mercoledì 28 marzo 2012

Tokyo, Itary

Niente da dire. Il tricolore vende sempre bene. Basta una bandiera fuori da un bar per richiamare, fin da lontano, l’attenzione di avventori nostalgici di quel piatto di pasta provato nel Lazio saporito o quelle lasagne gustate nella generosa Romagna.


Talvolta i tabelloni fuori dai locali esibiscono pochi, essenziali lemmi italiani: i soli capiversi, le grandi categorie. Sai che ci sono paste, pesci, pizze, dolci. Ma i piatti sono descritti esclusivamente in giapponese. Senza delle salvifiche foto sul menu ordinare diventa un dramma. Provate a imbroccare delle penne all’arrabbiata o un tiramisù, in quella selva di caratteri. E poi. Sempre originali, i nipponici. Nel resto del mondo si tira tardi sul weekend. Questo ristorante, per festività e fine settimana, chiude alle ventitrè. Nei giorni feriali alle quattro di mattina. Valli a capire.


Ci sono cose che un partenopeo verace non perdonerebbe mai, sebbene davvero esilaranti. Passi che una pizza margherita te la facciano pagare sedici euro (attenzione: non si tratta della magnanima ruota da trenta centimetri sbordante dal piatto come s’usa alle pendici del Vesuvio, ma di uno striminzito e malcotto modellino in scala che uno scugnizzo di otto anni accoglierebbe a pernacchie). Ma che perfino la città patria della pizza cada vittima del più famoso errore ortografico giapponese, questa è una faccenda da risolvere con le buone o con le cattive. Caro chef Matsumoto: Napori? Ma vulimme pazzià?!?

4 commenti:

  1. Mi dispiace per i partenopei, ma in altre lingue, la gente fa quello che vuole con il nome Napoli....i francesi hanno deciso che Napoli sarà Naples, i giapponesi hanno optato per Napori....A volte, la cosa può provocare una certa confusione : un mio amico inglese che voleva visitare Firenze ha fatto tre volte il giro d'Italia prima di capire che Firenze e Florence era la stessa città :-)

    Alex

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  2. Ciao Alex,

    ma guarda che strana combinazione. Tu che mi citi Firenze, o Florence, nel tuo commento. Ed io che proprio nella stessa incursione fotografica serale nel centro di Ginza alla ricerca di curiosità e strafalcioni, ho incontrato sul mio cammino e fotografato un ristorante certo di lusso (purtroppo chiuso, vista l’ora tarda), con un menu di rara precisione e estrosità descrittiva, in italiano: e il posto si chiamava pomposamente Ristorante Fiorenza. Con tanto di giglio nel logo, mai si dovesse equivocare.

    Nomi all’antica nella modernissima Tokyo. Contrasti giapponesi.

    Grazie del commento, a presto,
    HP

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  3. savinapr@tin.it12 aprile 2012 16:12

    Chissà quanto riusciremmo noi a storpiare il giapponese, se volessimo proporre i menu nella loro lingua...
    Tesea

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  4. ciao Tesea,

    di sicuro saremmo bravissimi. Basta guardare che stragi facciamo dell'inglese certe volte!!

    Ciao, a presto,
    HP

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