venerdì 25 novembre 2011

TJI (7)

Privilegi. Abbiamo... il menu in inglese. Così poco comune da pubblicizzarlo perfino sulla vetrina di questo ristorantino con la pretesa di servire cibo italiano (sì, va davvero di moda la nostra cucina). Per fortuna molti posti rimediano alla carenza di una lista leggibile esibendo fotografie (da indicare con il dito, come degli analfabeti) oppure con i finti piatti in vetrina (già più complicato, o si memorizzano le didascalie e poi si tenta la sorte cercando di riconoscerle sulla carta scritta in giapponese, oppure occorre portarsi fuori il cameriere ed ammiccare qua e là sperando che capisca e non sia strabico. Perché chi serve in un ristorante di solito non sa neppure qualche parola di inglese basilare.

Quindi, o imparate voi a ordinare in giapponese, oppure dieta!

giovedì 24 novembre 2011

TIJ (6)

Sbagliano meno in italiano che in inglese, quando scrivono i menu – e non solo. Sulla vetrina di questo ristorante di Osaka uno chef che deve aver trascorso del tempo dalle parti di Torino richiama gli avventori proponendo, oltre a risotti e prosciutto di Parma, perfino le verdure in Bagna Cauda. O basta là!... Sarà di sicuro un argomento di conversazione per i giapponesi, sempre curiosi di provar cose nuove. Bagna cauda? Che cosa è, non l’ho trovata nemmeno nel dizionario. Per forza, è il dialetto del posto. Acciughe e aglio? Burro e latte? Ma che roba. Assaggiamo, assaggiamo. Peccato che la salsa (sauce) diventi la sorgente (source). Chef Tanaka, per favore: a scuola d’inglese.

mercoledì 23 novembre 2011

TIJ (5)

Straordinarie imitazioni. È risaputo che i giapponesi sono maestri nel riprodurre in plastica le sembianze di quasi ogni cibo ammannibile da un ristorante. Ma queste ostriche in vetrina meritavano una foto. Indistinguibili dall’originale. Se ne mischiaste una in un piatto da dozzina, nessuno saprebbe dire – senza punzecchiarla con la forchettina – quale sia quella finta. Quanto estro artistico e manuale sprecato nel confezionare freddi simulacri di porzioncine di cibo...

martedì 22 novembre 2011

TIJ (4)

Wanted. Era dai tempi dei film spaghetti western e dei fumetti di Tex Willer che non vedevo questa scritta. Ma qui non siamo nel far west, bensì davanti ad una stazione di polizia di Kyoto. Poi qualche solerte poliziotto mi dovrebbe spiegare come faranno a riconoscere la signorina Pinco Pallino, con tanto di regolamentare mascherina per evitare ai vicini di respirare i propri germi, e addirittura gli occhiali specchiati, per meglio celare i tratti del viso. Dalla borsina color malva forse? Questi identikit li stila un locale appassionato della Settimana Enigmistica?

lunedì 21 novembre 2011

TIJ (3)

Solo in Giappone trovi una signora che, nel ricevere una chiamata sul cellulare, scende dalla bicicletta, la mette sul cavalletto, e solo allora risponde. La regola è, seguire le regole. Ma il meraviglioso è vederla così accoccolata sul telaio, la mano a far da scudo alla bocca, quasi fosse alla ricerca di una invisibile cabina che la isolasse dal mondo esterno. Non perché la strada fosse rumorosa, anzi, era quasi deserta di traffico. Perché ti insegnano il sano concetto che con il tuo chiacchiericcio puoi disturbare i passanti. Non solo si sussurra nel telefono, ma ci si accuccia per cercare di nascondere ancor meglio le onde sonore emesse.

Italiani: imparare, per favore.

domenica 20 novembre 2011

TIJ (2)

Solo in Giappone sono riusciti a farsi dare il permesso, da quei burberi scozzesi che così tanto tengono al loro prodotto più famoso nel mondo, per poter produrre localmente il distillato di malto: e legalmente possono chiamarlo whisky.

E come tutto quello che imparano andando a fare lunga esperienza sul posto d'origine, per poi riportare in patria le conoscenze acquisite, lo sanno fare anche bene. Kanpai, anzi slàinte – ma mi raccomando, non dite cin cin, che non sta bene.

sabato 19 novembre 2011

TIJ (1)

Scimmiottando l’acronimica invenzione di un vecchio conoscente, ecco una nuova rubrica che racconterà – per immagini – aspetti curiosi e peculiari della terra del Sol Levante: This is Japan.

Forse solo in Giappone sono così previdenti da mettere una ciambella di salvataggio – ben visibile ed accessibile, alla bisogna – nei pressi del fossato che circonda un castello. Perché anche nella terra dell’educazione, del rispetto, delle buone maniere può capitare il bambino che sfugge di mano alla madre, il ragazzo che giocando scivola, il disattento che – nel tentativo di nutrire i koi, le bellissime carpe multicolori giapponesi, va a finire a mollo. E i giapponesi non sono famosi per esser dei gran nuotatori.

Prevenire è meglio che curare. Sempre.