lunedì 20 febbraio 2012

Occhi nella notte

È questo il ricordo più nitido, più incancellabile, di quei pochi momenti di terrore ovattato. Occhi nella notte. Quei fari che puntano diritto su di noi, e mentre accade non riesco a pensare ad altro, a distrarre lo sguardo, a reagire, quasi ipnotizzato da quelle coppie di cerchi di luce che ti si avventano addosso, e si fanno più grandi ad ogni istante, e non danno cenno di voler cambiare direzione.

Un incidente, di quelli che possono capitare in qualsiasi momento, in Cina. Specie nel buio della notte fonda. Il nostro pulmino che urta, o viene urtato, che è poi lo stesso, chi decide in quel bailamme chi è andato addosso a chi?, da un camion. Che, a onor del vero, forse ha tentato di tagliarci la strada. Peccato che lo stessimo bellamente sorpassando da destra, sulla seconda corsia di un’autostrada. E che dire del camion, che viaggiava tranquillamente – nel senso letterale, non avrà fatto più dei sessanta all’ora - in corsia di sorpasso? Ma non stiamo a sottilizzare, siamo in Cina, mica in Svizzera!

Lo specchietto destro del camion che tocca la nostra fiancata, una bella striscia di vernice sul vetro laterale, rumore di lamiere che stridono nel contatto. Tutto finito? Nemmeno per idea. Il bello – si fa per dire – viene ora.

Il nostro autista, dalla guida autoritaria ed impositiva già a casi normali, non ci pensa due volte. Con una manovra da vero, autentico pirata della strada, chiude il camion sulla terza corsia e rallenta per costringerlo a fermarsi. Blocca il pulmino di traverso, occupando due terzi dell’autostrada, e scende a constatare i danni. Con flemma inglese inforca gli occhiali ed osserva attentamente la strisciata sul finestrino, quindi si sposta sulla coda, infine va a berciare all’indirizzo del camionista che, per qualche misteriosa ragione, è rimasto al posto di guida e, indifferente, ascolta le rimostranze dall’alto della sua cabina.

Nel frattempo noi, dall’interno del mezzo, abbiamo modo di renderci conto della gazzarra che si sta scatenando. Dopo i primi momenti di puro sbigottimento, arriva la reazione. Quante volte dobbiamo ancora sfidare la buona sorte che, miracolosamente, fa deviare all’ultimo istante quei fari che ci vengono addosso? Quante macchine e quanti camion ci hanno scansato al volo, oplà, una sterzata e via, senza nemmeno rallentare, senza neppure un colpo di clacson, che tanto la situazione deve essere quasi normale, per un guidatore locale? Non so. Ma improvvisamente mi sono risvegliato dalla trance in cui mi avevano proiettato quegli occhi di luce, ed ho gridato al nostro ospite cinese di richiamare l’autista, che qui prima o poi qualcuno ci fa la festa! Sporgendosi indolentemente fuori dal finestrino, ha eseguito, urlacchiando qualcosa al litigioso guidatore. Che, smadonnando come un turco, è risalito, ha avviato il furgone ed è ripartito, non senza continuare la sua litania per un bel pezzo, forse insoddisfatto per non essersi potuto fare immediata giustizia dell’affronto, a causa delle stupide paure di questi stranieri.

Un’altra avventura da raccontare? Per fortuna sì. Quando puoi narrare una cosa del genere, dopo averla vissuta dal di dentro, non può che scoppiarti addosso un’allegria “brasiliana”. Non credo che il riso che mi è affiorato, incontrollabile, dal profondo, fosse una reazione nervosa. Penso piuttosto che fosse la manifestazione della gioia di essere ancora intero. E di avere visto il colore, ma non sentito il rumore, provato la durezza, di quegli occhi nella notte.


Prima pubblicazione : 12 agosto 2007

2 commenti:

  1. savinapr@tin.it15 aprile 2012 18:05

    Non ho ancora avuto esperienze così drammatiche come questa che fa rabbrividire, però i miei momenti peggiori li ho vissuti su una stretta e contorta strada sterrata della costa turca durante una gita per visitare un antico sito archeologico, e un'altra volta - ospite di amici locali - da Sanpietroburgo a Novgorod a folle velocità, su una strada a doppia direzione dribblando, sorpassando e schivando pesanti autoveicoli.
    Tesea

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  2. Ciao Tesea,

    anche quelle che racconti tu devono essere state esperienze che segnano. Specie quella in Russia, dove notoriamente la gente ama viaggiare - per il senso di sfida - a velocità folli, non importa se il fondo è ghiacciato o bagnato. Non sono mai stato lì ma ho sentito narrazioni di amici che fanno rizzare i capelli in testa anche a chi non li ha più...

    Grazie del contributo, a presto,
    HP

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