sabato 15 gennaio 2011

Pubblicità occulta

Qualche fervoroso mattacchione che per campare fa finta di avere delle idee brillanti (quelli della categoria si autotitolano creativi e lavorano nella scienza pomposamente chiamata promozione commerciale), avendo probabilmente abusato oltre il consueto di polveri bianche di consistenza e peso equiparabili alla farina, ma al contrario di questa totalmente inefficaci per sfornare pani o pizze, se n’è uscito un giorno con una strabiliante trovata.

La scena si svolge nella sala riunioni di una nota agenzia pubblicitaria. Musi lunghi, aria di reprimende, alle pareti grafici minacciosamente orientati verso il basso. Il direttore sta in piedi, coi pugni piantati sul tavolo, e indirizza i suoi prodi cervelli: signori, qui andiamo male. Scarseggiano le idee. E sapete una cosa? Mi è venuto in mente un posto che nessuno aveva mai pensato di sfruttare per la pubblicità. Quale, quale?, replicano in coro i copywriters, illuminandosi all’istante. Forza, pensateci un po’. Cosa vi pago a fare?? Devo fare sempre tutto io in quest’azienda? Allora? Niente?… Capo, lo sai benissimo. Se si escludono le mutande del papa, non c’è posto al mondo dove non abbiamo piazzato le nostre propagande. Città e campagne, giornali, riviste e televisioni sono pieni zeppi delle nostre reclames. Abbiamo saturato tutto il saturabile. Eh, no, cari creativi dei miei stivali. Guardate qua (esibisce un oggetto di uso quotidiano, che tutti noi abbiamo molte volte avuto per le mani, giusto il tempo necessario a buttarlo nel cestino della spazzatura).

Ci sarà una cavolo di ragione se nessuno ci aveva mai pensato, no? Quale è l’ultima cosa che volete vedere quando, pacificamente accomodati sul trono quotidiano, avendo terminato di utilizzare il suddetto per l’umile ma necessaria funzione, vi accingete all’operazione che naturalmente segue, e scoprite con orrore che i dieci piani di morbidezza sono terminati, e l’insulso cilindretto di cartone vi guarda beffardo, come dire: e ora?

Maledicendo senza esclusione tutti i restanti componenti del nucleo familiare, incluso l’incolpevole gatto che, come è noto, né la usa né sa come cambiare il rotolo della carta igienica, infilate una sequela di parolacce che farebbe arrossire anche la cortigiana più scafata.

E questi fenomeni vorrebbero raccontarci che, in tale imbarazzante frangente, uno vedrebbe con favore e buona disposizione d’animo una qualsiasi merce, perfino la più utile, che fosse – hic et nunc – sottoposta alla sua attenzione?

Gli inutillimi che hanno partorito un simile capolavoro si meritano senza tema di smentita un posto in un’altra rubrica del caro Cuore, ideatore di Mai più senza: Braccia rubate all’agricoltura.

Prima pubblicazione : 29 marzo 2009

4 commenti:

  1. teseas@yahoo.it15 gennaio 2011 18:28

    Ma allora, perchè non utilizzare addirittura i kilometri di carta avvolti sul rotolo? Ho un ricordo lontanissimo, della mia infanzia: barzellette stampate sull'elemento cartaceo, forse, in questo caso non esattamente 'igienico'.
    Tesea

    RispondiElimina
  2. Ciao Tesea,

    ricordo anch'io qualcosa del genere. Ed anche, in tempi più recenti, rotoli con stampate su le banconote da cento dollari (forse a rappresentare il non più preponderante valore del foglietto verde??).

    C'è da sperare, come giustamente sottolinei tu, che la stampa non vada ad inficiare l'igienicità del prodotto!

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

    RispondiElimina
  3. Sbagli ! Collaboriamo già con una rete di ristoranti di Taiwan. Da quando forniamo i rotoli di carta igienica con i nuovi cilindretti di cartone (nome del ristorante, indirizzo, telefono) ai supermercati, società, aziende...gli utili dei ristoranti balzano alle stelle !
    http://www.time.com/time/arts/article/0,8599,1882569,00.html?cnn=yes
    il direttore.
    Buona domenica, Alex

    RispondiElimina
  4. ciao Alex,

    preziosa segnalazione la tua. Credo proprio che non ambirò fare l'esperienza di questo speciale ristorante Taiwanese. Anche se son certo che sarà di successo, dato il gusto per il kitsch imperante da quelle parti...

    E concordo con te: non potrebbe esserci luogo più adatto che sul rullo della carta igienica, per pubblicizzare tale locale!

    Grazie del commento, a presto,
    HP

    RispondiElimina