giovedì 2 febbraio 2012

Spilling the beans - 2a parte

Prosegue da ieri.


Ma salendo di un piano si scopre l’aspetto ricreativo di tale luogo. Un bar, nella penombra di luci aranciate, accoglie alcuni avventori seduti per terra a gambe incrociate. Vestiti solo di una vestaglietta verde pisello, che si rivelerà poi la divisa sociale del club, sembrano comodissimi e chiacchierano amabilmente fumando sigarette aromatiche davanti a bottiglie semivuote di sakè. La visita prosegue. C’è la sauna, altro svago prediletto dai giapponesi. Attraverso una porta a vetri vedo transitare un paio di avventori in costume adamitico. Non si fanno alcun problema per l’inopinata comparsa di questo alieno, per giunta vestito come un esploratore artico, e salutano con un consueto e formale inchino che coinvolge anche parti anatomiche che uno non si immaginava si potessero inchinare, così, a comando.

Ma non è finita. C’è una comunitaria sala tivu (deserta) le cui pareti sono tappezzate da una sterminata collezione di DVD con film il cui genere mi è del tutto sconosciuto. Qualche sospetto tuttavia mi è venuto quando mi sono state mostrate parecchie microscopiche salette, opportunamente chiudibili a chiave dal di dentro, ognuna con un computer e connessione – gratuita, come sottolinea con enfasi il giovane anfitrione – ad internet. Non ho voluto far domande, ci sono cose che è meglio rimangano ignote.

C’è chi ai presumibili piaceri solitari preferisce ancora la tradizionale corrispondenza d’amorosi sensi in carne e ossa. Ed ecco l’ultima – e più provocante – parte del percorso, tenuta ad arte in fondo, come un dessert che conclude una cena dal menù succulento. Le sale massaggio, dove solerti fanciulle sono pronte ad alleviare le stanche membra (sì, ho usato il femminile, perché?) di uomini bisognosi di rilassarsi dopo una dura giornata passata in ufficio. Tutto nella legalità, per carità, massaggi terapeutici. Ma certo. Guarda caso, quelli più cari sono quelli tailandesi - per i non iniziati, una delle caratteristiche è che le massaggiatrici invece di usare le mani usano i piedi, camminando sulla schiena del cliente. Talvolta invece dei piedi usano direttamente il loro corpo, opportunamente oleato, per massaggiare. Solitamente i problemi insorgono (absit iniuria verbo) quando il cliente, finito il lato schiena, si gira dall’altra parte.

Facciamo due conti? La capsula costa da trenta a quaranta euro (e non mi è chiara la distinzione, visto che sono tutte uguali. Forse dipende dalla vicinanza all’origine dell’effluvio di gorgonzola). La sauna, altri quindici o venti. Massaggio, dipende dalla durata e dallo stile. Si parte da sessanta e si superano i cento (senza contare le mance, praticamente obbligatorie). E non abbiamo parlato del bar, dove una bottiglia di sakè di sicuro non te la regalano. Poi c’è il solito, immancabile, odioso acronimo: trattamento VIP. Centosessanta euri forse per essere riveriti più del consueto – e magari è compresa una soffiata sul numero di telefono di quella massaggiatrice così caruccia...

Ovviamente, proibito fotografare qualsiasi cosa. Quindi non mi resta che accontentarmi di un paio di scatti fuori dal pregevole stabilimento del benessere maschile. Uno, in un inglese approssimativo, comunica indirettamente che questo è un luogo dalle buone frequentazioni, in cui entrare sereni: infatti nella cultura giapponese c’è una forte identificazione tra il tatuaggio e l’appartenenza alla yakuza, la mafia locale. L’altro, il manifesto pubblicitario, mostra l’aspetto più ufficiale del capsule hotel. Quello che manca, ve l’ho raccontato io. Sayonara, baby.


