domenica 8 luglio 2012

Konopizza

Viaggiatori, turisti, occasionali visitatori d’oltre confine. Quali sono i cibi che maggiormente identificano l’Italia nell’immaginario collettivo? Magari qualcuno non concorderà: ma per me sono la pizza ed il gelato. Va beh, gli americani ci provano sempre ad attribuirsi la paternità dell’allegra vivanda partenopea, grazie a catene di pizzerie che spesso propinano atrocità inimmaginabili a chi non abbia mai varcato i confini della Campania. Il gelato, quando non è spalettato da abili giocolieri turchi che sollazzano le clienti con divertenti siparietti, manovrando con consumata sapienza coni multigusto, viene per solito associato alla città di Napoli. Neapolitan icecream, recano scritto i mille chioschetti che vendono pallidi gusti di frutta o creme dai colori sospetti.

Ebbene, qualche animo perfido ha pensato bene di fare accoppiare queste due semplici delizie tutte italiane, dalla cui innaturale unione è nata una creatura aliena e inquietante: Konopizza. Il chiosco era chiuso, per cui non ho potuto documentare l’abominio in corso d’opera. Ma queste immagini bastano a far venire la pelle d’oca a chiunque abbia una goccia di sangue italiano, ed un briciolo di senso della tradizione. Un convogliatore trasporta all’interno del macchinario la pasta da cuocere, passando attraverso delle umilianti forche caudine in guisa di cono rovesciato. Nemmeno voglio immaginare come siano distribuiti gli ingredienti tipici della pizza all’interno del geometrico contenitore. Non so cosa esca dall’infernale apparecchio, e credo sia stata una fortuna non scoprirlo. Ci sono cose nella vita che non si vogliono sapere. Ed infine: raramente trovo cose o situazioni che mi offendono, ma stavolta ho fatto un’eccezione. Quell’”italia” (per inciso: minuscolo?! Please, un po’ di rispetto per la nostra nazione) piazzato lì, accanto al bizzarro nome commerciale, a cercar mendacemente di rinforzare il concetto di italianità, proprio non mi è andato giù. Sebbene sia di sicuro meno indigesto del konopizza.


No comment.



8 commenti:

  1. ribadisco il no comment! Certo ci vuole fantasia!

    RispondiElimina
  2. Ciao H.P, avevo già sentito parlare di Konopizza ! Peccato che tu non abbia potuto assaggiare ! Avrei pagato per vederti mangiare un konopizza...un bello biglietto di 100 euro !

    Alex

    RispondiElimina
  3. savinapr@tin.it10 luglio 2012 15:31

    Sintesi originalissima e straordinaria.
    Ma sei stato ancora più bravo tu a scoprire e documentare questo neologismo e neoprodotto.
    Tesea

    RispondiElimina
  4. Ciao Valentina,

    ben ritrovata qui e grazie del commento!

    HP

    RispondiElimina
  5. ciao Alex,

    cento euro? Vale così poco la dignità di un viaggiatore?? ;)

    Per fortuna era chiuso. Non so se sarei sopravvissuto ad una prova del genere.

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

    RispondiElimina
  6. ciao Tesea,

    certo un neologismo ed un neoprodotto. Non si sentiva la mancanza nè dell'uno nè dell'altro...

    Grazie della visita, a presto,
    HP

    RispondiElimina
  7. io l'avrei anche assaggiato nonostante sia sicura che faccia schifo... non riesco a resistere al fascino delle boiate

    RispondiElimina
  8. ciao Claudia,

    grazie della visita! Vedo che sei coraggiosa... Io non credo ce l'avrei fatta.

    Mi piace un sacco "non so resistere al fascino delle boiate"!!

    Ciao, a presto,
    HP

    RispondiElimina