martedì 29 novembre 2011

T.I.C. forever

Rieccoci. Cina, continente che non smette di stupire. Il caso del giorno è la polemica scoppiata tra i netizens cinesi a seguito del generoso omaggio da parte delle autorità di un certo numero di scuolabus alle comunità rurali... della Macedonia.

E allora?, direte voi, hanno fatto bene, un bel gesto per aiutare le nazioni meno abbienti d’Europa. Peccato che tale buona azione cada in concomitanza con una improvvisa e generalizzata botta di controlli a tappeto sul miserevole stato degli scuolabus delle comunità rurali cinesi. Perché un paio di settimane fa, nell’occidentale e poco mentovato Gansu, c’è stata una strage di bambini di un asilo, caricati come merce (e forse peggio) su uno sgangherato pulmino, che in origine era fatto per ospitare nove persone. Nove. Tenete a mente questo numero.

Perché l’intraprendente e sbrigativo direttore dell’asilo un bel giorno ha detto, nove? Ma scherziamo? E dove li mettiamo tutti i nostri bambini? Via, via, togliere tutto: sedili, cinture, maniglie, appigli, cianfrusaglie inutili. E gli scolaretti? Sul pavimento. Seduti, in piedi, come capita. Un panchettino di plastica è già un trattamento di lusso. Visto come si fa? Ora sì che c’è spazio per tutti. Tutti liberi di svolazzare in qua e là, in caso di incidente. Che fatalmente c’è stato. Il furgone ha fatto un frontale contro un camion carico di carbone. Bilancio: 21 morti, due adulti e 19 bambini.

Ma quanti bimbetti ci stanno in un furgone da nove posti? Tanti, più di quanti possiate mai pronosticare. Davvero. In quel luttuoso veicolo, credeteci, c’erano 64 persone. Sessantaquattro.

Bum. Impossibile. Nemmeno i goliardi che fanno a gara per stipare le cabine telefoniche riuscirebbero in una tale impresa. Vi sbagliate. I cinesi invece ne sono capaci: guardate un po’ qui sotto. Nella prima foto c’è uno scuolabus fermato ad un controllo di polizia, su cui hanno trovato a bordo... 36 bambini. Alla indecente e inconcepibile capacità raggiunta dal mezzo schiantatosi nel Gansu mancano ancora all’appello 28 piccole vittime. Riuscite a figurarvi che supplizio doveva essere la quotidiana transumanza verso una scuola lontana magari chilometri dal villaggio? Ebbene, la scena che si dev’esser presentata ai soccorritori dopo l’incidente, neppure la più cupa fantasia di Dante nel suo Inferno l’avrebbe potuta concepire. Ventun morti e quarantatre feriti. Tutti bambini in età prescolare. Tante, troppe famiglie hanno perso l’unica creatura di pochi anni.

Nonostante ispezioni e posti di blocco, sabato scorso un altro scuolabus, questa volta a nord, nel freddo Liaoning, ha perso il controllo a causa del ghiaccio e si è ribaltato, causando 33 feriti, di cui due gravi. Nessun morto, ma questa è una fortunata combinazione.

Il giorno dopo il premier Wen Jiabao ha annunciato l’erogazione di fondi per migliorare lo stato pietoso dei trasporti nelle aree rurali della Cina, e l’implementazione “rapida” di regole per garantire la sicurezza sulle navette degli studenti.

Contemporaneamente gli studenti delle campagne macedoni si son visti recapitare dei fiammanti autobus gialli, con su dipinte le bandiere della Cina e della Macedonia. E mentre questi ringraziano per l’inopinato regalo, il popolo della rete cinese è in subbuglio per il beffardo tempismo del gesto verso la repubblica balcanica. Pensare agli altri mentre a casa propria si muore di criminale incuria. T.I.C.

6 commenti:

  1. Agghiacciante...Sembra che i netizens cinesi siano male informati. E l'incuria cinese che ha ucciso i bambini, gli autobus "regalati" alla Macedonia non c'entrano. D'altronde, i cinesi hanno regalato un bel niente. La Macedonia ha comprato 330 autobus (non scuolabus) presso un'azienda cinese....la quale ha fatto un gesto commerciale, i venti autobus, per vincere la gara d'appalto....sono cose che vediamo ogni giorno.

    Alex

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  2. Questi scuolabus assomigliano in modo inquietante agli autobus di Kigali. Quanto ai regali, è vero: nessuno dà niente per niente. Qualche tempo fa in Francia la gente ha protestato perché il governo aveva lanciato un piano per rimodernare le ferrovie del Gabon mentre le ferrovie francesi avevano molte linee in condizioni pietose. In cambio i leader politici hanno ricevuto i regali di Omar Bongo...

    dragor (journal intime)

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  3. teseas@yahoo.it30 novembre 2011 18:38

    La notizia più sensazionale mi sembra siano le proteste scoppiate.
    Ma allora adesso, oltre alla libertà di mercato vige anche quella di parola e magari pure di pensiero?
    Tesea

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  4. ciao Alex,

    certo che gli autobus alla Macedonia non c'entrano. Quello è un puro gesto commerciale, ma capisco che abbia suscitato lo sdegno di chi vede i propri figli viaggiare peggio del bestiame in Europa...

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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  5. Ciao Dragor,

    allora armati anche tu di macchina fotografica e facci qualche bel reportage da Kigali! Sono sicuro che ne valga la pena. Ma... attento ai linciaggi!!!

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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  6. Ciao Tesea,

    non esageriamo ora. Libertà di parola e di pensiero sono espressioni ancora abbastanza pericolose in Cina. Il controllo sui media è rigoroso, i blog stranieri non si accedono, youtybe è offlimits, i social networks pure. Insomma, dire la propria si può, ma in cinese, e sui siti locali. E facendo bene attenzione a non toccare argomenti tabù.

    Tipo il governo, tanto per intenderci.

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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