martedì 9 novembre 2010

Bello come un dio greco

Avvertenza: questo post contiene descrizioni che possono urtare la sensibilità dei lettori. Se ne sconsiglia la lettura alle persone più impressionabili. Incipit doveroso - e di uso frequente in tempi recenti - ad un post che si interroga sul senso e sulla necessità di mostrare, con gusto grandguignolesco e adeguandosi ai canoni della real tv, che più è cruda e crudele e più fa audience, i dettagli della sofferenza, del male inflitto o accaduto, in incidenti sportivi e non.

Una sequenza di foto della gamba spezzata, con un intervento criminale a gamba tesa di un difensore, al calciatore brasiliano Eduardo da Silva. E giusto la scorsa settimana, il video dell’orrendo incidente sciistico capitato all’austriaco Matthias Lanzinger. Che bisogno c’è di esibire così le altrui vicissitudini, sia pur con la farisaica premessa dell’avvertenza, di cui ho scimmiottato il pensiero in apertura?

Le immagini sono francamente raccapriccianti. Roba da far rabbrividire un ortopedico. Un pugno nello stomaco. Almeno per uno come me, che ha il problema di immedesimarsi, di immaginare le sensazioni traslate nel mio corpo. Pelle d’oca solo a vederle.

Una caduta rovinosa e interminabile, quel maledetto sci che non si sgancia, la gamba sinistra che chissà quante rotazioni, quante fratture, quante carambole ha patito mentre quel povero burattino inanimato rimbalzava a valle, con il moncherino disarticolato che gira e sbatacchia, completamente frantumato, solo la pelle a tenerlo attaccato al resto del corpo, il piede orribilmente ed innaturalmente girato all’indietro. Mi sono tornate alla mente due immagini distinte ma accomunate dalla rappresentazione di inopinati incidenti che cambiano la vita. Per sempre.

Una è la triste scena della tribolazione di un incolpevole cavallo di chissà quale passato palio di Siena che, caduto malamente in una delle due temibili curve, cattive e insidiose, del Campo in cui si corre, si è stentatamente rialzato, ma una zampa anteriore, troncata, era penosamente penzolante ed inanimata, ormai incapace di reggere il peso dell’animale, e quella povera bestia, barcollando su tre zampe, si è avviata a zopponi verso il suo destino che per i cavalli, le cui fratture alle zampe sono insanabili, si sa che è uno solo: il macello.

L’altra immagine, i brevi, terribili attimi in cui la fatalità irrompe nella vita di un uomo, è quella dell’incidente ad Alex Zanardi.

Istanti che ti cambiano la vita. Chissà quante volte questi due uomini, rivedendo la scena dei loro incidenti, avranno desiderato di possedere il potere paranormale di schiacciare il tasto rewind della vita. Come nei film. Clic. Si torna indietro. Per riavere ciò che gli è stato portato via. Rivoglio le mie gambe. Purtroppo nessuno ha quel magico tasto per cancellare errori, ingiustizie, disgrazie, misfatti. La vita va solo avanti, mai indietro.

Così a Lanzinger è stata amputata la gamba sinistra, maciullata dalla caduta oltre ogni ragionevole capacità chirurgica di ricostruirla. Deve essere stato uno shock tremendo, se i medici hanno dichiarato che le sue condizioni sono nettamente migliorate, dopo l’operazione.

Zanardi ha perduto entrambe le gambe in uno spaventoso incidente di gara, in Germania, appena pochi giorni dopo l’undici settembre. Portate via, insieme con il muso della sua macchina ferma e intraversata sulla pista, da un altro bolide che la investì in pieno. Non oso pensare alla sofferenza, allo smarrimento al risveglio dal coma, allo sforzo per la riabilitazione, all’impegno nel percorso di recupero psicologico, fino all’accettazione di un simile trauma. Da pilota a paraplegico nel giro di istanti. Eppure.

Alex ha dimostrato una straordinaria, indomita volontà di non cedere ad un destino incontrovertibile. Ci saranno stati momenti di depressione. Di senso di sconfitta. Forse di rassegnazione, perfino. Ma quest’uomo dal bell’accento emiliano, dalla voce che mette allegria, dal sorriso contagioso, ha dimostrato di volere e sapere vincere la sua gara più importante. Battere la sventura e tornare non solo a vivere, ma perfino a correre. In auto, in pista, ed anche nelle maratone in carrozzella. Un personaggio pubblico che crea consapevolezza. Un esempio di amore per la vita.

Uno spirito brillante, capace di farsi beffe della disgrazia. Lo ricordo intervistato ad un David Letterman show alla TV americana, dove lui, prima dell’incidente, era forse più popolare che in Italia. Si è esibito in una gag che mostra uno spirito superiore. E comanda un solo sentimento: ammirazione. Sconfinata.