6 commenti:

  1. Una versione migliorata del dormitorio di una volta...non mi piacerebbe per niente il capsule hotel...non il fatto di dormire in una barra, la promiscuità...ma, sono pudico come una zitella...allora, la doccia in comune sarebbe qualcosa di redibitorio per me ! Forse, la carne ubriaca non si trova più perché i salaryman sono scomparsi con la crisi economica : precarietà e lavoro part-time (come dicono gli italiani) anche per i giapponesi...forse, il capsule hotel ha dovuto cercare una nuova clientela trasformandosi in un disneyland del sesso...per le masse lavoratrici...
    Comunque, saresti potuto passare una notte in capsule tra i russatori !...o allora, la curiosità piccionesca conosce limiti ? -:)

    Alex

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  2. ciao Alex!

    eh no, mi dispiace... anche la curiosità piccionesca ha dei limiti! A parte che l'idea di dormire in un loculo non mi alletta per nulla, ma poi agitato come sono io sarei benissimo capace di svegliarmi in piena notte e - dimentico della situazione - tirare una craniata nel soffitto della tomba di plastica!

    Per non parlare poi della promiscuità. Ti dò ragione: una doccia comunitaria va bene ai tempi delle partitelle a pallone da ragazzi. Ma con una banda di giapponesi mezzi ciucchi, no grazie!

    Ciao, a presto,
    HP

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  3. teseas@yahoo.it5 febbraio 2012 18:40

    Esistono capsule hotel frequentate da donne (per bene)?
    Tesea

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  4. Dobbiamo essere veramente telepatici (a meno che non sia stato io a darti l'idea)-:) Della serie "tutto quello che avreste voluto sapere sui capsule hotel e nessuno ha mai osato dirvi".Infatti, nei documentari che ho visto alla TV, si guardavano bene dal dire che questi luoghi funzionano anche come bordelli. La descrizione è divertente e spiritosa, sembra di essere sul posto. Mi è perfino venuta voglia di una geisha, ma visti i prezzi, forse convengono le salette microscopiche

    Ciao HP, a presto

    dragor (journal intime)

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  5. ciao Tesea,

    ho i miei grossi dubbi che esistano luoghi del genere. Per una semplice ragione: che le donne per bene non si vanno ad ubriacare con i colleghi maschi, e le rare bevute "sociali" sono limitate a cene dalle quali si esce sempre piuttosto presto (i giapponesi hanno l'abitudine di cenare ad ore quasi "tedesche", i ristoranti sono pieni dalle 6 alle 7 e mezzo). Per cui le donne "per bene" (quelle che lavorano, e quindi hanno occasioni di essere invitate a convivii sociali) hanno tutto il tempo di prendersi metrò, treni o bus per tornare a casa ad un'ora decente.

    La società giapponese è notevolmente maschilista. Talvolta riesce a battere la pur valente società italiana in questa specialità.

    Ed i capsule hotel (ora che ne ho visitato uno) sono una buona rappresentazione del divario tra sessi che tuttora esiste, anche se meno di venti o quaranta anni fa.

    Spero di aver risposto alla tua domanda...

    Grazie del commento, a presto,
    HP

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  6. Dobbiamo essere veramente telepatici (a meno che non sia stato io a darti l'idea)-:) Della serie "tutto quello che avreste voluto sapere sui capsule hotel e nessuno ha mai osato dirvi".Infatti, nei documentari che ho visto alla TV, si guardavano bene dal dire che questi luoghi funzionano anche come bordelli. La descrizione è divertente e spiritosa, sembra di essere sul posto. Mi è perfino venuta voglia di una geisha, ma visti i prezzi, forse convengono le salette microscopiche

    Ciao HP, a presto

    dragor (journal intime)

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    Ciao Dragor,

    per qualche misterioso motivo il tuo commento non è comparso sul blog, ma il tuo messaggio mi è arrivato nella posta. Per cui lo riporto qui sopra.

    Visto che caso di telepatia? Tu mi chiedevi, ed io ero già stato a visitare, e stavo scrivendone. Robe da matti. Bisogna proprio che qualche volta nella vita, chissà dove, chissà quando, ci conosciamo di persona!

    Grazie del tuo commento e dell'apprezzamento. E in quanto alle geishe, sì, forse è meglio accontentarsi del loculo... Con lo yen ai massimi storici, c'è da dover chiedere un leasing per certe avventure!

    Ciao, a presto,
    HP

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