercoledì 24 dicembre 2014

M** Bun


C'era una volta un piccolo locale di nome mac bun, che in piemontese vuol dire semplicemente “soltanto buono”. Dove soltanto, nel sobrio stile savoiardo, sta per proprio: proprio buono. E siccome vendeva svizzerine di carne messe dentro a dei panini, un brutto giorno una nota multinazionale del cibo (si fa per dire) rapido da di là dell'oceano, non conoscendo il dialetto piemontese, si sentì offesa da questo apparente scimmiottamento e decise che l'onta andava lavata, non col sangue, ma con la rimozione della similitudine.

E poiché le multinazionali hanno potenza di fuoco a sufficienza da vincere contro i piccoli Davide armati solo di vivande proprio buone e niente più, finì che qualche tribunale sentenziò che davvero di scimmiottamento si trattava e che quindi quell’insegna andava cambiata.

E fu così che da allora l’onesta bottega subalpina si chiama M** Bun. Giusto qualcuno non si accorgesse della differenza, nonostante la bontà della carne.

Tutto questo per dire cosa? Per porci una semplice domanda: ma non sarà che per caso noi italiani siamo un po’ succubi delle multinazionali? Perché se no non si spiega come a Tokyo sia possibile vedere, serenamente esposta nel dedalo di negozi proprio sotto la stazione ferroviaria centrale, questa insegna di un venditore di hamburger.


Dai, andate voi a far causa a dei giapponesi a casa loro. E vediamo chi vince stavolta, se Mc Donald o Mc Daniel. Mi sa che sarebbero gli americani a far la fine di Golia, anche se il fromboliere si chiama Daniele e non Davide.




giovedì 28 agosto 2014

Tragedie americane


In Arizona un trainer di un poligono muore mitragliato da... una bambina di nove anni. Nove. E la chiamano tragedia. Le vere tragedie sono altre: laggiù è normale che una coppia di genitori in vacanza per divertirsi non trovi di meglio da fare che andare a sparare a delle sagome (e non stiamo parlando di un lunapark coi suoi sgangherati fucilini ad aria compressa). Non solo: è normale che si portino appresso - a scopo educativo - una figlioletta di nove anni. Di più: è normale che la suddetta, invece di baloccarsi con bambole o videogiochi tascabili da fanciulle, possa avere accesso alla zona di tiro. È normale, infine, che le venga messo in mano un Uzi, una mitraglietta che spara a raffica, e che venga incoraggiata a testarne le più nefaste capacità.

La tragedia è che questo episodio sia solo percepito come un disgraziato incidente di percorso, una fatale imprudenza dell'istruttore. Esperti ora dichiarano: non si può mettere in mano un Uzi ad una bambina di nove anni...

La tragedia è che la frase non finisca qui, come buon senso e sensibilità suggerirebbero, ma continui cosí: ... aspettandosi che sia in grado di controllarlo.

Dai. Come puoi confidare che una bimbetta, oltretutto anche un po' gracilina, riesca a tenere, a mano libera, un fucile mitragliatore sulla corretta linea di tiro? Che pretese, signori istruttori! Mica sono tutti dei rambo questi turisti della sparatoria fai da te!

Capite: non viene considerato profondamente immorale e sbagliato che un'arma automatica e letale venga spacciata per un divertente gioco agli occhi ancora innocenti di una bimba. Non è scandaloso e osceno che questa povera fanciulla si sognerà di notte l'immagine del tizio mentre gli fa saltare le cervella, in perfetto stile Pulp Fiction, roba da fare invidia a Tarantino. Non è vergognoso che la madre stesse orgogliosamente filmando l'edificante scenetta, come si fa coi figli quando si tuffano in piscina o costruiscono un castello di sabbia in riva al mare, del tutto inconsapevole che stava per riprendere un assassinio.

No. Tutto questo negli Stati Uniti continuerà ad esser normale. Fino al prossimo impallinamento. Ecco la vera tragedia: che nulla cambierà.

Lobby delle spingarde 1 - Vita 0. Palla – di fucile – al centro.





domenica 25 agosto 2013

Bussole viventi

Mettiamo che il destino vi abbia fatto nascere in una famiglia il cui nome è un punto cardinale. E che voi e vostra moglie siate entrambi personaggi dello show business – roba da rotocalchi e reality televisivi – in America. Mettiamo infine che il vostro matrimonio venga allietato dall’arrivo di una frugoletta.

