domenica 14 novembre 2010

Sit happens

Straordinario calembour, giocato sulla quasi omofonia con un crasso ma veritiero modo di dire anglosassone. È il titolo di una rubrica dei lettori, in un giornalino a tiratura familiare per appassionati di piccoli animali da compagnia.

La redattrice è Trudi, un’amica australiana che per passione – ma anche per viverci – tiene corsi di educazione per cani. Lei stessa coinquilina di tre cagnetti di varia dimensione ed età, si porta appresso questo pallino da quando aveva quattordici anni. Alla soglia dei quaranta (le australiane non si offendono se chiedi loro l’età, che bello) non ha ancora smesso, né ha intenzione di farlo.

Così una sera mi invita a partecipare alla prima lezione di un minicorso in quattro puntate mirato a dare i primi fondamentali di civile comportamento ai cuccioli.

Insieme con una sua amica, vestite uguali di rosso sgargiante, simili al punto da sembrare quasi sorelle, come spesso accade per le persone che vivono gli stessi interessi e condividono del tempo insieme, eccole in un day care centre per cani, a raccontare la loro favola a un uditorio di una dozzina di trepidanti famiglie con in braccio un animatissimo cagnetto di poche settimane.

Curiosità. Imbarazzo. Ritrosia, quasi timore, come se fosse un primo giorno a scuola. Le due ragazze raccontano, con quella naturalezza che nasce dall’entusiasmo, come un cucciolo possa imparare molto più di quello che uno tende a credere, semplicemente sfruttando la sua passione per il cibo. È proprio vero che i metodi più semplici sono quelli a cui non si pensa mai.

La prima sfida. Come fare sedere un cucciolo. Facce scettiche, sguardi scambiati che dicono, figurati, ho provato in tutte le maniere, non c’è verso di farlo stare fermo questo diavolo. E invece. Trudi prende un croccantino dal marsupio che veste in vita, chiama un ragazzetto pel di carota con un bassotto a pelo lungo, e svela l’arcano con la disinvoltura di chi sembra che non abbia fatto altro che questo tutta la vita.

Appoggia il cibo sulla punta del naso del cane. Poi solleva la mano lentamente all’indietro e verso l’alto, ed il nostro peloso amico, per seguire il profumo del bocconcino andrà naturalmente all’indietro anche lui. Fino a sedersi. A questo punto pronuncia il comando, sit, e gli offre la ricompensa. Il croccantino. Fatto un paio di volte, il cane già associa la voce con il gesto di sedersi e con la conseguente elargizione di cibo. Oplà. Il gioco è fatto. E il bello è che funziona.

Ecco il segreto. Disarmante, nella sua semplicità. Sedersi, come camminare e acquattarsi, sono comportamenti connaturati nel cane. Non glieli devi insegnare. Basta fargli capire che gli stai chiedendo di farli, collegandoli ad un comando vocale ed alla ricompensa.

Poi si è trattato di fare camminare il cagnolino accanto al padrone. E infine, visto che sono dei cuccioli e non dei soldati, la lezione si è chiusa con dieci minuti di socializzazione, in cui i cagnetti hanno familiarizzato gli uni con gli altri. È finito in un’allegra baraonda di latrati, corse e salti, che esprimevano la pura, istintiva gioia di vivere ed energia dei cani non ancora contaminati dalla cattiveria dell’uomo.

Alla fine dell’ora, che è volata, Trudi mi ha detto, mentre spiegavo ti guardavo. Avevi gli occhi che ridevano.

Ho il piccolo rimpianto di essere partito da Sydney, perdendomi così le altre tre lezioni del corso. Mi sarebbe piaciuto vedere i progressi dei piccoli alunni.

La serata è continuata in una semplice ma eccellente trattoria casalinga lusitana, davanti ad una boccia di sangria e gustando un saporoso e lutulento bacalhao portoghese, raccomandato da una giunonica padrona di nome Maria, dai lombi magnanimi fasciati in un gonnellone nero lungo fino ai piedi.

E Trudi, rianalizzando mentalmente il tirocinio e raccontando a ruota libera le tappe del suo fervore animalista, mi ha svelato la semplice filosofia della loro passione fattasi gioco e poi fattasi lavoro: noi non ammaestriamo i cuccioli. Noi educhiamo gli umani a capire i familiari pelosi a quattro zampe. Spesso nemmeno se ne accorgono, che stiamo addestrando loro e non i loro cani. Vanno via orgogliosi dei propri cagnolini, ma dalle lezioni son loro che hanno imparato di più.

L’ho sempre detto: trova un lavoro che ti appassiona, e non dovrai lavorare un solo giorno in vita tua. Beata te, Trudi.

Prima pubblicazione : 10 settembre 2008

4 commenti:

  1. teseas@yahoo.it14 novembre 2010 15:28

    Chissà se Trudi ha un sistema per addestrare anche i gatti. In particolare certe gatte (e i loro padroni) alle prese con cure, medicine e medicazioni post-operatorie.
    Tesea

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  2. Ciao Tesea,

    temo che le due parole "gatti" e "addestrare" siano totalmente incompatibili. Non nel senso con cui intendiamo l'addestramento di altri animali, tipo i cani.

    Ho un minimo di esperienza di entrambi, e un gatto non si addestra. Si accetta. Per quello che si sente di fare e di dare. Niente di più, niente di meno.

    Spero che la (o le?) tua gatta non ti faccia disperare. Due fusa, e sanno sempre farsi perdonare tutto, queste farabutte...

    Grazie della visita, a presto,
    HP

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  3. Straordinario titolo !
    Ma, non c'è una canzone australiana....
    Sei andato a Gundagai, HP ? hai visto il cane "sit on a tuckerbox". Ovviamente, la storia è diversa....

    NINE MILES FROM GUNDAGAI

    I'm used to drivin' bullock teams across the hills and plains

    I've teamed outback these forty years in blazin' droughts and rains

    I've lived a heap of troubles through, without a bloomin' lie

    But I can't forget what happened me nine miles from Gundagai

    "Twas gettin' dark, the team got bogged, the axle snapped in two
    I lost me matches and me pipe, now what was I to do?
    The rains come down, 'twas bitter cold, and hungry too was I
    And the dog shat in the tucker-box nine miles from Gundagai

    Some blokes I know has all the luck no matter how they fall
    But there was I, Lord love a duck, no flamin' luck at all
    I couldn't make a pot of tea nor keep me trousers dry
    And the dog shat in the tucker-box nine miles from Gundagai

    I could forgive the blinkin' tea, I could forgive the rain
    I could forgive the dark and cold, and go through it again
    I could forgive me rotten luck, but hang me till I die
    I won't forgive that bloody dog nine miles from Gundagai
    http://www.youtube.com/watch?v=sTiyY1Bv-sU&feature=related
    Alex

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  4. Ciao Alex,

    grazie del commento! Mai stato a Gundagai, quindi mai visto il monumento al dog on the tuckerbox... Dì li si passa solo se vai da Melbourne a Sydney (o viceversa) in macchina. Ed io pigramente ho sempre preferito l'aereo. Ma qualche volta la farò, la Hume Highway, e allora passerò da quel paesino che ancora si ricorda delle origini...

    Buona domenica, a presto,
    HP

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