mercoledì 1 dicembre 2010

Felini infelici - 2a parte

Segue da ieri.

Nirmal si è trovato, qualche anno fa, a tu per tu con una tigre, nella giungla dell’India settentrionale. Se ha la fortuna di potercelo raccontare è perché lui e i suoi due amici, mentre una tigre ringhiava loro contro da quattro metri, hanno saputo – invidiabilmente – mantenere la calma ed indietreggiare lentamente, senza gesti o scatti improvvisi che potessero esser letti come una minaccia. La bestiola era stata semplicemente disturbata nel sacrosanto esercizio della pennichella pomeridiana. I ruggiti sono stati un cortese avvertimento, prima di passare alle vie di fatto. Ma se i tre fossero scappati a gambe levate, come l’istinto di ognuno avrebbe suggerito, molto probabilmente l’attacco – che non c’è stato – sarebbe scattato. L’uomo sta alla tigre come il topo al gatto. Una preda, per sopravvivere, deve capire ogni messaggio del predatore. E sapere come agire.

Tutto questo il lavoratore azzannato dalla tigre bianca a Singapore era tenuto a saperlo. Il suo comportamento può solo far pensare a un suicidio compiuto in maniera spettacolare. Con tanto di pubblico pagante.

Ma perché, si interroga Nirmal, tenere in uno zoo degli animali usati come oggetti da esposizione? E più nello specifico, ha senso ostinarsi a moltiplicare qualcosa che in natura è un’eccezione, una stramberia cromosomica? Le tigri bianche, da quando il primo cucciolo fu trovato e catturato in India nel 1951, sono state fatte riprodurre fra di loro in cattività, per un mero scopo commerciale: attrarre visitatori negli zoo che dispongono di tale rarità. Ma si tiene nascosto che tale processo ha causato molte morti e deformità nei cuccioli nati da una forzata, innaturale selezione.

Sebbene Singapore sia meglio della maggioranza dei giardini zoologici del mondo, per l’ampiezza e la pulizia degli ambienti in cui alloggia gli animali, e per come cerca di educare i visitatori (normale, per una nazione che si porta appresso il sarcastico nomignolo di nanny state, lo “stato tata”, che pensa a tutto e legifera persino su come la gente può o non può fare all’amore), il risultato alla fine non cambia. Le bestie tenute in cattività si annoiano e soffrono di stress. Anche un albergo a cinque stelle diventa una prigione, se sei costretto a passarci l’intera vita, e ti viene proibito di uscirne anche solo per cinque minuti. Pensateci.

Parlando di animali sfortunati. Dieci anni fa ho avuto la malaugurata idea di visitare lo zoo di Pechino. La prima volta che avevo l’opportunità di vedere un panda dal vero – sia pur dietro una cancellata – e la curiosità era più forte di me. Non l’avessi mai fatto. Sono uscito da quel luogo infame con un profondo senso di indignazione nei confronti degli uomini. Due tristi plantigradi bicolori erano tenuti in una gabbia squallida, il mantello che mi sarei aspettato bianco e nero era imbruttito da una patina marroncina di inquinamento atmosferico, abbandonati nel degrado e nel sudiciume da inservienti indifferenti, con lo sguardo sperso e vuoto di espressione, ed i comportamenti ossessivi di un alienato che si agita nella cella imbottita e ripete all’infinito gli stessi gesti recitando a memoria le litanie assillanti della propria follia. Né meglio erano trattati tutti gli altri sventurati ospiti di quel lager per animali. Non ho avuto più l’animo di entrare in uno zoo, né in Cina, né altrove, da quella deprimente visita.

Per capire gli animali, occorre spogliarsi dalla spocchia che fa credere a noi umani di essere la razza eletta. Saper scrivere, leggere, fare di conto, costruire edifici e macchinari non ci rende né migliori né padroni del mondo. L’istinto guida gli animali a fare cose che ci meravigliano e ci affascinano. Solo cercando di approfondire la conoscenza di tali comportamenti, potremo veramente convivere in pace e proteggere queste splendide creature. Perché, come dice il senegalese Baba Dioum, poeta e difensore degli animali, “Alla fine conserveremo solo ciò che amiamo, e ameremo solo ciò che comprendiamo”.

Prima pubblicazione : 28 novembre 2008

4 commenti:

  1. Nello zoo dove ho portato la figlia del mio fratello, il direttore è stato ucciso da un ippopotamo alcuni anni fa. Eppure si erano innamorati perdutamente. Un amore fusione. D'estate prendevano il bagno insieme, il direttore infilava la sua testa tra i fauci dell'ippopotamo...Poi è apparso il rivale : un trattore. L'ippopotamo si è sentito tradito. Dispetto amoroso, gelosia ? quando la bestia ha visto il direttore salito per l'enesima volta sul trattore. Il muricciolo e il recinto elettrificato non hanno opposto resistenza...

    "un profondo senso di indignazione nei confronti degli uomini". Sono utili gli Zoo, ti fanno prendere coscienza dei maltrattamenti che infliggiamo agli animali.
    http://www.greenthefilm.com/?lang=en
    Alex

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  2. ciao Alex,

    brrr, che brutta storia. La gelosia fa brutti scherzi anche nel mondo animale. Ne sanno qualcosa - in piccolo - tutti quelli che hanno un cane in famiglia, e gli arriva un bimbetto neonato che catalizza tutte le attenzioni dei genitori, a scapito di Fido.

    In questo caso ha avuto conseguenze ben più tragiche.

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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  3. teseas@yahoo.it2 dicembre 2010 21:52

    Speriamo che nella sua ascesa economica e politica la Cina maturi anche una nuova sensibilità e rispetto verso la natura e il mondo animale.
    Tesea

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  4. ciao Tesea,

    mah, che dire... Qualche segno di miglioramento c'è. Purtroppo occorreranno generazioni per cambiare una incultura generale, che tende a sfruttare, maltrattare, seviziare gli animali, per profitto, credenze infondate, o semplice cattiveria e crudeltà.

    Come ho già detto in passato, oggi avere (e non mangiare!!) un cane o un gatto non è più una stramberia a Shanghai. Conosco gente che vuole bene, e tratta da pari, il pet di casa. C'è luce in fondo al tunnel.

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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