venerdì 18 marzo 2011

Umori e rumori. Sapori e vapori

Finalmente una giornata di sole. Albeggia alle sei, e lo si capisce già dalla prima luce, che oggi sarà bello. Non è cosa da poco, in Cina. Specie nelle metropoli costantemente assillate da uno smog pesante che vela, quando non offusca. Occasione da cogliere al volo per annusare un po’ di Shanghai che sta scomparendo, divorata e soffocata da voragini vomitanti terra, propedeutiche a mastodonti da cinquanta piani in su. Questi torreggiano disarmonici su architetture di inizio secolo, umili casette a un piano che contengono ancora – ma chissà per quanto – un’umanità varia e affaccendata in essenziali mestieri quotidiani, crocchi di vecchietti ancora intabarrati che osservano due giocare alla dama cinese e bevono tè bollente da thermos col tappo di sughero, spacci minimi, botteghe senza orpelli, attività mobili su due ruote di carretto, vecchie rugose e bellissime e ridenti che selezionano verdure, accudiscono nipoti di pochi anni sporchi come spazzacamini, stanno a chiacchera sedute su panchetti bassi di legno, godendo i primi tepori primaverili come le lucertole.

È la Cina che preferisco. Non quella boriosa e supponente dei nuovi ricchi, divenuti tali così repentinamente da far perdere loro il senso della misura. Non quella dei grattacieli corruschi di cristalli, moderni specchi ustori che lanciano lame di luce riflessa su quelle povere case a mattoni vivi, a calce scrostata e cadente, su quei tetti polverosi ma dignitosi che hanno riparato generazioni di cinesi sopravvissuti a guerre, devastazioni, violenze, fame e perfino la rivoluzione culturale. Non quella che, dimentica di una cultura e di tradizioni millenarie, si riversa compatta nei templi del consumismo da fine settimana, centri commerciali multipiano e fast-food all’americana e caffetterie finto tali e cinema multisala coi popcorn e le bevande gassate nei bicchieroni di carta capienti come pitali.

Basta spingersi un po’ al di fuori delle solite quattro vie che trovi su tutte le guide, dove pascola la quasi totalità dei turisti, per scoprire angoli di Shanghai che ribollono di vita. Umori e rumori. Sapori e vapori. Artigiani che conoscono l’arte di arrangiarsi per sopravvivere. Un neorealismo che non è stato spazzato via dall’onda anomala dell’Olimpiade pechinese. Sono stati accantonati, per un po’, giusto il tempo di offrire ai visitatori una tantum l’immagine di una Cina progredita, moderna, ricca e senza anima. Ma poi, come marmotte al disgelo, hanno rimesso il naso fuori, annusato l’aria ritornata tollerante e detto, via libera. Ricominciamo. Eccoli.

Un friggitore di calamari e wurstel, infilati sullo spiedino di legno. Tanto fumo e un gran profumo.


Cinque emigrati dalle campagne, lavoratori edili, finito il turno, comprano da mangiare negli unici posti dove se lo possono permettere. Vivono in un container corredato di letti. Finito il cantiere, la loro casa sbaracca. E loro con lei.

Venditore di noci dell’ovest, forse Xinjiang. Con pazienza cinese, ha venduto mezzo sacchetto di noci alla signorina sorridente e capelluta – rompendole una per una con lo schiaccianoci. Quando si dice: servizio al cliente.

Succo dolcissimo e naturale di canna da zucchero, spremuto sul momento. A mano. Solo in Cina e in Brasile, così buono.

Artigiani all’aperto. Lei rammenda un paio di pantaloni alla macchina da cucire. Lui monta un portabiti che sembra fatto col Meccano. Il bimbo osserva perplesso dal girello. Domenica pomeriggio. Rossellini ci avrebbe fatto un film.

Lavavetri scalatori. Si calano dal tetto appesi a una corda e lavano la facciata. Gran fiducia nella robustezza della fune. Sotto ci sono dei compari che gliela tengono tesa. E badano che nessuno piova in testa alla gente in transito sul marciapiedi.

Miniserie in tre puntate: un weekend a Shanghai. Domani la seconda parte.

Prima pubblicazione : 18 marzo 2009

6 commenti:

  1. Ciao HP,
    come al solito leggerti è come vivere una favola, un'avventura, un viaggio senza muoversi nello spazio.
    Grazie ancora del dono che ci fai.
    Marta

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  2. Ciao Marta,

    sono contento di sapere che apprezzi i miei raccontini di viaggio. Grazie a te per la tua presenza ed i tuoi commenti. Ci siamo conosciuti - virtualmente - grazie al palio, ed ho piacere di vedere che continui a seguirmi.

    Allora ti aspetto domani e domenica per le altre due puntate!

    Buon weekend, a presto,
    HP

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  3. Anche io quando sono in viaggio cerco di capire cosa mi circonda, insomma... che sapore ha il paese che visito.
    Complimenti per le tue foto (e per i commenti!!!)
    Elena

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  4. Ciao Elena,

    è sempre piacevole scoprire persone che vogliono capire, quando viaggiano all'estero. Fai parte dei viaggiatori, non dei turisti.

    Grazie per la visita, il commento ed i complimenti!

    Buon weekend, a presto,
    HP

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  5. teseas@yahoo.it19 marzo 2011 18:08

    E' consolante scoprire che esiste ancora un pezzo di Cina vera. Peccato che nella vita di tutti i giorni siano spariti gli abiti tradizionali, in un'omologazione generale sul 'casual'.
    Tesea

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  6. ciao Tesea,

    i cheongsam stanno tornando di moda, dopo la repressione maoista. Ci sono molti negozi che li vendono e li confezionano, non solo per turiste a caccia del vestito tradizionale da indossare magari a carnevale, ma anche per le cinesi che amano rispolverare un'usanza che le rende eleganti.

    Nella vita di tutti i giorni sarebbero poco pratici, ed i cinesi sono gente troppo pratica per indossarli. Non come in Giappone, dove si vedono donne indossare il kimono non solo di sera, e non solo per eventi speciali.

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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