domenica 21 novembre 2010

Libertà e amore

Ho sempre avuto, per qualche recondita ragione, una istintiva passione per le aquile. Supremi simboli di libertà, volteggianti su panorami mozzafiato come montagne dalle guglie rilucenti di neve o mari profondi e azzurrissimi, veloci, potenti, leggiadri, maestosi. Bellissime bestie, espressione di armonia della natura.

Oggi ricevo dal mio consigliere spirituale una storia da condividere, con due immagini che parlano di amore, e volentieri traduco questa fiaba dolce, i cui protagonisti sono Jeff e Libertà.

Io e Libertà ci conosciamo da dieci anni. Arrivò nella mia vita nel 1998, cucciola e con due ali rotte. Nonostante un’operazione la sua ala sinistra non si estenderà mai del tutto. Era rotta in quattro punti.

Libertà è la mia bambina. Quando la trovammo non si reggeva diritta, era emaciata e piena di pidocchi. Decidemmo di cercare di salvarla e la portammo ad un centro veterinario. Da allora trascorsi molto tempo lì con lei. Mi sedevo e le parlavo, incitandola a farcela, a sopravvivere. E lei, da sdraiata, mi guardava con quei grandi occhi bruni. Per settimane dovemmo alimentarla a forza, era troppo debole per mangiare da sé. Passava il tempo in un grossa cuccia da viaggio per cani, a cui avevamo tolto il coperchio, imbottita per rendere il suo giacere più confortevole.

Dopo sei settimane ancora non riusciva ad alzarsi. Giungemmo alla dolorosa decisione che se non ce l’avesse fatta entro un’altra settimana, l’unica strada sarebbe stata l’eutanasia. Non volevamo trasformare una riabilitazione in una tortura, e sembrava che la morte stesse vincendo. Il giorno stabilito era venerdì. Giovedì pomeriggio non mi sentivo di passare dal centro, non sopportando l’idea di perderla. Ma alla fine ci andai, e come fui lì vidi che tutti avevano dei gran sorrisi stampati sulla faccia. Mi precipitai verso la sua gabbia, e lei era lì, ritta, una fiera e bellissima aquila. Era pronta a vivere. Delle lacrime cominciarono a scorrere sulle mie gote. Che grande giornata!

Sapevamo che non avrebbe potuto mai volare, così il direttore della clinica mi suggerì di addestrarla sul guanto. La abituai a starmi sul braccio guantato, poi le misi i laccioli sulla zampa. Poco a poco divenne una piccola celebrità, tra giornali, radio, programmi educativi nelle scuole e perfino qualche comparsata in televisione. Miracle Pets (animali miracolati) fece una puntata su Libertà.

Nella primavera del 2000 mi fu diagnosticato un linfoma di terzo stadio. Niente di bello. Dopo otto mesi di chemioterapia non avevo più un capello. Quando cominciai a sentirmi un po’ meglio ripresi a portare Libertà fuori per le nostre passeggiate. Spesso mi capitava di sognarla che cercava chissà come di aiutarmi a combattere il cancro.

In novembre, al termine della terapia, andai a fare l’ultimo controllo. I dottori dicevano che se non era stato debellato dalla chemio, la sola scelta era un trapianto di cellule staminali. Fecero il prelievo per il test, i cui risultati sarebbero stati pronti il lunedì successivo. Mi presentai di buon mattino lunedì, pieno di ansia, timore e trepidazione, per sentirmi dire che il cancro era stato sconfitto dalla cura.

Per prima cosa decisi di festeggiare con Libertà, portandola a fare una delle nostre passeggiate. Faceva freddo e c’era una leggera nebbiolina. Le misi i laccioli e raggiungemmo la sommità della collina. Non dissi una parola, ma lei in qualche modo sapeva. Mi guardò, mi avvolse completamente con le ali spalancate ed appoggiò il becco sul mio naso. Rimanemmo lassù per non so quanto tempo. Fu un momento magico. Dal giorno che entrò nella mia vita seppi che eravamo due anime gemelle. Un animale davvero speciale.

Libertà ha un’arcana influenza sugli infermi. Una volta un malato terminale che conoscevo mi chiese di poterla reggere. Le sue ginocchia tremavano mentre mi giurava di sentire l’energia selvaggia di Libertà scorrere nel suo corpo debilitato.

Ogni giorno ringrazio per l’onore di essere così fraternamente legato ad un magnifico spirito come Libertà.


