mercoledì 6 ottobre 2010

Toccato da un mito

Non sono mai stato un cacciatore di autografi, non ho mai capito o subito il fascino morboso che spinge la gente ad avvicinare, parlare, toccare, farsi fotografare con una cosiddetta "celebrità", in special modo perché spesso la fama del suddetto risulta essere o immeritata o effimera, non ho mai condiviso quel senso di esibizionismo misto a presenzialismo che induce un normale individuo a cercare il contatto con i VIP (che brutta parola!), per poi sfoggiare con amici e parenti il momento magico, quei due minuti di gloria per interposta persona, solitamente con la star che esibisce uno stanco e falso sorriso di circostanza e il popolano che si protende verso il personaggio ma, colto da improvvisa pudicizia, non osa toccarlo, sortendo curiosi effetti equilibristici noti come Torre di Pisa...

Ma quando ho scoperto chi si nascondeva dietro il capannello di persone affollato attorno a una di quelle automobilette che negli aeroporti trasportano le persone non autonome nel movimento, sono rimasto abbacinato, stregato.

Muto, attonito, immobile, non riuscivo a far altro che fissare quegli occhi straordinari che mi scrutavano intensamente e insieme ridevano. Finché mi ha porto la mano. Incredibile. Quei suoi occhi penetranti leggevano dentro di me, vedevano il mio ritegno, ma anche il mio desiderio, così ha fatto lui il primo gesto. Ha allungato il braccio, come a chiamarmi, come a dirmi, sì, credici, sono proprio io, vieni avanti, dammi la mano, non ti faccio del male. Ho stretto quella mano bellissima e terribile insieme per un tempo che mi è sembrato un istante. O un'eternità.

Era lui. Il mito. Il più grande. Muhammad Ali. Il più grande pugile del mondo.

E mentre tenevo tra le mie quella mano resa scarna dall'età, pur sempre grande e spaventosa, ma sorprendentemente calda e dolce, quasi delicata al contatto delle mie, non sono stato capace di mormorare altro che due parole, sei il più grande, le uniche cose che sono riuscito ad articolare nella mia testa mentre ero lì mano nella mano con Cassius Clay.

Non ha parlato, ma i suoi occhi luminosi mi hanno sorriso, pieni di orgoglio e di consapevolezza.

Dopo avere lasciato quella mano prodigiosa, sono rimasto lì, a rimirarlo, ancora non volevo andarmene, incapace come ero di rinunciare a quello sguardo magico e pieno di vivacità, ricco di energia e di una calma contagiosa. Mi faceva male vederlo arrembato da una folla eterogenea di passeggeri, inservienti aeroportuali, equipaggi i più svariati, non c'era rispetto nel comportamento di questa gente, volevano solo posare con lui, rubare un suo ritratto, portarsi a casa una foto guarda un po' con chi, in un ridicolo passamano di telefonini con macchinetta fotografica incorporata. Non era un omaggio a un mito, era solo un'edonistica ostensione di se stessi accanto al VIP di turno. Che tristezza.

Nessuna immagine avrebbe potuto essere più forte di quella stretta di mano, di quegli occhi magnetici e ridenti che si facevano beffe della malattia. Non ho voluto portare con me un ricordo tangibile, una sua fotografia. Men che meno con me accanto a lui. Il calore di quella mano era stato sufficiente a farmi pulsare il cuore di emozione per essere alla presenza di una grande persona, di commozione per l'energia e la vitalità che trasmetteva.

Degli addetti stavano portando vicino al suo mezzo una di quelle strutture tubolari con ruotine a cui si appoggiano i nonni malfermi che non riescono più a camminare autonomamente.

L'ho fissato ancora una volta diritto negli occhi, mi ha sorriso e anche i miei occhi ridevano, allora mi ha salutato con il pugno stretto, serrato, da boxeur, mostrandomelo come a dire sono ancora il più forte.

Sono scappato da quegli occhi fieri e scintillanti e da quelle mani grandi e magiche prima che si alzasse, per ricordarmi di lui la figura agile e possente della meravigliosa farfalla che danzava sul ring ma pungeva come un'ape, nelle immagini in bianco e nero di quando ero bambino e lui era già il più grande.

Non capita tutti i giorni di incontrare un mito. Diecimila volte più raro è che si conceda a te con la semplicità, con la naturalezza, con la grazia che emanava questa persona straordinaria. Che ti offra una stretta di mano per trasfonderti la sua energia, il suo calore. Che ti illumini con quegli occhi dalla luce incantatrice.

Muhammad Ali, hai regalato a uno sconosciuto un momento di grande emozione. Per questo sei - ancora e per sempre - il più grande.

Prima pubblicazione : 28 luglio 2007

4 commenti:

  1. Ali will never grow old. He's still floating like a butterfly and stinging like a bee...
    Un paese scalcinato, una sanguinosa dittatura, una città-continente scassata, un uomo, un pugile, Muhammad Ali che entra in trance agonistica e trascina una folla ipnotizzata dal suo carismo...Secondo me, sei stato mesmerizzato, nello stesso modo, dallo sguardo e le mani di un totem. Per un attimo, sei tornato a Kinshasa...Ali è tornato "the greatest"...I miti non invecchiano hanno detto gli occhi : I will never grow old....Te lo invidio lo sguardo di Ali : grazia, carisma, onestà, intelligenza...un uomo raro
    Alex

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  2. ciao Alex,

    bellissima la tua descrizione finale. E straordinariamente vera. Capisco la tua invidia. L'avrei provata anch'io, non avessi avuto quel regalo dalla vita. Uno sguardo indimenticabile e ridente, le mani grandi e calde.

    Emozione pura. E' stato bello viverla, ed è tuttora bello condividerla.

    Grazie del commento, a presto,
    HP

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  3. teseas@yahoo.it10 ottobre 2010 21:07

    I Leoni restano leoni.
    Malgrado tutto
    Tesea

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  4. ciao Tesea,

    ben detto. Malgrado tutto, Cassius Clay è sempre un leone.

    Grazie del commento, a presto,
    HP

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