venerdì 3 dicembre 2010

Robocat

C'è della perversione emotiva in quello che ho visto in una vetrina. Apparentemente dei peluche di gatti. A dimensione naturale. E non in una normale vetrina di negozio. Ognuno dietro ad una porticina a vetri con strani congegni luminosi. Proprio così. Una intera parete di gatti in vendita, scegli il colore, paghi con la carta di credito e ti porti via il giocattolo. Ma il prezzo non quadra, neppure per gli iperbolici standard giapponesi. Neanche in centro a Tokyo un animale di peluche può costare 300 euro. Nemmeno se ti offrono il triste lusso di decidere di comprarlo alle quattro di mattina, davanti ad una macchina che sembra un bancomat che dispensa gatti anziché contanti. Cerco una spiegazione. Ed ecco il dramma. Non è un semplice ninnolo da regalare ai figli o alla giovane amante. È – parole testuali lette su una scatola che illustra le molteplici ragioni per cui è bello acquistare tale arnese – un robot dalla forma di gatto. Siamo alla falsificazione delle emozioni. Lo stile di vita odierno, ammonisce il messaggio, non ci permette di tenere un animale da compagnia. Bisogna nutrirlo e ripulire i suoi bisogni (ma va'? non hanno ancora creato un animale che non mangia e quindi non caga? Strano! Magari ci stanno lavorando su...). E poi – proseguono gli infami – quando si viaggia come si fa? E i condominii che non ammettono cani o gatti? Però sai che quando torni a casa è bello avere un animale che ti aspetta, ti miagola e ti fa le fusa se lo accarezzi. Fa bene al tuo spirito (spirito? Quale spirito?). E allora? Ecco la soluzione!! Comprati un bel robot felinomorfo che non mangia, non sporca, non graffia le tende e soprattutto non ti fa avere guai col padrone di casa!

Che tristezza. L'autoinganno dei sentimenti. Una società che tollera, giustifica, incoraggia la vendita di succedanei meccanici di animali che – solo se autentici – potrebbero offrire affetto e attenzioni. A gente che finge di godere di fusa e miagolii elettrici.

Ma c'è di più. Oggi prosperano (più di cento nella sola area urbana di Tokyo) le agenzie dove si affittano i cani a ore. Puoi portarlo a spasso, fargli fare la cacca (nel prezzo sono compresi guanto e sacchetto, alla bisogna), oppure esibirlo al bar con gli amici come l'ultimo gadget che neppure possiedi, ma è tassativamente proibito dargli da mangiare. Anche se lo porti al ristorante e la povera bestia guaisce e fa gli occhi languidi, vietatissimo.

Spiegano che tale barbara moda serve a soddisfare il fabbisogno della gente che vorrebbe un cane ma non può tenerlo, o non ha abbastanza tempo e dedizione per averne uno proprio.

E al fabbisogno del cane di trovare una persona – una, non mille, ogni giorno una differente – da identificare come padrone, a cui fare le feste quando torna a casa, a cui chiedere col muso una carezza alla sera, a cui leccare la mano, a cui provare la propria fedeltà e devozione, a questo non ci pensa nessuno? Allora sono meglio i robot a forma di gatto, piuttosto dei cani prostituiti a ore. Ognuno è libero di comprarsi un automa che faccia finta di volerti bene finché durano le pile, ma per favore non maltrattiamo i sentimenti degli animali in carne e ossa!

Prima pubblicazione : 2 giugno 2007

8 commenti:

  1. Salve
    oggi nuova vittima della banda parcheggiotto....

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  2. Sebbene sia in pieno un OT, lo accetto volentieri e sottoscrivo, perchè l'iniziativa è lodevolissima e degna di diffusione a livello nazionale. Non si fa mai abbastanza per educare gli arroganti che non rispettano i disabili ed i loro diritti!!

    Dunque cliccate sul nome sopra e visitate: Banda Parcheggiotto. BRAVI!!

    HP

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  3. Tuning canino
    Purtroppo, ci sono i fortunati che possono tenere un cane.
    Tempo, dedizione ? Brutti "Otaku" ! Non mi rompete le...non voglio più essere preso in giro abbaia il cane...
    Sono un cane, non ho bisogno di essere personalizzato, dovrei dire piuttosto "customizzato". A cosa mi servono gli occhiali, il cappello, l'abito, il bicchiere, il dentifrice, il letto, il passeggino per andare fuori....
    http://www.rakuten.ne.jp/gold/pet-para/
    Alex

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  4. Ciao Alex,

    grazie del commento. Sì, questa è un'altra delle manie giapponesi. Quella di "arredare" un cane con vacue e costosissime suppellettili. Ho visto in centro a Tokyo un negozio griffato (che parola orribile, vero?) che vendeva cappottini per cani a prezzi da boutique. Roba che un indiano sotto la soglia di povertà ci campa per un anno con quei soldi.

    Per non parlare degli occhiali da sole, la cuffietta per la pioggia, le quattro moffoline per non sporcarsi gli zampini quando è bagnato per terra (quest'ultimo visto anche a Singapore).

    Livello dignità residua del cane: zero! Povere bestie...

    Buon weekend, a presto,
    HP

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  5. teseas@yahoo.it4 dicembre 2010 15:55

    Credo che alla base di questa recente cinofilomania ci sia un desiderio di imitare, male interpretandoli, i costumi dell'Occidente evoluto.
    Povere bestie, chi paga lo scotto di queste nuove mode sono sempre loro, le bestie, o maltrattate o carnevilzzate, mA, temo, ancora non AMATE.
    Tesea

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  6. ciao Tesea,

    sì, amare è un sentimento raro nell'estremo Oriente, figurati se applicato agli animali. O perlomeno hanno modi totalmente diversi dai nostri per manifestarlo.

    Che i cani e i gatti non abbiano di che patirne, però. Che possano evitare sia le torture degli insensibili che l'esibizione carnascialesca da parte di animi privi di senso della decenza.

    Grazie del commento, a presto,
    HP

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  7. "Fa bene al tuo spirito (spirito? Quale spirito?)."
    Penso che il punto sia proprio questo... E chissà che tra qualche anno in queste allucinanti vetrine non si trovi anche una vasta scelta di "spiriti in vendita"

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  8. Ciao Eva,

    dai giapponesi puoi aspettarti veramente di tutto. Chi è capace di autoingannarsi non avrà problemi a mercificare l'anima finta che gli rimane dentro...

    Grazie del commento, a presto,
    HP

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