Quale genitore sarebbe così crudele da imporre alla neonata un altro punto cardinale come nome proprio? Lo so, sembra una barzelletta. Purtroppo non lo è. La pargola del signor Kanye West – e della signora Kim Kardashian – è stata chiamata North. Che legato al cognome, la rende North West. Praticamente Nord Ovest. Questa povera figliola – sempre che raggiunta l’età della ragione non lo cambi, stufa di esser presa in giro dai compagni di classe – si porterà appresso un appellativo che fa pensare più ad un’arteria periferica di grande scorrimento che un nome di fanciulla. Prendi la nord-ovest, che fai prima, in centro ci sono sempre ingorghi. E poi chi ha deciso che il nord è femminile?

Se il matrimonio durerà a sufficienza da mettere in cantiere altra prole, c’è da sperare che non vogliano completare il trittico, aggiungendo anche Sud Ovest e Est Ovest. Ci sono già dei meteorologi e dei nocchieri pronti a dar battaglia, rivendicando ai propri mestieri il corretto uso di tali denominazioni da rosa dei venti.




giovedì 2 maggio 2013

Pum pum! Sei morto! (sul serio)

Chi è causa del suo mal, pianga se stesso. Non trovo un detto più adatto, per commentare la notizia di quel bambino – di cinque anni – che nel Kentucky ha ucciso la sorellina – di due – con un fucile.

Ma non un fucile mal custodito da genitori negligenti e sconsiderati. No. Proprio il suo fucile.

Allora mi vengono alcune domande, che sarebbe bello trovassero risposta.

Americani: è normale che un bambino di cinque anni debba già possedere un fucile? Autentico? Con tanto di proiettili? Avete presente la comprensione della realtà di un bimbo di quell’età? La sua capacità di giudizio critico? La sua percezione di azione e reazione, di vita e di morte?

E ancora: con quali aspettative dei genitori regalano al figlio - di quattro anni, perché non erano due giorni che l’armina girava per casa – un fucile, sapendo che è fatto apposta per ferire e per ammazzare? E per non farsi mancare nulla, con tanto di munizioni? Ben consci che in famiglia, oltre al piccolo armigero, c’è anche una bimbetta di due anni? Perché non avete regalato anche una pistolina a lei, così almeno poteva difendersi?

E non pensate che affermare, quasi a giustificarsi: non sapevo che ci fossero ancora cartucce nel fucile, sia una dichiarazione di resa della vostra missione di genitori? Ancora? Quindi il fucile non era un oggetto inanimato, per far finta di giocare alla guerra, nascondendosi dietro il divano e facendo pum pum con la bocca. Lasciavate un figlio in giro per casa con un’arma carica: non vi è mai passato per la testa che qualcosa prima o poi sarebbe potuto succedere? Mai temuto, nemmeno per un momento, che potesse giocare alla guerra sul serio, ignorandone innocentemente le conseguenze funeste?

Inoltre, cari americani: trovate logico, giusto, perfino divertente che debba esistere un sito dove sono in libera vendita armi formato giocattolo, peccato che siano vere? E che lo stesso sbandieri lo spensierato motto “My first rifle”, così come da noi si pubblicizza il primo orologio o la prima bicicletta per bambini? Che queste armi mortali debbano essere farisaicamente travestite da giocattoli, colorandole di rosa per le bambine? Ma dai. Siamo seri. Un fucile non è la casa della barbie.

Voi che siete fissati con le avvertenze sull’uso di qualsiasi oggetto casalingo, sortendo effetti comici come scrivere su un ferro da stiro attenzione! diventa caldo durante l’uso, oppure non introdurre gatti o bambini, sull’oblò di una lavatrice, ce l’avevate scritto: attenzione! può uccidere se lasciato in mano ad un bambino di cinque anni incustodito, su un fucile venduto appositamente per i minori? Ma scritto bello grosso, che attragga l’attenzione distratta dei genitori, visto che il povero innocente a quell’età non saprà ancora leggere – ma è grande a sufficienza, nel giudizio scriteriato dei suoi tutori, da impugnare un’arma. Vera. E carica. Robe da matti.