Soffro di un’incommensurabile invidia per Jeff. Non trovo le parole per descrivere la sensazione che proverei, se un’aquila mi rannicchiasse il capino sul petto, in un gesto di affetto puro, animalesco, ultraterreno. Quell’immagine in bianco e nero sprigiona un’energia primordiale e affresca una tenerezza mirabile. Tienti caro il tuo raro privilegio, Jeff. È da pochi, speciali uomini, guadagnarsi l’amore di un’aquila.

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For the English speaking friends: this fairy-tale is so touching that I publish the original text here, so to share with everyone who happens to read my blog all the tenderness and love in the story of Freedom and Jeff.

Freedom and I have been together 10 years this summer. She came in as a baby in 1998 with two broken wings. Her left wing doesn't open all the way even after surgery, it was broken in 4 places . She's my baby.

When Freedom came in she could not stand and both wings were broken. She was emaciated and covered in lice. We made the decision to give her a chance at life, so I took her to the vets office. From then on, I was always around her. We had her in a huge dog carrier with the top off, and it was loaded up with shredded newspaper for her to lay in. I used to sit and talk to her, urging her to live, to fight; and she would lay there looking at me with those big brown eyes. We also had to tube feed her for weeks.

This went on for 4-6 weeks, and by then she still couldn't stand. It got to the point where the decision was made to euthanize her if she couldn't stand in a week. You know you don't want to cross that line between torture and rehab, and it looked like death was winning. She was going to be put down that Friday, and I was supposed to come in on that Thursday afternoon I didn't want to go to the center that Thursday, because I couldn't bear the thought of her being euthanized; but I went anyway, and when I walked in everyone was grinning from ear to ear. I went immediately back to her cage; and there she was, standing on her own, a big beautiful eagle. She was ready to live. I was just about in tears by then. That was a very good day.

We knew she could never fly, so the director asked me to glove train her. I got her used to the glove, and then to jesses, and we started doing education programs for schools in western Washington . We wound up in the newspapers, radio (believe it or not) and some TV . Miracle Pets even did a show about us.

In the spring of 2000, I was diagnosed with non-Hodgkin's lymphoma. I had stage 3, which is not good (one major organ plus everywhere), so I wound up doing 8 months of chemo. Lost the hair - the whole bit. I missed a lot of work. When I felt good enough, I would go to Sarvey and take Freedom out for walks. Freedom would also come to me in my dreams and help me fight the cancer. This happened time and time again.

Fast forward to November 2000, the day after Thanksgiving, I went in for my last checkup I was told that if the cancer was not all gone after 8 rounds of chemo, then my last option was a stem cell transplant. Anyway, they did the tests; and I had to come back Monday for the results. I went in Monday, and I was told that all the cancer was gone.

So the first thing I did was get up to Sarvey and take the big girl out for a walk. It was misty and cold. I went to her flight and jessed her up, and we went out front to the top of the hill. I hadn't said a word to Freedom, but somehow she knew. She looked at me and wrapped both her wings around me to where I could feel them pressing in on my back (I was engulfed in eagle wings), and she touched my nose with her beak and stared into my yes, and we just stood there like that for I don't know how long. That was a magic moment. We have been soul mates ever since she came in. This is a very special bird.

On a side note: I have had people who were sick come up to us when we are out, and Freedom has some kind of hold on them. I once had a guy who was terminal come up to us and I let him hold her. His knees just about buckled and he swore he could feel her power course through his body. I have so many stories like that.

I never forget the honor I have of being so close to such a magnificent spirit as Freedom's.


Prima pubblicazione : 27 febbraio 2009

4 commenti:

  1. Davvero unico il rapporto descritto nel racconto e forse, ancor più, dalla straordinaria e commovente foto. Ciao!

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  2. Ciao Giacinta,

    grazie della visita e del commento. Sì, è fantastico pensare che si possa instaurare un rapporto così forte con un animale apparentemente così lontano da noi...

    Ciao, a presto,
    HP

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  3. teseas@yahoo.it22 novembre 2010 17:12

    E' commovente.
    Mi chiedo se nel nostro Paese, e in particolare sulle 'dentate e scintillanti vette' di carducciana memoria, 'roteano' ancora le aquile.
    Tesea

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  4. Tesea,

    sapevo che un racconto così ti avrebbe toccato.

    E ti voglio dare buone notizie. Sulle vette delle nostre montagne, si vedono ancora roteare delle aquile. A volte dei gipeti. Spesso dei falchi. Basta aver fortuna, ed in una bella giornata se ne riesce ad avvistare qualcuna, di queste maestose bestie rapaci.

    Grazie della visita e del commento, a presto,
    HP

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