sabato 7 gennaio 2012

Perfezionisti

Gran parte delle nazioni del mondo si leccherebbero i baffi ad avere i record di sicurezza e di livello di crimine di Singapore. Invece quegli eterni perfezionisti non si accontentano mai. E fanno bene. Perché solo attraverso il costante impegno, il diuturno esercizio della giustizia – con puntualità ed equità, e soprattutto senza i soliti privilegiati che posson sempre farla franca perché contano qualcosa ed hanno gli amici nei posti giusti – si riesce a mantenere quell’invidiabile primato della città-stato detta la Svizzera d’Oriente.

Low crime doesn’t mean no crime. Poco crimine non equivale a niente crimine. Non nascondere la testa nella sabbia come gli struzzi, suggerisce graficamente il manifesto della campagna pubblicitaria governativa applicato su un taxi. Stai all’occhio. E i cittadini eseguono alla lettera. Se accade qualcosa di anormale chiunque è pronto a telefonare alla polizia, per segnalare un comportamento illegale, un pacco sospetto in un luogo pubblico, anche un evento veniale, che da noi susciterebbe l’ilarità dei gendarmi e l’invito a disturbarli per cose più serie.

Trovo straordinario questo non accontentarsi, il non sedersi sugli allori, il volere solo e sempre il meglio per se stessi e per i propri concittadini, da parte degli amministratori di Singapore. Poco crimine è pur sempre un crimine, e non ci basta. L’acquiescenza alla piccola malefatta è il primo passo verso l’accettazione di comportamenti criminali peggiori.

Non ho mai avuto occasione (non so se dire per fortuna) di far conoscenza con un giudice di Singapore. Almeno socialmente mi sarebbe piaciuto, però. Perché se sono tutti così convinti della loro missione come il giovane giudice distrettuale Marvin Bay, allora sono un esempio per qualsiasi magistrato al mondo. Vestito con tuta, mantello rosso e cappello, Captain Justice, supereroe sconfiggi-crimine, ha recitato la parte davanti ad una trentina di bambini partecipanti ad un programma filantropico mirato a migliorare l’istruzione e a prevenire la delinquenza giovanile. Ha cantato la canzone “Capitan Giustizia arriva in città” e a distribuito piccoli doni agli spettatori in erba. Alla fine ha consegnato un assegno di cinquemila dollari, soldi raccolti tra il personale dell’Ente Giustizia Civile, ai rappresentanti del benefico sodalizio.

Forse gesti come questo susciteranno dei sogghigni da parte di qualcuno in Italia. Ma è sapendo comunicare con i cittadini del domani, creando in loro un senso di fiducia e di complicità, non di soggezione e diffidenza, che si gettano le fondamenta per una società che vuole continuare a vivere rettamente. E se il giudice Marvin Bay non si vergogna a travestirsi da supereroe per perseguire la sua missione, lode a lui.

Di quanti Marvin avremmo bisogno in Italia, per tentare di iniziare a renderla una nazione civile? OK, come non detto. Non basterebbe l’intera popolazione di Singapore. Perché se ognuno di noi non ha dentro di sé i semi dell’onestà e dell’orgoglio della propria missione, nemmeno un esercito di supereroi ci trasformerà mai in una società sana.

4 commenti:

  1. teseas@yahoo.it7 gennaio 2012 17:46

    Chissà se anche qualcuno tra questi giudici singaporegni (?) hanno aspirazioni politiche e cercano la ribalta per candidarsi per un posto in Parlamento?
    Tesea

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  2. ciao Tesea,

    Non so, ma non penso. Se non altro perchè le prebende non sono così laute come da noi (comparando costo della vita e tutto...), e poi c'è un senso del dovere e dello Stato differente.

    Per dirne una, a proposito di parlamentari: c'è in corso una proposta per una riduzione degli stipendi dei parlamentari di circa il 30% (ti immagini cosa accadrebbe da noi se qualcuno azzardasse un'idea del genere?). Per inciso: lì c'è una commissione apposita, indipendente dal parlamento, che legifera su queste cose. Da noi se la suonano e se la cantano da soli...

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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  3. Ho sempre detto che felicità è poter passeggiare alle tre di notte senza pericolo. A Nizza è un'utopia, a Kigali è possibile. Eravamo la città più insicura dell'Africa, adesso siamo la più sicura.Non per niente, quando vuole rivolgersi un complimento, Kagame dice che siamo il Singapore africano.

    Ciao HP, buonanotte, a presto

    dragor (journal intime)

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  4. ciao Dragor,

    concordo appieno! Felicità è poter passeggiare di sera (o di notte) senza timori. Capita ancora perfino nella piccola e provinciale Cuneo. Peccato che a Nizza sia un'utopia. E che bello sapere che a Kigali al contrario si può!

    Interessante poi il chiamarsi Singapore dell'Africa. Si vede che la piccola città-stato fa da termine di confronto per la qualità della vita. Bene!

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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