Molto probabilmente queste rimarranno domande retoriche e non cambieranno lo status quo. E forse troveranno un’ottima percentuale di gente, di là dall’oceano, pronta a rispondere che sì, il loro è un diritto inalienabile, quello di possedere delle armi da fuoco, sì, anche automatiche, e che quei genitori sono stati solo imprudenti, e non deficienti a regalare un fucile al proprio figlio – ripeto, di cinque anni.

Fatemi capire: non avete ancora superato la sindrome del far-west? Avete bisogno di girare col cinturone e la pistola come nei film di Sergio Leone? Vivete in una terra così pericolosa da accogliere con il fucile imbracciato qualsiasi viandante che osi passare davanti al vostro vialetto ghiaioso? Avete una polizia così poco efficiente da aver la necessità di difendervi da soli da banditi che evidentemente pullulano come formiche, vista la diffusione capillare di schioppi, pistole e mitragliere presso il popolo in generale? Non mi sembra. Eppure limitare (proibire equivale ad un intoccabile tabù) il possesso di armi ai privati è come scalare l’Everest a mani nude e senza bombole. Chiunque ci provi soccombe – politicamente parlando.

Leggendo di questo povero bambino, vittima delle circostanze quanto sua sorella, mi è tornato alla mente quando io avevo la sua età. Anch’io avrei voluto in regalo da babbo natale una pistola giocattolo. Ma quel saggio uomo di mio Padre disse poche, irrefutabili parole, la cui potenza educativa capii solo crescendo. Da vecchio ufficiale del Regio Esercito, disse: in guerra le ho usate abbastanza io le armi. Non voglio che mio figlio cresca con in mano una pistola. Nemmeno giocattolo. E mai ne ebbi.

Forse in America ci vorrebbero più uomini come mio Padre.




sabato 31 marzo 2012

Questo pazzo, pazzo mondo - 2a parte

Continua da ieri.

Scialacquare.
Vi avanzano cinque o dieci mila euro e non sapete dove buttarli? Ecco una simpatica proposta per quest’estate. Andate a vedere una semifinale degli Europei di calcio in Ucraina.

No, gli organizzatori non sono impazziti. E nemmeno i bagarini, o le linee aeree che costà portano. In compenso, gli operatori turistici di Donesk si devono essere guardati fra di loro e, dandosi di gomito a vicenda, avranno detto: ragazzi, ma quando ci ricapita un’occasione così nella vita, di avere orde di beoti pronti a spendere e spandere per vedere i propri beniamini in brachette?

E così una camera d’albergo vicino allo stadio, che di solito si rimedia con 42 euro a notte, nelle notti magiche (per i padroni dell’hotel) viene offerta a 3600 euro. Sì, avete contato bene gli zeri. No, non ci sono virgole in mezzo. Sono proprio tre mila e seicento euri. Troppo caro anche per il tifoso più accanito? Ci sono ottimi campeggi dove dormire per terra in una canadese. Un vero affare: solo 120 euro a notte.

Insomma, hanno fatto una tale esorbitante figura da ladri approfittatori che una moltitudine di loro concittadini, indignati (e già irreggimentati in un gruppo di Facebook), stanno proponendo ai turisti in arrivo per le partite di pallone di ospitarli gratis a casa propria.

Se è vero, questo sì che varrebbe la pena di farlo. Non per l’evidente risparmio. Per capire davvero – seppur per poco tempo – come vive la gente comune laggiù. Questa sarebbe la vera vacanza che arricchisce. E a quel punto chi se ne frega di ventidue giovinastri viziati che corrono avanti e indietro per un prato, rincorrendo in calzoncini una palla di plastica?

Only in USA.
Per concludere in bellezza (si fa per dire): avete presente Trayvon Martin, il ragazzo nero ucciso a pistolettate in Florida da un componente di una ronda a cui non era andato a genio il suo aspetto? Ma vi pare normale che i suoi genitori, adducendo la farisaica giustificazione di voler proteggere l’immagine del defunto dallo sfruttamento da parte di terzi, abbiano fatto... richiesta di brevetto per le frasi “Giustizia per Trayvon” e “Io sono Trayvon”???

A tutti i Trayvon ancora vivi e vegeti degli Stati Uniti: occhio a quello che vi lasciate scappare di bocca. Un domani vi potrebbe arrivare una citazione per lesa proprietà intellettuale, perché qualcuno vi ha sentito declinare le vostre generalità sollecitato da un agente di polizia.

Questo pazzo, pazzo mondo. Riesce a sorprenderci ogni giorno. Mica un compito facile. Eppure...