martedì 24 gennaio 2012

Gianni Agnelli, nove anni dopo

Ripubblico un pezzo scritto tre anni fa, aggiornando solo le distanze temporali. Perché quello che pensavo allora lo penso ancora oggi.

Gianni Agnelli, sei anni dopo

Cercare qualcosa di originale da dire sull’Avvocato per antonomasia è impossibile. Su di lui è stato detto tutto. Ammiratori, adoratori e adulatori hanno versato fiumi di inchiostro e di saliva scrivendo e parlando di lui. Detrattori, critici e nemici di classe hanno fatto altrettanto, solo che gli schizzi di saliva sono pieni di livoroso veleno.

Di un’eleganza istintiva, naturale, non seguiva la moda ma la creava. A lui si perdonava tutto, e tutto diventava immediatamente di tendenza, con stuoli di tristi cloni che si illudevano di assomigliargli, portando l’orologio sul polsino e la cravatta sul golfino.

Grande appassionato dei piaceri della vita. Viaggi. Isole. Frequentazioni di presidenti e papi. Elicotteri per spostarsi anche dalla villa collinare a corso Ferrucci a Torino. Il pallino del calcio e della Ferrari. Una vita vissuta sulla corsia di sorpasso.

Aveva tutto, e non deve essere facile trovare delle motivazioni quando si è così oltraggiosamente ricchi. Forse conduceva un’esistenza meno sfrenata e più monastica di quanto la gente si immaginasse nelle sue frustrate fantasie. Ma anche. Il destino di due incidenti automobilistici che lo lasceranno claudicante. Il bastone portato come uno scettro reale, con autorità e stile. Una storia familiare costellata di tragedie e di dolore, come se il fato esigesse un crudele contrappasso per quell’opulenza oltre l’ammissibile. Orfano di padre da adolescente, perde la madre a ventiquattro anni. Negli anni della senilità vede morire suicida il figlio Edoardo e un cancro gli ruba l’adorato e adorabile nipote Giovannino, già da lui incoronato futuro capitano d’industria della famiglia.

Aforista. Opinionista. Capitalista. Sciatore. Navigatore. Conduttore. Elegante. Affascinante. Importante. Inimitabile. Imprevedibile. Indimenticabile.

Di Agnelli, nonostante la sua ubiquitaria presenza ed il peso ingente sulla società italiana, non si ottenevano se non gli scatti che lui accettava fossero presi. Quelli ufficiali, contributo alla creazione dell’iconografia pubblica. L’Agnelli privato, familiare, intimo, veniva gelosamente tenuto nascosto, in perfetto stile subalpino, lontano dalle insidie del gossip da negozio di parrucchiera e tivu spazzatura.

Nel sesto anniversario della sua scomparsa la Juventus ricorderà il presidente che la accudiva e la coccolava come una bella amante, le chiavi dei cui bramati, intimi sacelli appartenevano in esclusiva a lui. Orgoglioso, critico, appassionato e viscerale come tutti gli tifosi, coniava definizioni che diventavano soprannomi, tagliava giudizi che rimanevano incollati alla persona per il resto dei suoi giorni. Pinturicchio. Il coniglio bagnato. Bello di notte. I giornalisti sportivi dei suoi tempi non avevano bisogno di immaginazione, solo di buone orecchie.

È stato un grande. Un personaggio certamente ingombrante. Forse troppo, per quel piccolo stivale che non ha mai fornito grandissimi protagonisti della scena mondiale. Uno dei pochi italiani ad ottenere una copertina – elogiativa – di Time. L’unico altro che ricordo è Giorgio Armani. Forse Pavarotti.


Il valente Marcello Marchesi lo definì con geniale sintesi. In due parole appena seppe riassumere il suo ruolo nell’Italia degli ultimi cinquanta anni: Fiat dux.

L’ultimo vero condottiero della Fiat se n’è andato sei anni fa, in silenzio, in punta di piedi, con quella discrezione e quella signorilità che lo avevano sempre contraddistinto. Da allora sono in molti a sentire la mancanza di una figura di potere di quello spessore, eppure così garbata e raffinata. Buon riposo, Avvocato. Dopo tutto quello che ha fatto nella sua vita, se lo merita.


Prima pubblicazione : 24 gennaio 2009

2 commenti:

  1. teseas@yahoo.it7 febbraio 2012 18:40

    Generosa e sentita rievocazione di un grande personaggio. E' stato una figura regale, che ha lasciato con la scomparsa il Paese nuovamente orfano di un simbolo che degnamente lo rappresenti nel mondo. Non si vede, per ora (se mai), chi possa in qualche misura sostituirlo.
    Tesea

    RispondiElimina
  2. Grazie Tesea,

    sono contento che tu abbia apprezzato questo mio ricordo dell'Avvocato.

    ciao, a presto,
    HP

    RispondiElimina