venerdì 9 luglio 2010

Rinascita

Sedici ottobre 1982. Quanti debiti puoi accumulare in una vita, specie dopo appena 33 anni? Tanti. Apparentemente troppi. Una carriera rovinata. Una famiglia distrutta. Un fallimento totale come padre. Ostaggio della propria schiavitù, un avvocato incarcerato dai propri vizi. Alcolismo. Tre pacchetti di sigarette al giorno. Cinquanta chili soprappeso. Passare da una promettente carriera forense alla rapina a mano armata. Rovinato moralmente ed eticamente, senza amici, chiuso in una galera da cui uscirà dopo alcuni anni.

Così comincia il racconto di Graeme Alford, australiano autore di libri e conferenziere motivazionale. È attraverso l’apparente fallimento di una vita destinata al successo che si può scoprire la difficile strada dell’espiazione, del risanamento, della riabilitazione.

Quando ti guardi intorno e vedi solo le celle del braccio di un penitenziario, quando fai un bilancio della tua esistenza e non trovi altro che debiti e nessuna ricchezza, allora anche ogni minima, apparentemente banale constatazione diventa preziosa fonte di vita e di speranza: sono ancora vivo; mia madre mi vuole ancora bene. Squarci di luce nel buio di un lungo tunnel.

Tra la costa frastagliata della vita e l’isola del domani c’è un braccio di mare talvolta tempestoso. Ma Graeme affronta il gurgite vasto dell’oggi da recluso, domandandosi: cosa è il successo? Le macchine? I soldi? Le case? No. Il successo è una serie di elementi concatenati che nascono da una unica parola: princìpi. Le persone speciali, di successo, sono caratterizzate da elementi comuni: amano la vita. Sono onesti, con gli altri e con loro stessi. Hanno una reputazione che difendono con l’integrità morale. Condividono la propria fortuna materiale e di esperienza con la comunità a cui appartengono. E infine, pretendono solo il meglio da se stessi.

Fuori dal circolo vizioso della prigione, Graeme si guarda intorno e sceglie. Ciò che è stato fatto nella vita non si cancella. Non puoi cambiare il passato, ma puoi creare un futuro differente.

Uno specchio ci mostra spesso quello che vogliamo vedere, non la realtà. Si tratta di optare per lo specchio giusto. La motivazione può portare fuori dal binario morto un uomo che ha sbagliato, e indirizzarlo sulla strada della dignità. Basta non accontentarsi mai di quanto si chiede a se stessi, e fare l’opposto con gli altri.

Così Graeme ricomicia da capo, osservando gli altri, e soprattutto comprando uno specchio che non mente per casa sua. Dove si specchierà ogni giorno, scoprendo che c’è un sacco di gente che sbaglia, si accontenta, vive a metà. Quando chiede: come va?, si sente spesso rispondere, non c’è male, per essere lunedì. Ce n’è uno ogni sette giorni. Il che vuol dire che quando arrivi a settant’anni hai vissuto “non male” dieci anni della tua vita.

Graeme impara il significato profondo delle scelte. La forza, la saldezza di spirito stanno tutte in una frase, la pietra miliare della rinascita: coscienza è fare quello che devi fare quando lo devi fare. Non fare quello che vuoi quando vuoi.

Graeme smette di bere, di fumare. Lascia la facile illusione della droga. In una parola, cambia. Tutto se stesso. Ritornato fisicamente in forma, si prepara a correre una maratona. Non per il risultato sportivo, ma per mettersi alla prova, per testare la sua determinazione. Per arrivare fino al traguardo. Si domanda, ce la faccio a finirla? Ce la fa.

Una opportunità dopo l’altra, un esito positivo dopo l’altro, Graeme è un uomo nuovo. Lavora. Si relaziona con gli altri. Ritrova l’amore, si sposa. Un giorno, quasi per caso, comincia a fare conferenze e scopre quanta gente ha voglia di ascoltare la sua storia, il suo passaggio dal baratro al riscatto. Al successo. Ormai affermato, con alle spalle l’esperienza carceraria, affronta nuove sfide. Portare in Australia dei personaggi pubblici, gente che ha sempre detto di no. Schwarzkopf. Lee Iacocca, che gli risponderà no per nove volte prima di dire finalmente di sì, e che lascerà una lezione-spiegazione ai suoi ripetuti dinieghi. Rispondi sempre di no almeno quattro volte, giusto per capire se chi chiede è veramente serio nelle sue intenzioni.

Bussando una porta dopo l’altra Graeme realizza quelle che molti chiamano missioni impossibili. Porta Gorbachev a Melbourne, e successivamente, solo attraverso una rete di conoscenze pazientemente costruita, riesce a far venire Nelson Mandela in Australia.

Graeme è un intrattenitore nato, commuove e diverte e fa riflettere. Brandisce come un testo sacro il suo libro intitolato Non rinunciare mai! Devo parlargli a quattr’occhi. A me totalmente sconosciuto, sono libero da influenze e condizionamenti che me lo facciano giudicare. Ho ascoltato il racconto della sua vita con maggior meraviglia. Gli chiedo che cosa rappresenti di così speciale quella data citata a mente all’inizio: sedici ottobre dell’ottantadue. È il giorno dopo il suo arresto per rapina a mano armata, mi dice. Quel giorno ha capito che doveva diventare il padrone del proprio destino. Non ha mai smesso.

Forse solo in Australia può succedere che un vasto e attento uditorio applauda sinceramente e ponga una filza interminabile di domande ad un ex galeotto redento che ha fatto tesoro dei propri errori per non rifarli, e soprattutto per evitare che altri li facciano. Esopo, ci ricorda Graeme, dice: meglio esser saggi con gli sbagli degli altri che con i tuoi.

Alla fine ho stretto la mano di chi l’ha stretta a Mandela. Per la proprietà transitiva, oggi mi sento toccato da un calore speciale. Graeme mi lascia con un esempio di determinazione oltre ogni ragionevole speranza: la foto del tecnico NASA che, per tutto il tempo del loro interminabile rientro, ha accompagnato il viaggio degli astronauti della missione Apollo 13. Motivandosi, trovando forza e risorse nelle semplici ma fondamentali parole: failure is not an option. Se tutti decidessimo che in certi casi il fallimento non è un’alternativa contemplabile, otterremmo di più e ci compiangeremmo di meno.

4 commenti:

  1. Bellissimo! In Italia si sarebbero formate le correnti pro e contro, con dibattiti ricchi di sciocchezze, magari con qualche improperio. Qualcuno l'avrebbe voluto in Parlamento, altri un eterno emarginato.

    Prima o poi seguo il consiglio di un amico esperto e sensibile: mi trasferirò a Perth.

    Un caro saluto

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  2. Ciao Antonio,

    grazie della visita e del commento. Hai ragione, da noi ci sarebbero state le opposte fazioni, mentre in questa civilissima terra l'uomo Graeme ha trovato la sua collocazione ... dimostrando di volerla, e di meritarla.

    Fammelo sapere, se un giorno decidessi di trasferirti laggiù: ho ottimi amici a Perth, ed il posto merita una visita ogni tanto.

    Buona domenica, a presto,
    HP

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  3. teseas@yahoo.it15 luglio 2010 13:38

    Questo conferma che volere è potere.
    Tesea

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  4. bentornata Tesea,

    che piacere risentirti. Grazie del commento, con cui concordo. La volontà fa miracoli. L'uomo che ho conosciuto deve essere lontano anni luce dall'essere moralmente distrutto, imprigionato, senza prospettiva, che era Graeme ventisette anni fa.

    Un abbraccio, a presto,
    HP

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