martedì 12 ottobre 2010

Cani e gatti

Cinesi e giapponesi. Come cani e gatti. E non solo per la proverbiale avversione che le due razze manifestano reciprocamente, dietro ai sorrisi, agli inchini e agli altri salamelecchi utilitaristici o di facciata.

Basta osservare i nostri due amici a quattro zampe per riconoscere l’atteggiamento che spesso caratterizza cinesi e giapponesi, quando pranzano.

I giapponesi sono dei gatti. Si avvicinano guardinghi alla pietanza, e non accettano alcunché in sospetto di meno che immacolata qualità. La studiano attentamente e se non fosse cattiva educazione forse la annuserebbero anche, alla ricerca di pecche recondite. Se non supera l’esame visivo, già sanno che non potrà appagare le loro sensibili papille. Anche la refezione più frettolosa e meno pretenziosa deve rispettare certi irrinunciabili canoni estetici.

Emesso il mentale imprimatur, assumono morsetti di cibo cauti e frugali, mangiando con morigeratezza e snobberia tutta felina. Talvolta avanzano delle minime quantità dalle già non abbondanti porzioni. I gesti sono misurati e lenti, il deglutire silenzioso e austero. Gatti.

I cinesi si avventano sul cibo con quella foga che fa presumere antiche fami patite e, come i cani, sembrano inconsapevoli che quello non sarà necessariamente il loro ultimo pasto.

Chiassosi e sbrodoloni, sorbiscono zuppe brodose e si ingozzano di riso scaraventandoselo in bocca direttamente dalla ciotola, i bastoncini usati con gesti secchi e nervosi, come una cazzuola da muratore.

Capaci di mangiare a qualsiasi ora del giorno e della notte, non hanno ore canoniche, e solo quelle, in cui sedersi a tavola. Sono guidati dall’istinto e non dalla convenzione dell’orologio. Quando hanno fame non ragionano, tocca mangiare e, come i cani, trangugiano il cibo disponibile, quello che sia, purché sia.

Riescono a consumare un frettoloso pasto in qualsiasi posizione immaginabile dalla fantasia umana. Se non hanno un tavolo o una sedia, si accucciano per terra e svuotano rapidamente in bocca il contenuto di essenziali contenitori di polistirolo. Del riso. Qualche pezzo di carne. Delle verdure appena sbollentate. Il loro bere è caldo, mai freddo. Un brodo fumante. Da aspirare rumorosamente. La minestra, perfino nella lingua cinese, non si mangia, si beve. Un corposo rutto di apprezzamento di solito segnala la fine del celere rituale.

I cani mangiano perché l’istinto dice loro che bisogna, ma hanno sempre l’orecchio teso e i muscoli pronti a scattare per rivoltarsi, mai un pericolo si palesasse proprio mentre sono inermi, la loro migliore arma d’attacco e di difesa occupata a masticare cibo. Prima finiscono, meglio è. Così i cinesi. Spauriti dalla prospettiva che proprio mentre sono impegnati a fare rifornimento allo stomaco, gli passi davanti un’opportunità di business, e loro la manchino, tracannano tutto con l’urgenza di tornare a fare altro, a lavorare, a produrre. Cani.

Prima pubblicazione : 19 ottobre 2007

6 commenti:

  1. Preferisco il cibo cinese : mescolano gli ingredienti, wok ed olio....invece i giapponesi : non sono mai stancati di mangiare riso "Tsukyyo no kome no meshi" (chiara di luna e riso bollito)
    Dipende dalla razza d'appartenenza del gatto giapponese. Il tuo è di tipo : Kaiseki ryori ma esistono altre razze : Okonomiyaki, gyoza, odun...costoro trangugiano !
    http://www.youtube.com/watch?v=HWkCzeFZEzw&feature=related
    Alex

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  2. Ciao Alex,

    son gusti così lontani l'uno dall'altro che è perfino difficile dire quale preferisca. Una buona alternanza delle due cucine, meglio se sul luogo d'origine, è l'ideale.

    Disgustoso il filmato che segnali: ma rivelatore dell'istinto competitivo dei giapponesi, in qualsiasi tenzone, perfino la più imbecille...

    Ebbene sì, sono più da Kaiseki che non da Okonomiyaki, che con discreto cattivo gusto a Singapore chiamano la pizza giapponese... ma ogni tanto anche dei semplici gyoza fanno piacere! Però meglio, molto meglio, i corrispondenti cinesi, i jiaozi, ravioli ripieni di un impasto di pochi gustosi ingredienti, carne, verdure e zenzero; e massimamente se fatti a mano in casa, come ho avuto la fortuna di provare pochi anni fa a Shanghai. Appena scottati nell'acqua bollente (sacrilego farli alla piastra come usa nei ristoranti cinesi in Italia!!), inzuppati in una salsa fatta di un misto di aceto nero cinese e lajiaojiang, la temibile salsa piccante di peperoncino sminuzzato e fritto, profumatissima... Una vera delizia della cucina semplice e tradizionale.

    Ora basta, mi sta venendo appetito!

    Grazie del contributo, sempre interessante e documentato!

    Ciao, a presto,
    HP

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  3. teseas@yahoo.it22 ottobre 2010 22:47

    Malgrado i Cinesi, la cucina cinese è raffinata, conserva i tratti dell'antica civiltà di provenienza.
    Quanto ai Cinesi...sono proprio tutti 'cani' ingordi? Anche le élites? E chissà se i Giapponesi sono proprio tutti 'gatti' cauti e frugali. Anche quelli delle cosiddette 'classi basse'?
    Tesea

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  4. ciao Tesea,

    concordo sulla raffinatezza della cucina cinese. In origine. Oggi spesso tale virtù si perde per la banalizzazione del gusto e per la troppa fretta che non lascia tempo al convivio.

    Di certo ci saranno cinesi dai tratti felini, e - forse - qualche giapponese ingordo. Ma nella media è così che si vede la gente comune. Cani e gatti.

    Grazie della visita, a presto,
    HP

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  5. teseas@yahoo.it24 ottobre 2010 16:39

    La volta scorsa ho dimenticato di complimentarmi per questo post.
    E' un capolavoro!
    Tesea

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  6. Grazie Tesea,

    ti sei disturbata a riscrivermi per questo. Che comunque mi fa molto piacere, detto da te.

    Buona domenica, a presto,
    HP

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