sabato 3 luglio 2010

Vittorie di Pirro - seconda parte

Segue da ieri...


È passato esattamente un mese dal grande successo sindacale: oggi la Foxconn annuncia che entro l’anno l’intera struttura sarà spostata al nord, dove i salari minimi sono ben inferiori a quelli dell’esoso Guangdong. I governanti della provincia dell’Henan saranno ben lieti di accogliere il gigante fornitore della Apple. Trecentomila bocche in meno da sfamare o da far migrare alla ricerca di un posto di lavoro, purchè sia. Nel Guangdong il salario minimo – per legge – dal prossimo mese verrà portato a 1.100 Yuan (centotrenta Euro). Lo Henan si accontenta di meno: 800 Yuan al mese. Trentacinque Euro di differenza. Poca roba? Moltiplichiamoli per 300.000 operai. Fanno dieci milioni di Euro al mese risparmiati. I taiwanesi ringraziano sentitamente l’ospitale Henan.

E i quattrocentoventimila del sud? Quasi tutti a casa. Hanno sei mesi per trovarsi un nuovo lavoro. Se il pianeta Cina continua la sua galoppata impetuosa, con una crescita del GDP che quest’anno rischia di sfondare il muro del + 12% (ma qualcuno a Pechino ha già il piede sul freno, perché poca crescita significa disoccupazione delle teste pensanti, gli universitari, ma troppa significa prezzi che salgono, inflazione, malcontento, ed entrambi i panorami sono ugualmente destabilizzanti per la mania di controllo dell’apparato centrale), non ci saranno drammi a ricollocare tutta questa forza lavoro. L’importante è essere rimasti nell’anonimato e soprattutto non esser stati fotografati o intervistati nei giorni caldi della contestazione.

Nessun imprenditore cinese vuole un capopopolo tra i suoi operai. Perché i masanielli fanno male all’ordine costituito. Alla fine di ogni turno, in tante fabbriche, le maestranze si schierano in drappelli impettiti e allineati come granatieri, mentre il caporeparto li redarguisce o illustra loro l’andamento della giornata. Gli scioperi sono problemi degli stranieri. Perché la manodopera dipende in tutto e per tutto dal datore di lavoro, nelle medie imprese cinesi. I migranti non guadagnano abbastanza da affittare un alloggio proprio? Rimedio: ci sono i dormitori dentro la fabbrica, alveari con perenni gran pavesi esposti di poveri panni stesi ad asciugare. Gli operai non si possono permettere di far venire la famiglia dalla indigente campagna? La mensa pensa a loro, fornendo un pasto caldo quasi gratuito e rendendo inutile il fornelletto in camera. Ma tutto questo ha un prezzo: l’operaio è proprietà all’azienda. Se il padrone esce dal karaoke alle due di notte, dove ha discusso un ordine urgente tra un whisky annacquato e delle canzonacce latrate nel microfono, chiama il caporeparto, il quale sveglia una squadra, e tutti subito a lavorare, che domattina la merce deve essere già pronta quando arriva il boss con il cliente. Non sono leggende, l’ho visto coi miei occhi più di una volta.

Qualcuno prova ad aprire bocca? C’è la coda fuori di gente che vuole il suo posto, il suo letto, il suo piatto in mensa. Scioperare? Concetto talmente astruso che non hanno nemmeno la parola apposta. Si dice bàgōng, 罢工. Gōng è il lavoro. Bà vuol dire interrompere, ma anche finire, rinunciare. La dice lunga sulla oculata scelta degli ideogrammi in Cina. Scioperi? Lo interrompi, certo, il lavoro. Ma ricordati che con la stessa parola stai dicendo che rinunci al lavoro. Vittorie di Pirro.


5 commenti:

  1. Dopo aver letto la prima parte, ho pensato: "C'è qualcosa che lascia presagire che la seconda sarà terribile".

    Nessun monito istintivo poteva però far pensare ad una realtà così tragica, che lascia senza parole.

    Le uniche che trovo, riportano all'ipocrisia di noi occidentali, pronti a chiudere gli occhi di fronte al potere del dio denaro.

    Ciao, HP. Buona domenica.

    Elena

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  2. ciao Elena,

    grazie della visita. Lo so che non è un raccontino tranquillo e edificante. Ma questa è la realtà cinese, che va conosciuta per apprezzarne la portata storica, una volta che saremo stati colonizzati - se non lo siamo già - dalla inarrestabile marea gialla.

    Potenza dei numeri e della prevaricazione. Il potere della forza, la forza al potere.

    Un abbraccio, buona settimana,
    HP

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  3. Un racconto straziante. L'altro giorno, ho portato mia madre ad una mostra sulla tratta dei neri. Per due secoli, il nostro porto fu il secondo in Francia per il commercio degli schiavi....uno schiavo costava 260 litri di vino Margaux recitava la guida....oggi, direi, nell'Henan uno schiavo non costa più niente e ci sono milioni di Bengalesi o egiziani pronti a "lavorare" per 20 euro al mese. D'altronde la Cina sta già delocalizzando le sue aziende in questi paesi.
    L'anno scorso, è stata pubblicata un'inchiesta dal National labor commitee riguardando le condizione di lavoro di un'altro fornitore della Apple, Microsoft, Dell....Meitai (guangdong, dongguan city) :
    http://observers.france24.com/en/content/20090212-working-hp-microsoft-china-serving-prison-sentence-sweatshop-dell-ibm-china
    Poi, il direttore del National labor commitee, Charles Kernaghan, è interrogato da un giornalista francese.
    - A Che serve un rapporto di questo tipo ?
    - Sono pragmatico dice Charles Kernaghan, è meglio essere sfruttato che disoccupato. Non diciamo alla Microsoft....di lasciare Meitai, diciamo alle multinazionali di fare pressione per migliorare le condizioni di lavoro da Meitai. Se i padroni potessero rispettare almeno il codice del lavoro cinese, sarebbe già un primo passo....
    Alex

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  4. ciao Alex,

    continuo ad essere dell'idea che tu dovresti aprire un tuo blog. Avresti argomenti a iosa, e una bella maniera di porli. Mi considero privilegiato ad avere un lettore speciale come te, che mi offre (e li offre agli altri amici che mi leggono) degli spunti di riflessione non da poco, sui temi più svariati.

    Come questa digressione sul parallelo tra schiavismo nei secoli passati e l'attuale condizione di semi-schiavitù di certa forza lavoro asiatica. Per non parlare di quella che arriva in Italia, in cerca di fortuna, e si ritrova in condizioni forse non migliori, a cucire cuoio o lavorare confezioni in laboratori-lager.

    Grazie, come sempre, del tuo contributo, a presto,
    HP

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  5. teseas@yahoo.it18 luglio 2010 20:58

    Non adagiamoci troppo sul nostro Statuto dei Lavoratori: non vorrei che tra non molto fossimo costretti ad adeguarci al loro codice di lavoro cinese, cui accenna Alex.
    Tesea

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