sabato 11 febbraio 2012

Merli e merletti

Chi l’ha detto che una giornata con la neve è rovinata, e tanto vale starsene a casa al calduccio?

Stamani, più spinto da necessità di piccole commissioni del sabato che da autentica voglia di immergermi nella quasi impalpabile ennesima nevicata della settimana, mi sono alla fine fatto trascinare fuori dagli ospitali portici, seguito dagli sguardi stupefatti di chi non capiva cosa ci fosse da fotografare in una giornataccia così.

Non so se ne valesse la pena. Giudicate voi.

Neve bianca. Nel chiostro del museo ammanta un povero angariato ulivo che si trasforma in ali d’angelo per la colonna, sormontata da un bel panettone di neve vergine, a dar la misura precisa delle precipitazioni.

Neve nera. Si può, si può. Basta fotografare il sole che cerca con fatica di bucare le nuvole. Ed i fiocchi, in controluce, diventano neri.

Merli e merletti. Di neve, questi ultimi. A decorare con graziosi motivi geometrici le orlature di un palazzo.

Poveri giostrai. Come sono arrivati, ha cominciato a nevicare. Non ha ancora smesso. Quanto sono tristi le giostre, chiuse e freddolose, con la neve. Niente musica, niente odore di zucchero filato, niente urletti di fanciulle sugli autoscontri. Solo il felpato scricchiolare di rari passi nella neve fresca. I seggiolini penzolano immobili, ammantati di bianco. L’ottovolante dei piccoli è mezzo sepolto. E nemmeno un pezzo di torrone d’Alba per addolcirsi la bocca e riscaldarsi lo stomaco. Ma...

Profumo di buono. L’ultimo forno a legna. C’è sempre qualche cliente a chiacchiera, in quella bottega dal padrone arruffato e infarinato, che traffica di pala per sfornare pani buoni e freschi per una settimana, e quando li mordi senti la fragranza del legno e sei contento che ci sia ancora qualcuno che non ha rinunciato a fare le cose all’antica. E fa anche dei grissini lunghi e croccanti che sfido chiunque a resistere e riportarli tutti a casa, senza pescare dal sacchetto di carta bianca e sgranocchiarne qualcuno per strada, impestandosi di bricioline e di semola, ma chi se ne importa.


6 commenti:

  1. Che bel post, sono molto affascinata E chi se ne importa! Bellissime foto!

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  2. ciao Travel love,

    sono contento che ti sia piaciuto questo post! E' più difficile sorprendere e appassionare con la quotidianità locale, piuttosto che con racconti e scatti di luoghi esotici. Per questo mi piace quando qualcuno apprezza queste storie minime.

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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  3. Bellissimo post ! Solo a guardare lo scatto della panetteria sento il profumo del pane, l'odore del lievito...posso anche immaginare il chiacchiericcio degli avventori...Ho fatto esattamente la stessa cosa sabato mattina...non abbiamo avuto la neve...ma un freddo da lupi...i fruttivendoli sul mercato avevano sistemato riscaldamenti per impedire il gelo della verdura...brr...

    Alex

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  4. Ciao Alex,

    sono lieto che ti siano piaciuti i miei scatti. Vedi, abbiamo avuto - a distanza di qualche centinaio di chilometri - la stessa idea!

    Doveva fare davvero freddo dalle tue parti, se i fruttivendoli erano costretti a riscaldare le verdure per non farle congelare!!

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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  5. teseas@yahoo.it23 febbraio 2012 18:46

    Fotografie e didascalie d'autore!
    Fanno rimpiangere la neve, qui - a Ge - vista per lo spazio di un'unica giornata incantata.
    Ora c'è il solito, odioso vento che fa rimpiangere persino la vecchia rassicurante, ovattata nebbia delle piane padane.
    Tesea

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  6. ciao Tesea,

    grazie della visita e del tuo apprezzamento, sia per gli scatti che per i raccontini annessi.

    Ho sentito - dal lontano Giappone le notizie arrivano - che dal freddo polare si è passati alla primavera di botto in Italia. Niente di buono. E' un'ottima ricetta per prendere malanni!

    Buon weekend, a presto,
    HP

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