Dopo i saluti di rito, alla domanda dell’ospite, come stai, Alex ha dato dimostrazione di quanto le sue gambe artificiali gli offrano opportunità negate agli altri. Guarda, ha detto, posso fare questo. Ed afferrata una gamba l’ha ruotata di novanta gradi, appoggiandola all’altra, come chiunque saprebbe fare con le proprie gambe. Poi ha acchiappato il solito, ubiquitario gotto con il manico da cui gli americani sorbiscono dosi equine di caffè slavato e, pronunciando la spettacolare battuta, …e poi, se non sai dove appoggiare la tazza, ora posso fare anche questo… si è ruotato la gamba di altri novanta gradi, portandola in verticale, con il piede in alto, sottosopra, ed ha posato la tazza sulla suola della scarpa, a mo’ di mensola. Tra lo stupore divertito di Letterman ed un pubblico esterrefatto che forse non è abituato a spiriti del genere.

Fantastico. Avere perso entrambe le gambe e saperci scherzare su.

Alex, ti ho visto qualche mese fa arrivando all’aeroporto di Hong Kong. Spinto da una fanciulla, seduto in carrozzella, sei giustamente passato nella corsia prioritaria al controllo passaporti. Bello come un dio greco.

Due disgustosi italiani, in coda dietro di me, ti hanno riconosciuto e sono prontamente usciti dalla fila accodandosi a te, dimostrando ancora una volta che meschini approfittatori irrispettosi siano certi viaggiatori italiani all’estero.

Avrei voluto parlarti. Ma vista la scena assolutamente poco edificante, ho preferito, almeno io, restare ordinatamente in coda ed osservarti in distanza.

Un fisico bestiale, direbbe Carboni. Due bicipiti da pesista. Si vede tutto, che fai le maratone in carrozzella. Ci devono volere delle gran braccia e dei gran polmoni, per spingerti a ritmo di gara per quarantadue chilometri. Nonostante il viaggio certo non breve avevi un’espressione serena, rilassata. Un bel sorriso adornava il tuo viso cordiale. Impossibile credere che ci sia una goccia di ipocrisia, di posa, di falsità in te. Chi passa attraverso un’odissea come quella che hai vissuto tu, o cede e soccombe all’autocommiserazione ed alla depressione, oppure tira fuori motivazioni e stimoli che ne fanno un grande uomo. Un esempio per tutti. Tu hai scelto la seconda.

Prima pubblicazione : 18 marzo 2008

6 commenti:

  1. "La vita va solo avanti, mai indietro." E' un tema riccorente nei tuoi scritti. Le sue gambe artificiali gli offrano...Ho un amico paraplegico dalla nascita, "full of life" come Zanaradi. Una volta gli ho chiesto : "perché ti costringi a mettere le tue protesi ortopediche ogni mattina ? A cosa ti servono ? Sei in una sedia a rotelle e quando devi fare quattro passi, usi le stampelle....
    Senti, Alex, mi ha risposto : "E lo sguardo degli altri, la commiserazione....le gambe artificiali permettono la communicazione. E uno strumento psicologico. Ne ho bisogno. Senza, la gente distoglie lo sguardo, sono un uomo invisibile, con le protesi, la gente osa parlare con me....
    Ho guardato il video, Zanardi era solare. Invece, c'è qualcosa che mi ha urtato, l'impressione che Letterman non aveva letto il suo libro.
    Alex

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  2. teseas@yahoo.it10 novembre 2010 21:13

    Mi piace che in uesto bel post, dedicato alla forza anche moale di un idolo delo sport, tu abbia inserito l'odissea di un povero, dimenticato cavallo vittima, assieme a tanti altri, dell'egoismo e dell'indifferenza umani.
    Tesea

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  3. ciao Alex,

    come spesso accade, il tuo è un racconto nel racconto. Questa volta particolarmente toccante in quanto narra di una storia vissuta da te. Testimonianza di una persona che conosci, di un tuo amico.

    Bello anche l'aggettivo che usi per il tuo omonimo, Alex: solare. Vero. Mi ha dato la stessa sensazione quando l'ho visto a Hong Kong.

    Grazie del commento, a presto,
    HP

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  4. Ciao Tesea,

    grazie della visita e del commento. Era naturale ricordare anche le sofferenze delle bestie.

    Anche se Marta, leggendomi, potrebbe rimbrottarmi di nuovo, dicendo che invece i cavalli a Siena li curano, anche se si rompono una zampa. Bene. Il post è vecchio di due anni, e non l'ho cambiato; ma questo non mi impedisce di cambiare parere su certi uomini, se è vero che c'è chi si dedica al recupero e alla cura dei cavalli infortunati. Non tutti gli uomini sono indifferenti e sensibili solo al profitto.

    Ciao, a presto,
    HP

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  5. La mia ammirazione per Alex Zanardi è grande. In lui il coraggio, la determinazione, la forza d'animo; ma anche il senso dell'umorismo, quel quid che, se possibile, eleva una spanna ancora più in alto. La bellezza dell'essere uomini.

    Bellissimo post.
    Buona giornata, a presto.
    Pim

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  6. Ciao Pim,

    grazie della visita e del commento. Ottima descrizione di Alex Zanardi: ecco un uomo.

    buona giornata a te, a presto,
    HP

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